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Cronaca | 27 maggio 2020, 15:10

Settimo, obbligo di mascherine all'aperto. La sindaca Piastra: "Una decisione presa per il bene di tutti non è per forza popolare"

Tante le reazioni fin dalle prime ore: "Dopo diversi giorni a contagi zero, siamo tornati a crescere e quindi abbiamo deciso di intervenire. Non credo di chiedere uno sforzo insostenibile ai cittadini"

Settimo, obbligo di mascherine all'aperto. La sindaca Piastra: "Una decisione presa per il bene di tutti non è per forza popolare"

Mascherine sul viso anche per chi si trova in spazi aperti. La città di Settimo Torinese alza le difese contro il Coronavirus e lo fa imponendo (ma sarebbe meglio dire raccomandando, visto che non c'è sanzione nell'ordinanza) di indossare il dispositivo di protezione individuale non solo all'interno di luoghi al chiuso frequentati da altre persone, come accade nel resto del Piemonte. Una decisione che ha proiettato nel giro di poche ore la sindaca, Elena Piastra, sotto i riflettori ben oltre i confini cittadini. Scatenando non poche reazioni, di segno opposto tra loro.

Sindaca Piastra, perché questa scelta?
"Per diversi giorni avevamo avuto contagi zero, dopo un periodo molto complicato. Ma poi i casi sono tornati a manifestarsi e nelle ultime tre settimane abbiamo avuto numeri crescenti: casi limitati, 15 in tutto, ma 15 non sono zero e visto che ci eravamo detti di tenere sotto controllo i contagi e la mascherina è l'unico presidio vero di protezione che possiamo utilizzare, è doveroso da parte nostra abituarci a utilizzarlo. Escludendo i bambini sotto i 6 anni, chi non può utilizzarla perché portatore di disabilità o perché sta facendo sport".

Come avete pensato di agire, quindi?
"Abbiamo pensato di mettere ordine tra le indicazioni del Dpcm nazionale e le indicazioni regionali. Già ora la mascherina è obbligatoria in tutti i luoghi in cui non è possibile garantire la distanza di sicurezza, quindi in teoria è già così. Nella pratica, però, cosa succede? Che questo non avviene. La mascherina si porta come bandana, oppure in mano o non la si porta proprio. E questo espone le persone più fragili. E infatti parliamo di una decisione che a livello nazionale, anche se forse non in Piemonte, è stata già presa da molti sindaci di molti altri Comuni".

A chi si è ispirata, per questa ordinanza?
"Il mio modello è stata la sindaca di San Lazzaro di Bologna, che ha applicato un'ordinanza simile nei giorni scorsi. Sono ordinanze più presenti nelle aree in cui si sono manifestati più contagi. Sappiamo di aver riaperto in una condizione di grande delicatezza e so che è una scelta impopolare, me ne rendo conto. Tutti avremmo bisogno di normalità, mentre questa scelta ci ricorda che il virus non è scomparso. Ma alle volte le scelte giuste non sono anche popolari. E credo che la gente ci chieda scelte giuste, prima che popolari".

Come sta andando la cosiddetta movida, a Settimo?
"In misura minore rispetto alle grandi città, ma anche nella nostra città il tema della movida serale è evidente, sotto gli occhi di tutti. E visto che nessuno di noi vuole ipotizzare nemmeno lontanamente di tornare a chiudere e tutti abbiamo voglia di uscire la sera e rivedere amici che non vediamo da tempo, se riusciamo a farlo in sicurezza questo aiuta tutti. Non solo per quanto riguarda l'estate, visto che il virus, complice il caldo, sembra depotenziato come ci avevano detto. Ma dobbiamo essere pronti a nuove prassi perché non sappiamo cosa succederà in autunno. E visto che tutti noi vogliamo evitare il lockdown, l'unica cosa da fare è proteggere noi stessi e gli altri e mettere la mascherina non stravolge la vita a nessuno. Ci protegge e protegge chi vive con noi quando torniamo a casa: chiediamo solo di coprire naso e bocca".

