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Sport | 18 febbraio 2020, 07:38

Il Toro che vorremmo, nonostante la sconfitta di San Siro

La partita persa contro il Milan ha lasciato comunque intravvedere qualche segnale positivo

Il Toro che vorremmo, nonostante la sconfitta di San Siro

Qualche segnale positivo si è visto, nel posticipo del lunedì sera contro il Milan, a San Siro.

Belotti è l'ombra di se stesso, tanto che Mancini è arrivato a ventilare la possibilità di lasciarlo a casa, negandogli quella maglia azzurra che si era con tanta fatica guadagnato e si sa, il Torino quando non può godere del suo capitano a pieno servizio ne risente.

Malgrado ciò, i novanta minuti hanno mostrato un undici diverso dallo spaurito coacervo che abbiamo fin qui avuto il dispiacere di vedere in campo a disonorare la maglia granata. Dopo la rete rossonera, realizzata al venticinquesimo del primo tempo, di solito eravamo usi assistere al tracollo, psicologico, prima ancora che fisico, dei torelli.

Non ieri sera. Dopo aver retto bene alla botta, nel secondo tempo hanno per lungo tempo tenuto in mano le redini del gioco, pur non riuscendo a finalizzare a dovere, a causa delle croniche mancanze di organico. Anche san Sirigu non ha dovuto fare strepitosi straordinari, come sempre. Ma se Belotti si spegne, ad oggi, nessun altro è in grado di accendere la luce.

Non l'evanescente Berenguer, che prima sbaglia un rigore in movimento e poi si mette a fare il funambolo in mezzo a tre attaccanti rossoneri al limite dell'area granata. Imprudenza pagata cara, perché sebbene il fallo potesse starci, sa Dio perché si sia andato a mettere in quel pasticcio con le sue mani, regalando ai rossoneri una facile occasione, finalizzata senza pietà.

Men che meno l'indisponente Zaza, il cui impatto sulla partita è stato inversamente proporzionale al costo del suo acquisto ed ingaggio.

Per questa partita, un po' per limiti di organico, un po' forse nel tentativo di dare una scossa a chi si credeva titolare inamovibile e su questa certezza ci si crogiolava sopra, ha messo in campo dall'inizio Edera, autore di una buona prestazione.

Certo che far le nozze coi fichi secchi, è tutt'altro che semplice.

L'ho già scritto e non mi stancherò di riscriverlo: l'ingaggio di Moreno Longo è avvenuto con sospetto e colpevole ritardo, rispetto ai tempi del mercato, in cui tutte le altre concorrenti (e a questo punto rivali) per la lotta salvezza, si sono rinforzate, mentre la società di Cairo è rimasta ferma al palo, anzi ha fatto passi indietro, per precisa scelta presidenziale.

Adesso non ci resta che sperare che il lavoro sulle gambe e sulle menti dei giocatori, intrapreso da Longo e dal suo staff, porti a risultati al più presto possibile, per sbloccare la situazione, smuovere la classifica e soprattutto restituire morale ad una truppa demotivata.

Da quanto dice la classifica, due nomination per la retrocessione sono state saldamente assegnate. Riuscire a non ricevere la terza è impresa alla portata dei granata.

E poi piazza pulita e ricominciare da zero, per restituire ai tifosi quello che si meritano. Una squadra all'altezza della sua storia, degna di chiamarsi Toro, non Torino effecì.

Domenico Beccaria

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