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Cultura e spettacoli | 04 aprile 2020, 13:00

"Accendiamo i riflettori su cine-turismo e produzioni locali: Film Commission Torino Piemonte riparte di nuovo dopo vent'anni" [INTERVISTA]

Il direttore Paolo Manera: "La nostra regione, dotata di infrastrutture e competenze, può giocare una partita di primo piano nella ripartenza". E Netflix stanzia un fondo per le troupe rimaste senza lavoro

"Accendiamo i riflettori su cine-turismo e produzioni locali: Film Commission Torino Piemonte riparte di nuovo dopo vent'anni" [INTERVISTA]

Paolo Manera, il Coronavirus ha inciso pesantemente anche sullo sviluppo di tutti i progetti ruotanti attorno a Film Commission Torino Piemonte. A livello di produzioni, anteprime, presentazioni e casting, che momento sarebbe stato questo, per il cinema e l’audiovisivo nella nostra Regione?

Si sono interrotte le riprese del primo film di Alice Filippi, una regista piemontese. Ed erano in fase di avvio due serie televisive per la RAI, tra cui “Cuori coraggiosi”. Diverse le produzioni in corso di preparazione, che stanno ora capendo come riorganizzarsi. Sono stati naturalmente interrotti i casting e gli scouting delle location, con la nostra collaborazione, oltre a tutte le anteprime, che facciamo a cadenza settimanale. Ad esempio “A riveder le stelle”, il nuovo documentario di Emanuela Caruso, o “Topi 2”, seconda stagione della serie diretta da Antonio Albanese, che a questo punto uscirà in anteprima su RaiPlay. Poi non dimentichiamo tutti gli appuntamenti con il pubblico nella nostra Sala Movie di via Cagliari, ad esempio “Racconti di cinema e di vita”, a cadenza mensile, condotti da Steve Della Casa. E poi ci sono tutte le anteprime da noi curate di film non realizzati in Piemonte, come il nuovo film di Gabriele Muccino. 

In che modo si è riorganizzato il lavoro di FCTP, dopo le restrizioni ministeriali? Come state portando avanti la vostra attività?

Stiamo continuando a lavorare quotidianamente come punto di riferimento per produttori , autori e professionisti del set, che in questi giorni sono alla ricerca di certezze e informazioni sulle forme di compensazione in atto. Stiamo sfruttando tutti gli strumenti possibili di contatto a distanza. Per noi è sempre molto importante tutta la produzione indipendente locale, che lavora su documentari, cortometraggi, cinema d’animazione. Portiamo avanti, da remoto, le fasi di sviluppo e post produzione. E siamo in contatto  anche con i produttori nazionali e internazionali. Ci ha fatto molto piacere ricevere costantemente messaggi dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dal Canada, per condividere  questa esperienza che ci riguarda tutti.

La pandemia è scoppiata proprio nell’anno del vostro ventennale, con un ricco programma di manifestazioni all’interno di “Torino Città del Cinema 2020”. Quali iniziative “alternative” state proponendo, anche sul web, in accordo con il Museo del Cinema o altri enti?

Questo compleanno voleva essere, da un lato, la giusta comunicazione di quanto fatto nei primi vent’anni di attività. Abbiamo un database di oltre 1200 titoli di progetti sostenuti: oltre 200 lungometraggi, più di 100 serie tv, 400 documentari, e poi bisogna considerare tutti gli spot e i format televisivi. Solo l’anno scorso abbiamo seguito più di 270 produzioni. Tutto questo è importante raccontarlo e farlo conoscere. Abbiamo attivato sul nostro sito un collegamento in streaming, un regalo che registi e produttori stanno facendo agli spettatori. E anche la piattaforma RaiPlay sta rendendo disponibile molto materiale. L’altro fronte è l’iniziativa “I film della nostra vita”, con la rivista “Ciak” e il Museo Nazionale del Cinema: un grande concorso in cui tutti, da casa, attraverso i film e i social, possono esprimere preferenze per i film che più li hanno segnati. Un’attività importante anche per riconfermare il valore emozionale e culturale del cinema. All’interno, inoltre, non manca una sezione dedicata ai film girati in Piemonte, che tra l'altro molti non sanno essere stati girati qui, ad esempio “Il divo” di Paolo Sorrentino. Del resto, Torino, grazie alla ricchezza dei suoi paesaggi e delle sue architetture, riesce a prestarsi all’interpretazione di più ruoli. 

A dimostrazione che la vostra macchina non si è fermata, sono stati stanziati circa 800 mila euro di nuovi bandi con la Regione Piemonte, per il Piemonte Doc Film Fund, lo Short Film Fund e il Piemonte Film TV Development Fund. A questi si aggiunge il Piemonte Film TV Fund, con lo stanziamento di 1 milione di euro. Rispetto a queste cifre, quante progettualità stimate di poter realizzare?

I primi tre sono fondi istituiti principalmente per le case di produzione residenti e operanti in Piemonte. Strumenti che hanno fatto sì che in questi ultimi anni il cinema indipendente crescesse e maturasse moltissimo. Ora infatti siamo visti come una capitale riconosciuta a livello nazionale, europeo e anche internazionale. Sono contributi attribuiti attraverso un bando e selezione di progetti rilevanti, e verranno aperti a breve, con scadenza il 15 giugno, per la prima chiamata; poi è prevista un’altra sessione fino al 25 dicembre. Prevedono una trentina di sostegni a documentari, dieci o dodici sviluppi di lungometraggi e serie tv e circa quattro o cinque cortometraggi l’anno. Il Piemonte Film Tv Fund si basa, invece, sui fondi europei per le attività competitive, e assegna oltre 200 mila euro a ogni singolo progetto. In questa prima call, quindi, sono potenzialmente cinque i progetti sostenuti, o anche più. Questo contributo viene calcolato a partire dal numero di buste paga di lavoratori residenti in Piemonte, i fornitori e le spese sugli alberghi. Misura una capacità di attirare risorse cinque volte tanto l’investimento. I tre milioni investiti finora hanno creato una spesa di 15 milioni circa: una cifra che dà l’idea dell’importantissimo impatto professionale sul territorio. Ecco perché queste settimane di interruzione pesano in modo rilevante sulle persone. Dopodiché c’è una ricaduta molto più ampia sul ritorno strategico, perché ognuno di questi progetti implementa le infrastrutture che nel tempo stanno anche lavorando ad altri progetti. E siamo molto orgogliosi che la Regione Piemonte abbia riconosciuto una specifica importanza di questo settore. 

Ci parla dell’iniziativa di Netflix e Italian Film Commissions, a sostegno di cinema e tv?

Si tratta di un fondo di emergenza di 1 milione in aiuto offerto alle troupe che hanno sospeso l’attività in questo periodo. L’associazione è al lavoro per dare una boccata d’aria a chi ha perso del lavoro in un momento così difficile e garantire la continuità al settore, importante sia per chi ci lavora sia per chi lo segue come aspirante addetto ai lavori o appassionato. Ma in realtà ci riguarda tutti. Questo fondo, assieme ai contributi del Mibact e della Regione, sono un segnale importantissimo. 

Allargando lo sguardo, senza dubbio sono tanti i rapporti intrattenuti da Film Commission Piemonte con altri soggetti operanti nel settore che vivono allo stesso modo l’emergenza sanitaria. Avverte il sostegno e la solidarietà, in questo senso? Teme che, superato questo stallo, gli spostamenti internazionali - e la conseguente ripresa delle produzioni - possano essere compromessi?

È una situazione davvero complessa e senza precedenti. Di sicuro il comparto cinema sta reagendo con grande determinazione, anche perché c’è un’alta dimensione di professionalizzazione e pragmatismo. Stiamo valutando come ripartire, sotto vari aspetti, a partire dai trasporti e dalle connessioni. Una regione come la nostra, dotata di infrastrutture e competenze, può giocare una partita di primo piano nell’essere luogo di ripartenza, con i dovuti vantaggi logistici. Credo ci sarà una selezione tra alcune produzioni che cambieranno i loro piani, altre invece proseguiranno. Di certo è un luogo in cui è possibile fare le riprese, e seguire la filiera successiva: avere non solo la ricchezza delle location, ma anche i professionisti. La nostra banca data, in questi giorni in continuo aggiornamento, conta infatti più di 300 società e oltre mille professionisti piemontesi occupati a tempo pieno nel settore. 

Con quali obiettivi e strumenti contate di ripartire, sul territorio? E pensa che anche l’audiovisivo possa contribuire a “ripopolare” una regione ora spenta e desertificata?  

Mi torna in mente, a proposito, il progetto “Ripopolare la Reggia”, attivato proprio quando è stata riaperta al pubblico la residenza reale, una delle location più desiderate e ambite per il cinema. Ad esempio il nuovo progetto “The Kingsman”, che doveva uscire a settembre, ha visto la Reggia come protagonista. Film Commission Piemonte ha fatto scuola anche nel creare il cosiddetto cine-turismo, come nel caso di “Elisa di Rivombrosa” per il Castello di Aglié. Non c’è nessuna attività come un film o una serie tv che così velocemente faccia promozione turistica di un luogo. Tutti noi abbiamo desiderato di vedere Londra, Parigi o New York attraverso il cinema. Quanto più è raccontato esplicitamente il rapporto con il territorio, tanto più i riflettori si accendono su  di esso, rendendolo una località attrattiva. Il cinema ha quindi un doppio effetto: da un lato fa sì che tanti scelgano di andarci a vivere per lavorare, infatti tanti giovani, negli ultimi anni, si sono spostati qui per partecipare alle produzioni. Rispetto a un tempo passato in cui bisognava per forza andare a Roma, ora il Piemonte ha disegnano un suo specifico spazio operativo. Il secondo livello riguarda la comunicazione: non vediamo l’ora di avere delle produzioni che rendano il senso di quanto possa essere rivitalizzato il nostro territorio. Ad esempio, mi è arrivata la mail di registi e produttori canadesi che hanno intenzione di girare un film tra Roero e Langhe: è un gesto importante per mettere in connessione il nostro mondo. Noi ci siamo e siamo pronti per una seconda partenza dopo vent’anni di attività. E sentiamo la responsabilità di dover dare un segnale di speranza e di innovazione. 

Manuela Marascio

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