Attualità - 29 ottobre 2016, 08:18

Le ragioni del "No" secondo il Comitato dell'Anpi

"Si tratta di una battaglia da fare fino in fondo, la nostra forza è il passaparola, mentre il governo sta mettendo in campo notevoli mezzi economici per sostenere il Sì”

In una sala consigliare del Comune di Chivasso gremita di pubblico l'Anpi, con il Comitato NoI cittadini (coordinamento del Chivassese) per la difesa della Costituzione, ha tenuto un incontro per spiegare le ragioni del “No” al referendum costituzionale. La serata è stata introdotta e moderata da Gianluca Vitale e vi ha partecipato Alessandra Cerruti, ricercatrice in diritto costituzionale dell'Università degli studi di Torino. Ha aperto la serata il presidente dell'Associazione nazionale partigiani, sezione di Chivasso, Vinicio Milani: “Quella dell'Anpi, sul no, non è una posizione dell'ultima ora – ha detto -. Non ci interessa essere contro il governo o essere accomunati alle forze di destra. Il nostro No è motivato ed è stato ribadito anche durante il nostro congresso nazionale a Rimini, quando abbiamo deciso di costituire un Comitato. Non significa non voler cambiare la Costituzione, ma si tratta di una legge che non è ordinaria e, come tale, non va trattata”.

Sto osservando poca informazione attorno a questo referendum – ha osservato Gianluca Vitale -. Forse perché non necessita il quorum. La maggioranza dei voti vince quindi, non andare a votare, non significa essere contrari alla riforma. Si tratta di una battaglia da fare fino in fondo, la nostra forza è il passaparola, mentre il governo sta mettendo in campo notevoli mezzi economici per sostenere il Sì”.

La ricercatrice dell'Università, Alessandra Cerruti, ha analizzato punto per punto ogni modifica presentata nella riforma: “Innanzitutto il governo, nel rispetto della divisione dei poteri – ha sottolineato – dovrebbe astenersi dal dibattito. Esattamente come chiese Piero Calamandrei quando nacque la Costituzione, e i banchi del governo rimasero vuoti durante la discussione e approvazione della carta costituzionale. Cosa che non è avvenuta in questa circostanza. Inoltre, ci sono state molte forzature nel dibattito parlamentare, utilizzando sistemi definiti canguro, super canguro o tagliole, per accorciare i tempi della discussione e accorpare gli emendamenti. Altra cosa che stupisce noi studiosi di diritto – insiste Alessandra Cerruti – è che questa riforma sia stata fatta da un Parlamento che nel 2014 la Corte Costituzionale ha riconosciuto eletto attraverso una legge elettorale incostituzionale, a causa di un premio di maggioranza eccessivamente elevato”.

In effetti, nelle ultime elezioni politiche il Pd prese il 29,5% dei consensi contro il 29,1 del Pdl. La maggioranza prese 340 seggi contro i 180 dell'opposizione: “Non esiste in nessuna altra parte del mondo occidentale un premio così elevato – ha spiegato Alessandra Cerruti -, se non in Ungheria. Oltretutto è stata dato a una coalizione che si è sciolta di lì a poco. Con questa legge elettorale si può essere governati da un governo (ed è la situazione attuale) che, tenendo conto del forte astensionismo, rappresenta neppure il 20 per cento della popolazione ed è forte di una maggioranza granitica”.

Questo aspetto, come ha spiegato in seguito la ricercatrice universitaria, va fortemente a correlarsi al giudizio in merito alla riforma. Si tratta del cosiddetto combinato disposto tra l'Italicum e la riforma: “Le storture si vedono in molti aspetti, primo fra tutti – ha spiegato Alessandra Cerruti – per il fatto che il nuovo Senato non parteciperà al voto di fiducia sul governo che pertanto diventa una semplice formalità, godendo di una maggioranza così ampia. Con appena il 15-18% dei consensi dell'intera popolazione, i governi si garantirebbero la fiducia a governare”.

Nel corso dell'incontro è inoltre emerso come il nuovo Senato, che durerà in carica sette anni e sarà composto soltanto più da 100 senatori contro i 315 attuali, sarà in continuo rinnovamento e chi sarà eletto, tra consiglieri regionali e sindaci, non avrà vincolo di mandato, non dovrà cioè votare necessariamente in linea con il partito attraverso cui è stato eletto in Regione o nel Comune. Sbagliato paragonarlo al Bundesrat tedesco, che rappresenta gli stati federali, dove invece chi viene eletto vota per delegazione, la differenza è sostanziale. Tra i 100 senatori, che potranno godere dell'immunità parlamentare, 5 saranno nominati dal Presidente della Repubblica, non più a vita ma il mandato terminato dopo sette anni: “Si trasformeranno nel partitino del Presidente – ha detto la ricercatrice -, rappresentando il 5% e acquisendo un peso politico che oggi raramente hanno avuto. Non è vero che con il nuovo Senato si accelereranno i tempi per l'approvazione delle leggi. Potranno invece aumentare i rischi che si creino disaccordi tra le due Camere e la decisione verrebbe lasciata ai due presidenti. Nel caso non così remoto che neppure i presidenti siano concordi decide la Corte Costituzionale, con i tempi che ben conosciamo. Inoltre, i dati reali sono che, nel 2015, su 400 leggi approvate ben 300 non hanno richiesto più di due votazioni. I tempi non erano un problema visto che per il Lodo Alfano ci sono voluti 20 giorni, per la Legge Fornero 16 giorni mentre per la legge anticorruzione ben 1300 giorni, perché evidentemente non c'era molto interesse ad accelerare i tempi. Se c'è qualcuno di lento, nel sistema politico italiano, questo è proprio il governo, al quale, invece, vengono accentrati sempre più poteri. Nella riforma ci sono alcuni aspetti condivisibili, come l'abolizione del Cnel, ma il voto al referendum è posto su un unico quesito (discutibile perché non neutro) che comprende l'intero pacchetto di modifiche alla Costituzione”.

Le critiche dei relatori si sono anche concentrate sulle nuove competenze delle Regioni, quindi alla modifica del già tanto contestato Titolo V, che, secondo i fautori del No, andrebbero ad accentuare la confusione e la conflittualità tra Stato (che emana le Leggi Quadro che dettano principi generali su materie che riguardano competenze regionali) e le Regioni stesse (che formulano le discipline di dettaglio relative alle Leggi Quadro) e ad aumentare conseguentemente la possibilità dei ricorsi.

La riforma – ha chiosato Alessandra Cerruti – introduce anche lo Statuto delle Opposizioni, a tutela della minoranza. Uno statuto che sarà approvato a maggioranza, quindi sarà paradossalmente lei stessa a definire la tutela della minoranza”.

Flavio Giuliano