È un concerto dell’ultima tournée di Zubin Mehta sul podio della sua Israel Philharmonic Orchestra ad aprire la tredicesima edizione del festival MITO SettembreMusica. Dopo l'inaugurazione di ieri alla Scala di Milano, il concerto "Mondi" approderà questa sera al Teatro Regio di Torino, già in sold out da diversi giorni, alla presenza delle istituzioni cittadine.
Un atteso ritorno per il maestro indiano e la storica compagine fondata nel 1936, con lo scopo di riunire musicisti ebrei cacciati dalle orchestre europee a causa del nazismo. Proseguito ininterrottamente e sotto varie forme dagli inizi della carriera ad oggi, il rapporto di Mehta con la Israel Philharmonic Orchestra risale al 1969, quando l’allora giovane direttore ne diventò consigliere musicale. Direttore musicale della formazione dal 1977, la sua è diventata una nomina a vita dal 1981. Al termine della tournée, Mehta si congederà in ottobre dalla direzione della Israel Philharmonic Orchestra dopo 50 anni di sodalizio artistico.
Il programma del concerto inaugurale introduce in modo sublime il tema del festival, dedicato quest’anno alle “Geografie”, attraverso i 128 appuntamenti tra le due città, che permetteranno al pubblico di esplorare il repertorio di diverse scuole storiche nazionali, accanto a compositori contemporanei dalla più varie provenienze geografiche.
Metha mette così a confronto celebri pagine estratte da differenti universi sonori. Apre il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 19 di Ludwig van Beethoven, eseguito per la prima volta a Vienna nel 1795 e pubblicato da un editore di Lipsia nel 1801. Per la logica serrata e l’architettura monolitica, il brano rappresenta la fase di trapasso dai modelli mozartiani alle affermazioni più personali del linguaggio beethoveniano.
A eseguirlo è chiamata la signora del pianoforte Martha Argerich, di ritorno a MITO dopo il successo dello scorso anno a Torino con la Neojiba Orchestra – Orchestra Giovanile dello Stato di Bahia diretta da Ricardo Castro. Interprete straordinaria per temperamento e personalità, nel 1957 a soli sedici anni vince i concorsi di Bolzano e Ginevra e a venticinque, dopo essersi aggiudicata il Premio Chopin a Varsavia, comincia uno lungo sodalizio artistico con Claudio Abbado. Da quel momento, la sua carriera è una successione di trionfi. Con un repertorio vastissimo, viene invitata regolarmente dalle più prestigiose orchestre, direttori e festival musicali mondiali, mentre negli ultimi anni si distingue per l’aiuto nei confronti dei giovani, attraverso masterclass, cicli di concerti e programmi sempre fuori dal comune, nei quali ama suonare con talenti emergenti e grandi colleghi, da Nelson Freire a Alexandre Rabinovitch, da Daniel Barenboim a Mischa Maisky.
Chiude la Symphonie fantastique op. 14 composta da Hector Berlioz nel 1830 a ventisette anni come sfogo cocente della passione intellettuale per l’attrice Harriet Smithson, di cui l’autore si era innamorato vedendola recitare Ofelia e Giulietta. Capolavoro giovanile di Berlioz, sia per il punto di arrivo che rappresenta rispetto alla produzione precedente sia per la testimonianza, a pochi anni dalla morte di Beethoven, del nuovo mondo espressivo romantico, inaugura la serie delle composizioni sinfoniche a programma di Berlioz e costituisce il primo esempio in assoluto di questo genere di musica. I movimenti della sinfonia sono concepiti infatti come “episodi della vita di un artista”, in cui la coscienza del compositore, stravolta dalla passione amorosa nella veste di un’idée fixe che ritorna come un leitmotiv, raggiunge uno stato di delirio popolato di visioni strane e ossessionanti in seguito a un’eccessiva assunzione d’oppio.
Con l’obiettivo di offrire al pubblico una comprensione più approfondita, i concerti saranno introdotti da Gaia Varon a Milano e da Stefano Catucci a Torino.
I concerti di MITO SettembreMusica - che comprende anche la rassegna diffusa "MITO per la Città", della durata di otto giorni - proseguiranno fino al 19 settembre, riconfermando anche quest’anno da parte delle due principali città dell’Italia settentrionale il desiderio di declinare la cultura musicale in bene comune.
"Il tema delle geografie musicali - ha spiegato il direttore artistico Nicola Campogrande - comprende l'incontro e l'accoglienza. Nel corso della loro vita, tutti i musicisti viaggiano, si incontrano in Paesi lontani dal proprio, si ascoltano. E inevitabilmente si contaminano. La Israel Philharmonic Orchestra è un esempio paradigmatico: la cultura musicale europea che si apre al nuovo, senza imporre i propri schemi. E se il pubblico in sala, avvezzo all'ascolto della musica classica, riesce a riconoscere le provenienze geografiche di questo o quel compositore, significa che le identità culturali sono forti, ma sempre aperte all'inclusione".