/ Economia e lavoro

Economia e lavoro | 13 aprile 2018, 13:31

Pezzi unici per l'intero universo femminile: anche l'abbigliamento è un'arte

Zaira Sessa, oggi con il brand di Miss Little C, porta avanti la sua ricerca per realizzare capi pensati appositamente per chi deve indossarli. Un mix tra la creatività italiana e il pragmatismo inglese

Pezzi unici per l'intero universo femminile: anche l'abbigliamento è un'arte

L'arte e il talento personale mescolati alle necessità (e al gusto) di vestirsi che ciascuno di noi ha innato. Esiste una sintesi di questi due elementi?  Anni di ricerche, per fare della creazione di pezzi unici di abbigliamento, l'elemento distintivo di un giovane brand che oggi, Zaira Sessa, progetta, disegna, ritaglia e poi confeziona.
Il suo marchio è “Miss little C” e non è casuale, visto che suo marito ha origini inglesi e la loro bambina si chiama proprio Chambers.
“In un certo senso, posso dire di unire la creatività italiana con il pragmatismo e il gusto inglese. Ma le mie radici affondano negli studi artistici e nella pittura. Poi sono passata al mondo della moda – racconta Zaira Sessa – e ho potuto misurarmi sia con l'aspetto della modellistica e della creazione, sia con quello commerciale, facendo la rappresentante per il settore bambini. Il tutto legato sempre dal filo rosso dell'alta moda.
Coniugando le due esperienze, mi sono detta: perché non mettere tutto insieme e creare un marchio tutto mio? E così eccomi qui, con la mia linea di abbigliamento fatta di prodotti unici e dedicati al mondo femminile, dai due anni all'età adulta”.
Avere una figlia femmina è stata fonte d'ispirazione, ma anche – come dire – uno stimolo a produrre: “Nei primi anni di vita dormiva poco. E così io stavo sveglia e disegnavo”.
Ancora oggi, però, è difficile che una giornata sia uguale all'altra, nella creazione di quello che è un vero e proprio “luxury brand”. “Cerco di ottimizzare i tempi: ci sono periodi in cui disegno, magari anche più capi contemporaneamente e altri in cui mi dedico al taglio dei tessuti, soprattutto la lycra. Altri in cui cucio. Però ogni capo ha una sua origine, ha una sua storia e richiede un determinato tempo per essere completato. Non penso mai alla taglia, mentre li creo, ma li immagino già addosso alla persona che dovrà vestirli”.
E se è difficile trovare un tempo medio necessario per realizzare un capo di Miss Little C, Zaira ricorda bene il capo che ha richiesto più pazienda di altri: “Un vestito da sposa: ho impiegato almeno tre mesi a finirlo. Ma per assurdo anche i costumi da bagno riservano sorprese, nella loro realizzazione. Non sono mai del tutto privi di difetti. Ma è anche vero che non possono fare miracoli (ride, ndr)”. In ogni caso, non è mai la ricerca della perfezione l'obiettivo ultimo: “No, assolutamente. Anche perché il vestito va poi indossato serenamente, senza ansie di rovinarlo. E poi cerco sempre di tenere il rapporto qualità prezzo in termini accessibili”

Sono tante le occasioni in cui le creazioni di Zaira Sessa hanno meritato vetrina e riflettori. Non ultima, la partecipazione all'edizione 2018 di “I love it”, organizzata presso il Circolo del design di Torino da Cna. Fare pezzi unici, tuttavia, comporta alcuni imprevisti: “Sì, in effetti ci sono persone che mi hanno chiesto di riprodurre un capo identico a quello che avevano già visto fatto da me. Ma è una cosa che proprio non mi riesce: non riesco a rifare lo stesso modello come in catena di montaggio. Cambio sempre qualcosa, un particolare, un dettaglio, una rifinitura. E spesso, se sono le boutique a chiedermi di produrre capi in serie, mi capita di dover rifiutare, perché - al di là dell'aspetto economico – perderebbero la loro unicità”.

C'è poi il dilemma del cuoco che non cucina mai per se stesso. Succede anche nell'abbigliamento. “Avrei voluto, ogni tanto, disegnare e realizzare più vestiti per me. Ma poi mi capita di doverli dare ad amiche “disperate” ad esempio che mi chiedono un capo all'ultimo momento. E, guarda caso, il mio era proprio quello che piaceva di più”. Ma ci sono anche casi in cui serve mediare: “Sì, perché il mio gusto può non essere identico a quello di chi mi commissiona un vestito. E magari proprio un capo che non valorizza questa persona. Ma se amano vedersi vestite così, a un certo punto non insisto. Bisogna saper mediare, ma senza imporre la propria idea. Serve essere un po' psicologi, in un certo senso”.


Per informazioni e contatti:

https://www.facebook.com/MissLittleC/https://www.etsy.com/it/shop/MissLittleC?ref=pr_shop_more

https://www.facebook.com/MissLittleC/

Instagram @misslittlec_by_zairachambers

Massimiliano Sciullo

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium