La processione degli “alberi rituali” rappresenta un'usanza assai diffusa in Piemonte, tanto da destare l'interesse di Paolo Vailati, studioso di tradizioni popolari, in particolare di quelle legate ad antichi riti oggi collegati a processioni religiose e feste popolari. Dal 2008 è tenutario del Seminario “Alberi Rituali condotti in Processione” presso l’Università di Torino, nell’ambito del corso di Antropologia Culturale della professoressa Laura Bonato.
Vailati è stato il relatore del quinto appuntamento con i “Venerdì della Storia”, organizzati dalla Società Storica Chivassese. “Alberi rituali condotti in processione: le Carità di Borgo Loreto a Montanaro” è stato il titolo della serata, la prima dedicata alla storia strettamente locale, come ha sottolineato Francesca Marino, dell'Ufficio Turismo del Comune di Chivasso, “per valorizzare il territorio nell'ambito turistico-culturale”.
Quella degli alberi in processione, come detto, è tradizione piuttosto diffusa in Piemonte, che ha eguali soltanto in Friuli, nel Sud della Francia e in una località portoghese.
Vailati, attraverso le immagini spesso da lui stesso realizzate, ha portato in rassegna le varie manifestazioni, a partire proprio da Montanaro, nel Chivassese. “Parto da testimonianze non scritte, spesso i significati attribuiti alla tradizione sono palesemente inventati”.
A Montanaro si tiene appunto “La Carità di Borgo Loreto”, il 15 agosto, giorno dell'Assunta. Sei donne portano in processione ciascuna un tronco di cono foderato di tulle bianco, sormontato da fiori bianchi e blu e ricoperti di bouquet di fiori. Alla base del cono un pane, simbolo della carità cristiana. Montanaro è uno dei pochi Comuni che sviluppano ancora questa tradizione ad aver raccolto in un libretto un po' di storia, con immagini delle processioni che partono dagli anni Trenta fino ai giorni nostri. Fino al 1912, in cima al cono, al posto dei fiori vi erano piume di gallo cedrone che, ha spiegato successivamente Vailati, sono simbolo di immortalità.
Agli alberi sono spesso appesi nastri e fiocchi, che nella tradizione sono bene augurali e rappresentano i raggi di sole, secondo la simbologia celtica. Quasi dappertutto sono le donne a portare sul capo in processione gli alberi, con un'unica eccezione nelle Valli di Lanzo, in cui è compito degli uomini. Tra il capo e la base dell'albero vi è una ciambella in stoffa che protegge e aiuta a mantenere l'equilibrio alla struttura. Il pane è contenuto in una cesta, o canestrello, da qui, con ogni probabilità, l'origine del nome del dolce tipico montanarese, il canestrello. Per favorirne ulteriormente l'equilibrio vi è alla base un blocco di piombo, il che rende l'oggetto però anche piuttosto pesante.
Si tratta di un rito di origine pagana che tuttavia ha componente fortemente religiosa, tanto che gli alberi, in quasi tutti i paesi in cui si tiene questa tradizione, durante l'anno sono conservati nelle sacrestie.
Vailati ha poi fatto una carrellata sulle processioni che si svolgono in altri paesi non lontani come Maglione, Cortereggio di San Giorgio Canavese, Borgofranco d'Ivrea, Barbania, ma anche in Val di Susa come “Il Bran di Giaglione”, Meana, Chiomonte ed Exilles. Molto diffusa anche nel Cusio Ossola, dove vengono chiamate “Le Cavagnette”. Ognuno di questi Comuni ha modalità, date, e, soprattutto, alberi anche molto diversi tra loro. C'è poi chi l'ha fatta diventare addirittura un'attrazione internazionale, come il sindaco del Comune di Viganella, nel Vco, dove si tiene nel giorno della Candelora. Viganella è un piccolo Comune stretto fra le montagne, illuminato dal sole proprio soltanto a partire dal 2 febbraio fino a ottobre. Il sindaco ha fatto installare sulla sommità di una montagna un grandissimo specchio che raccoglie i raggi del sole dal versante opposto del monte e li riflette proprio sulla piazza del paese, con un'apparecchiatura anche piuttosto sofistica comandata da un computer. Questo meccanismo consente agli abitanti di Viganella di avere il sole in ogni giorno dell'anno, seppure “artificiale”. La processione degli alberi tutti ricoperti di fiori è un contrasto forte con la natura circostante, ancora tipicamente invernale. E gli specchi ricorrono spesso, insieme ad immagini sacre, negli ornamenti degli alberi anche in tantissimi altri Comuni. Per cui si pensa che anticamente, quando non esistevano conoscenze e tecnologie per capire che prima o poi il sole sarebbe tornato, gli alberi rituali avessero un ruolo propiziatorio proprio nei confronti del sole.