Antropocene. Uno strano termine divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, che definisce l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre viene condizionato - a scala locale e globale - dagli effetti dell’azione umana. Non racchiude un periodo di tempo definito, ma è protagonista di una riccorenza, al contrario, ben delimitata: il decennale del Pav, il Parco d'Arte Vivente di Torino, nel quartiere Lingotto.
Viene inaugurata venerdì 4 maggio The God-Trick, mostra collettiva curata da Marco Scotini, in occasione di un importante convegno internazionale, “Antropocene, crisi ecologica e potenzialità trasformative dell'arte”. Due giornate di simposio con sessioni teoriche e artistiche, che vogliono arricchire quel microcosmo del Pav sempre aperto a nuove sperimentazioni espressive. Per i suoi dieci anni di attività, infatti, c'è l'intenzione di coinvolgere nuovi artisti nella realizzazione di opere innovative, che sviluppino più coinvolgenti metodi di comunicazione e sensibilizzino l'opinione pubblica sul tema della conversione ecologica.
La mostra e il convegno affrontano quindi il dibattito sull'antropocene in modo corale, attraversando diversi settori della conoscenza umana: filosofia, politica, pratiche sonore, arti visive. Un reticolato di voci da cui si cono diramate opinioni, teorie e proposte concrete, partendo dell'urgenza del cambiamento climatico e dalle forzate modifiche ambientali.
Il titolo dell'esposizione si ispira a una figura centrale di questo dibattito, Donna Haraway, nota come la madre del pensiero cyber femminista. “Non vogliamo teorizzare il mondo, e ancor meno agire nel mondo, in termini di sistemi globali”, scrive. Si tratta, al contrario, di sottoporre qualsiasi tipo di oggettivazione del reale a un esercizio di scetticismo. Il privilegio del dubbio, in sostanza, che magari può arrivare a svelare quello che la Haraway chiama “il Trucco di Dio”. Un trucco basato sull'illusione di eliminare il corpo dalla conoscenza.
E il percorso della mostra si dipana proprio da questa “situated knowledge” – la conoscenza innestata all'interno di un corpo – ed è inaugurato dalle sperimentazioni sull'energia alternativa di Nomeda e Gediminas Urbonas, attraverso il progetto “Folk Stone Power Piant”. C'è poi l'analisi delle acque con cui il Critical Art Ensamble s'interroga sulle nostre scelte ecologiche, mentre Lara Almarcegui presenterà un'inedita formalizzazione dell'opera “Scavo”, in cui vengono messi alla luce i differenti strati del suolo. Sono tutti artisti che già in passato hanno messo piede al Pav, e che tornano in occasione di questa ricorrenza per portare un loro contributo critico.
“Ognuno di questi lavori – spiegano gli organizzatori dell'evento – ha il compito di ricordarci che i processi di accumulazione capitalista non hanno nulla di naturale, nulla di oggettivo, nulla di inevitabile, incoraggiandoci così a uscire da quella gabbia del pensiero che ci impedisce di vedere un'alternativa al sistema”.
La mostra sarà inaugurata venerdì 4 maggio alle ore 18.30. Dalle 15.30 si aprirà il dibattito con Serenella Iovino, Serge Latouche, Stefano Mancuso e Luca Mercalli, moderati da Vincenzo Santarcangelo. Quanto tempo ci rimane prima che la crisi dell'ecosistema diventi irreversibile? Con quali prassi sociali, politiche e culturali si può avviara la trasformazione verso una società equa e biocentrica? Queste le domande cui si cercherà di dare una risposta.
Sabato 5, dalle ore 10, si aprirà la seconda giornata di simposio, che analizzerà le potenzialità dell'arte in questo tentativo di evoluzione, con i relatori Gaia Bind, Nathalie Blanc, Valerie De Costa, Marco Scotini e Sue Spaid, moderati da Franco Torriani. Nel pomeriggio, la sessione plenaria sarà introdotta da Piero Gilardi e Roberto Marchesini, mentre concluderà il convegno Bonnie Ora Sherk.
Infine, domenica 6 maggio sarà possibile partecipare gratuitamente al workshop “Enviromental Dilemmas: Necropolis and Public”, condotto da Steve Kurtz del Critical Art Ensamble.
Maggiori informazioni sul sito www.parcoartevivente.it