Un disturbo d’ansia che colpisce i bimbi prima dei 5 anni di vita e che spesso è difficile da diagnosticare, proprio per la natura della patologia e per la giovane età dei pazienti coinvolti. Si tratta del mutismo selettivo, un disturbo che si stima possa riguardare circa un bambino su mille e si manifesta con l’assenza di comunicazione verbale in ambienti non familiari. È l’argomento del convegno “Oltre il silenzio. La relazione e l’inclusione dei bambini silenziosi a scuola” organizzato dall’associazione F94.0, che è in corso questa mattina a Torino.
“Negli ultimi anni in Piemonte sono stati fatti grossi passi avanti nella diagnosi tempestiva del disturbo – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta – e i servizi delle aziende sanitarie regionali riescono a seguire sempre più casi, offrendo percorsi di cura per i bambini e supportando gli operatori scolastici coinvolti. L’obiettivo dell’assessorato regionale alla Sanità è però quello di intensificare ulteriormente l’attività, in modo da aumentare le diagnosi precoci e migliorare la qualità dei trattamenti per i piccoli pazienti”.
I Servizi di Neuropsichiatria Infantile delle aziende sanitarie regionali, che per il mutismo selettivo avevano - ad esempio - appena un paziente in carico nel 2003 e solo 67 nel 2012, nel 2016 hanno trattato 185 casi, per un totale oltre 2.200 prestazioni fornite da specialisti come psicologi, logopedisti, neuropsichiatri infantili, educatori, fisioterapisti e terapisti della psicomotricità.
In particolare, l’intervento degli specialisti consiste nel predisporre percorsi di cura con l’adozione di specifiche terapie cognitive e comportamentali, e nell’aiutare gli operatori scolastici a gestire l’attività di apprendimento e di socializzazione dei bambini, dato che questo disturbo può avere una ricaduta significativa sull’evoluzione del percorso scolastico.
A essere colpiti dal mutismo selettivo, infatti, sono normalmente bambini che non hanno alcun problema sensoriale o intellettivo ma che non riescono a parlare fuori casa o con gli estranei, pur non incontrando, al contrario, alcuna difficoltà a farlo nel proprio contesto domestico. In molti casi, quindi, il disturbo è scambiato per eccesso di timidezza e viene individuato con precisione soltanto con l’inizio della scuola elementare.