Si sentirebbe maggiormente supportata, se la sua ordinanza fosse accompagnata da un provvedimento regionale?
"Il Covid ci ha aiutato a ricreare un po' di rete tra i territori. Questa non vuole essere un'ordinanza che stravolge le altre, ma che parte da quello che già c'è e che prova a mettere ordine. Certo che quando la norma superiore decide, permette di rendere più simili i territori e protegge un po' tutti".

Le prime reazioni?
"E' senza dubbio una misura impopolare, perché la voglia è di tornare alla normalità. Sicuramente mi aspettavo che non piacesse, mi aspettavo un provvedimento divisivo e così è stato: c'è chi dice 'finalmente' perché da giorni si lamentano che c'è chi non rispetta le regole e gli stessi commercianti ci dicevano che hanno difficoltà da soli a far rispettare le norme. Ma c'è anche chi la percepisce come una nuova restrizione delle proprie libertà. Ma ripeto: le scelte, per chi ha l'onere di prenderle, vanno fatte per tutelare la comunità e io ho l'obbligo di prenderla. E' una scelta giusta, anche se non piace a tanti. E se la stragrande maggioranza si abituerà a usarla, potrà proteggere anche chi non ha la possibilità di utilizzarla e che potrà uscire di casa senza la paura di venire contagiata. Anche i bambini possono imparare pian pianino, magari iniziando per gioco, come sto facendo io con i miei figli. Sono certa che non sto chiedendo nulla di impossibile a tutti i cittadini".

Pensa di poter ispirare altri sindaci, dopo di lei?
"Io ho fatto la scelta pensa ai nostri contagi, magari altrove non si rende necessario o magari lo fanno già tutti. Però di sicuro servirebbe un provvedimento gerarchicamente superiore".

A che punto è la distribuzione delle mascherine, a Settimo?
"Fin dall'inizio dell'emergenza, a Settimo, andando controcorrente rispetto ai Comuni che le regalavano a tutti i cittadini, abbiamo deciso di destinarle a chi era in prima linea: medici e operatori della sanità. Il risultato è che in città, di dieci studi medici attivi, nessun medico è risultato positivo pur avendo lavorato a stretto contatto con pazienti che lo erano. Un risultato decisamente importante, secondo me. Nel frattempo le mascherine della Regione hanno cominciato ad arrivare pur con le difficoltà nelle consegne che stanno vivendo in tutti i Comuni: le prime 9600 le abbiamo avute due settimane fa e altre 12mila tra sabato e domenica e i volontari hanno iniziato a consegnarle in bicicletta. Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare anche le altre e dovremmo arrivare a consegnarle a tutti. Dico però una cosa: come quando salgo sul motorino so che devo mettere il casco per proteggermi, però non mi aspetto che sia il Comune a comprarmi il casco. Allo stesso modo, ora che i dispositivi si trovano più facilmente rispetto a due mesi fa, dire che non si trovano è molto più difficile. Temo che alle volte sia un po' una giustificazione, quella della mascherina non ancora arrivata. La differenza la fa che se cado dalla moto io lo so che mi faccio male, senza casco. Mentre la mascherina protegge non me che la porto, ma l'altro e visto che non siamo abituati a essere comunità, se protegge l'altro allora faccio finta di niente".

Ci andrà buon senso?
"E' naturale che se sono in una via, da sola, posso anche non avere l'obbligo di tenere la mascherina, serve buon senso. Ma sappiamo come siamo: se non c'è la norma, con tanta gente che pensa che tanto all'aperto non è obbligatorio, finisce che in luoghi all'aperto ma con altre centinaia di persone intorno a me nessuno mette la mascherina. Allora è meglio mettere le regole in maniera esplicita".

Massimiliano Sciullo e Andrea Parisotto

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