/ Attualità

Attualità | 24 marzo 2020, 12:33

Coronavirus, il Cpr di corso Brunelleschi è una bomba a orologeria: “Il contagio lì sarebbe drammatico”

Impossibile garantire la sicurezza sanitaria in un luogo che continua a sollevare dubbi sulla tutela dei diritti umani. Il Comune pronto a portare il problema del Cpr in Parlamento

Coronavirus, il Cpr di corso Brunelleschi è una bomba a orologeria:  “Il contagio lì sarebbe drammatico”

Scatta l’allarme Coronavirus al Cpr. Se gli animi nelle carceri italiane sembrano essersi rasserenati rispetto a qualche settimana fa, preoccupano invece le condizioni sanitarie del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi.

A lanciare l’allarme è Amnesty International Piemonte e Valle d’Aosta tramite il referente territoriale Nunzio Giannini: “Il contagio all’interno del Cpr avrebbe conseguenze drammatiche”. Una frase forte, che basta ad accendere i riflettori sul Cpr. La struttura ospita al momento 93 persone e, come noto, è in gran parte danneggiata o inagibile.

Negli anni, più soggetti e a più riprese hanno denunciato presunte violazioni dei diritti umani. Le condizioni di vita di chi vive al Cpr sono peggiorate di giorno in giorno, sia a causa delle tante rivolte scoppiate, che per colpa di lavori di manutenzione troppo lenti. Oggi infatti i migranti mangiano sui letti e fanno i bisogno nello stesso luogo dove vivono, dormono e mangiano.

In queste condizioni, la preoccupazione che un eventuale contagio possa avere conseguenze tragiche è concreta. “Non vi sono aree preposte all’isolamento, ma solo zone di promiscuità. Siamo preoccupati” spiegano da Amnesty International. Preoccupazioni condivise anche dagli avvocati dell’Associazione Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), dopo aver sollecitato l'Asl a verificare lo stato sanitario del Cpr, richiama l'attenzione sul problema relativo al sequestro di telefoni: "Il cellulare è fondamentale per i rapporti con i famigliari, soprattutto in un periodo emergenziale come questo: il detenuto molto preoccupato per le condizioni dei famigliari all’esterno, mentre famigliari preoccupati per i reclusi".

D'accordo con le rilevazioni degli avvocati di Asgi Monica Gallo, garante dei detenuti della Città di Torino: "Non potendo esserci i colloqui fisici con i famigliari, la comunicazione telefonica è importantissima. Ieri al carcere d Torino sono arrivati 100 telefoni cellulari per le comunicazioni con i famigliari, al Cpr nulla è stato fatto". Insomma, rispettare il Dpcm in una struttura così fatiscente è impossibile e pertanto non è possibile garantire la sicurezza delle persone che vivono e lavorano al suo interno.

Anche garantire il rispetto dei diritti sta diventando sempre più complesso. Sorprendono poi le difficoltà nel relazionarsi con la direzione del Cpr e nell’entrare nella struttura, spesso vietata anche agli amministratori locali. Da qui la volontà dell’amministrazione comunale di portare la questione a un livello superiore: il Parlamento. "Va coinvolto" sottolinea il consigliere del M5s Fabio Versaci.

La collega Maura Paoli, che da tempo denuncia le condizioni di vita all'interno del Cpr, rincara la dose: "Violazioni tristemente note, ma la situazione è peggiorata. Valutiamo di preparare un documento da approvare in consiglio per denunciare la situazione alla Corte Europea dei diritti dell’uomo". La consigliera Eleonora Artesio propone di coinvolgere direttamente la sindaca Chiara Appendino, sollecitandola nel portare la questione sul tavolo del Prefetto Claudio Palomba.

Ecco perché la volontà della Commissione Legalità è quella di accelerare i tempi e fare tutto il possibile per disinnescare quella che ai tempi del Coroanvirus è una vera e propria bomba a orologeria: la struttura del Cpr di corso Brunelleschi.

Andrea Parisotto

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium