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Città | 19 aprile 2020, 10:00

A Pinerolo il libraio che voleva ripartire: «Abbiamo perso un’occasione»

Un parere contrario rispetto a dei colleghi torinesi. Le richieste di consegne a domicilio non mancano ma permettono di raggiungere appena il 25% del fatturato dello scorso anno

A Pinerolo il libraio che voleva ripartire: «Abbiamo perso un’occasione»

Mentre a Torino diverse librerie si sono dichiarate contrarie alla riapertura delle proprie attività, permessa dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dal 14 aprile, a Pinerolo c’era chi era pronto a ripartire. Differentemente da alcuni suoi colleghi torinesi, Marco Vola della Libreria Volare di Pinerolo spiega come mai la decisione della Regione di rimandare l’apertura al 4 maggio sia un’occasione storica persa: «Finalmente abbiamo un ministro della cultura che ritiene il libro come un bene primario e un presidente dell’associazione librai che si è dato da fare in nostro favore» esordisce Vola. La libreria di corso Torino quindi si era organizzata per tenere aperto il negozio e nel frattempo continuare a garantire le consegne a domicilio: «La riapertura non ci avrebbe permesso di raggiungere il fatturato dello scorso anno ma avremmo garantito ai clienti la possibilità di scegliere se farsi portare a casa i libri o venire da noi». Nonostante le preoccupazioni sanitarie ed economiche, infatti, la gente continua ad aver voglia di leggere: «Qualcuno chiede titoli sul tema del contagio come “La peste” di Albert Camus, “Cecità” di Josè Saramago o “Spillover” di David Quammen. Ma tanti hanno voglia di svagarsi con romanzi e saggi di ogni tipo e in particolare con i libri di viaggio».

Pur non mancando, le consegne a domicilio assicurano appena il 25% del fatturato rispetto allo scorso anno e impegnano due persone sulle dieci che prima lavoravano il libreria: una per raccogliere le richieste telefoniche e via e-mail e un’altra per raggiungere i clienti. «Le richieste di informazioni giornaliere sono circa 100, mentre le consegne quotidiane una cinquantina aggiunge Vola –. Copriamo un territorio che comprende Pinerolo e pianura fino a Vigone, la Val Pellice fino a Torre Pellice e la Val Chisone fino a Perosa Argentina. Ci fosse stata permessa la riapertura avrebbe lavorato una terza persona per i clienti in negozio. Visto che in questo periodo le persone hanno bisogno anche solo di un motivo per cui uscire di casa, penso che gli ingressi non sarebbero mancati». All’interno del negozio i clienti avrebbero dovuto muoversi con guanti, mascherina e mantenendo le distanze di sicurezza: «Aprire il 14 aprile o il 4 maggio non comporta grandi differenze, dobbiamo comunque attrezzarci perché il nostro lavoro d’ora in poi cambierà notevolmente, così come sarà diversa l’esperienza dell’acquisto. Inoltre, rimanere ancora chiusi significa favorire l’abitudine a comperare i libri online».

Vola ribatte alle motivazioni avanzate dai suoi colleghi per sostenere la necessità di rimanere ancora chiusi, la prima riguarda il rischio di contagio: «Esiste, tuttavia non siamo noi la categoria che ha fatto da “cavia” così come è toccato, ad esempio, a chi lavora in sanità, nei supermercati o nei negozi di alimentari» Nemmeno i ritardi nella distribuzione dei volumi è una ragione abbastanza valida per non aprire: «I magazzini principali sono rimasti aperti e il ritardo con cui consegnano è minimo: per i libri generici magari invece di due giorni ne impiegano quattro». Infine, mentre molti suoi colleghi dichiarano che per i clienti è irrinunciabile il contatto diretto con il librario e che sarebbe ostacolato dalle restrizioni alla mobilità all’interno della libreria, Vola sostiene che è il momento di ridimensionare anche il loro ruolo professionale: «Molte persone ormai si orientano in maniera autonoma per gli acquisti, senza bisogno di noi. È ora di smitizzare la nostra figura e tornare con i piedi per terra».

Elisa Rollino

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