Attualità - 18 marzo 2020, 13:01

Damiano, torinese in Egitto: "Qui la popolazione è giovane e continua a uscire: ma non si vola fino a fine mese"

Insegnante in una scuola di Alessandria, ha scelto di rimanere e aiutare i suoi studenti con la didattica online: "C'è chi accusa Il Cairo di aver mentito sui contagi, ma io apprezzo la tempestività delle misure adottate"

“Qui a prendere sul serio la situazione sono solo gli italiani e gli europei. Gli egiziani ancora sottovalutano il problema. E accusano il governo di non diffondere i dati reali del contagio”. Damiano Grilli, ventottenne torinese, da un anno e mezzo insegnante di elettrotecnica, fisica e impianti in una scuola superiore di Alessandria, da pochi giorni è impegnato nella didattica online, come tutti i docenti costretti a casa. Condivide con i colleghi gli ultimi aggiornamenti sull’emergenza Coronavirus, è informato sulle misure adottate dal Paese natale e prende le dovute precauzioni quando esce di casa. Ma non tutti i cittadini autoctoni sembrano rispettare le regole. 

Una decine di giorni fa Il Cairo aveva dichiarato solo tre casi di Covid-19 accertati. Ma poi il numero è rapidamente salito, arrivando domenica scorsa a 126 positivi, di cui 26 ricoverati. Ed è di pochissime ora fa l’annuncio del decesso di una turista mantovana in vacanza a Marsa Alam. Una posizione, quella dell’Egitto, particolarmente esposta, di passaggio, trafficata; tanto da indurre il primo ministro Mostafa Madbouly a sospendere tutti i voli a partire da domani, 19 marzo, fino alla fine del mese. “C’è stato il fuggi fuggi, tanti hanno voluto rientrare nei Paesi d’origini - spiega Damiano -, ma io resterò qui. Da una parte c’è chi me lo sconsiglia, non avendo strutture sanitarie adeguate. Ma credo che le misure adottate ora dal governo siano il minimo indispensabile per contenere la diffusione dell’epidemia”.

“All’inizio - racconta - i ragazzi, a scuola, prendevano la cosa molto sottogamba, ci scherzavano su. Essendo un istituto italiano, tutti noi colleghi leggevamo notizie o ascoltavamo i telegiornali ogni giorno. E devo dire che mi ha colpito in positivo vedere la risposta dell’Egitto, più risoluta rispetto a quanto finora fatto da Stati europei come la Francia o la Germania. Oltre alle scuole chiuse, anche qui sono stati vietati gli assembramenti. Il problema è dato dall’età media della popolazione, molto giovane, tra i 30 e i 40 anni, che tende a infischiarsene delle restrizioni e continuare a uscire. Là fuori la situazione è molto più libertina, non si avverte la pressione: i locali la sera sono aperti, la gente non la smette di ritrovarsi in gruppo. C’è comunque da sottolineare che, essendo una popolazione giovane, a differenza dell’Italia, il tasso di mortalità da contagio si riduce nettamente”.

Ma con l’Italia Damiano ha un appuntamento a breve termine, e riguarda il suo futuro professionale. “Aspetto di fare colloquio di lavoro: doveva essere ad aprile, avevo prenotato il volo tra l’8 e il 19, ma mi hanno detto che non sanno se si farà. Devono valutare la situazione, sono in bilico. Vaglierò quindi se venire o meno, con tutte le accortezze del caso”.

“Di certo, se ora tornassi - conclude Damiano -, mi sentirei molto più esposto al pericolo. Mentre qui riesco a dosare i miei contatti, muovendomi con cautela. Mi sento piuttosto tranquillo, anche rispetto alle notizie che mi arrivano da Torino. La mia città deserta, però, difficilmente riesco a immaginarmela: forse, come fosse una lunga domenica di agosto…Ma ne sono cosciente solo per riflesso”.

Manuela Marascio