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Immortali | 22 ottobre 2019, 07:45

Museo del Toro al Filadelfia: 'pecunia non olet 2'

A dare un segnale di vita, un barlume di speranza, tocca ora alla nuova Giunta Regionale, che diversamente dai sonnacchiosi e disinteressati predecessori, dimostra di voler fare qualcosa.

Museo del Toro al Filadelfia: 'pecunia non olet 2'

Eppur si muove. L'ha già detto qualcuno, anni addietro, per questioni sicuramente più significative che non il completamento dello stadio Filadelfia, Tempio della nostra Fede e culla delle nostre speranze, ma viste le lentezze burocratico amministrative e le latitanti volontà politiche che cadenzano i ritmi della rinascita, più consoni ad ere geologiche che a tempi umani, tirare per la giacchetta Galileo non pare essere una bestemmia, anzi.

A dare un segnale di vita, un barlume di speranza, tocca ora alla nuova Giunta Regionale, che diversamente dai sonnacchiosi e disinteressati predecessori, dimostra di voler fare qualcosa.

Sarei un ipocrita se negassi che gli attuali, diversamente dai precedenti, riscuotono le mie simpatie politiche e siccome ipocrita non sono mai stato, non faccio fatica ad ammetterlo.

Ma non l'ho mai nascosto, così come non ho mai nascosto al precedente Governatore tutto il mio disappunto verso la loro indolenza.

Senza però dimenticare, che il mio dovere di presidente del Museo, nonché di Consigliere di amministrazione della Fondazione, era e rimane di avere un dialogo costruttivo con tutti, nessuno escluso, indipendentemente dalle mie simpatie o antipatie personali, che come tutti ho il sacrosanto diritto di avere.

Ciò detto, l'apertura al dialogo c'è stata e quindi la incasso e cerco di tesaurizzarla al massimo, sempre e solo nell'interesse del Museo e della Fondazione, quindi, in ultima analisi, nell'interesse del Popolo Granata.

Gli scenari che si aprono sono molteplici e tutti interessanti, con aspetti differenti gli uni dagli altri, ma tutti forieri di buone nuove, in quanto si basano tutti su un presupposto comune: la Regione, anni addietro, ha fatto un investimento culturale sull'area Filadelfia, scommettendo che da quel campo di sterpaglie, di rifiuti e di abbandono, potesse nascere un punto di riqualificazione del territorio, di rinascita culturale e sportiva e di aggregazione sociale.

Giova ricordare che lo statuto della Fondazione, scritto dopo anni di estenuanti trattative tra tutte le anime dei fondatori, anche sui punti e sulle virgole che lo compongono, parlava chiaramente di restituire all'impianto quei valori sociali ed aggregativi che aveva svolto nei decenni di vita precedente, ponendo un preciso ordine alla successione dei lavori di ricostruzione. Prima la parte strettamente sportiva, poi il museo ed infine sede sociale, foresteria ed altre opere accessorie. Oggi la Regione vuole rilanciare la scommessa, ripristinando quell’ordine, nel frattempo modificato, per dare un significato preciso ad un investimento culturale che, diversamente, di culturale avrebbe ben poco.

Sarà interessante seguire gli sviluppi della vicenda, cosa che puntualmente faremo insieme, dalle colonne di questa rubrica, ma non solo.

Per il momento incassiamo e ringraziamo per questo new deal regionale, che profuma molto più di granata che di verde, anche se qualche maligno sostiene il contrario.

D'altronde se “pecunia non olet”, perché mai dovrebbe avere olezzo una volontà politica, da qualsiasi parte provenga, per restituire dignità e vita al nostro Tempio?

Domenico Beccaria

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