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Basket | 04 giugno 2020, 12:30

Giocatrice di basket a Moncalieri insultata per il colore della pelle: "In Italia esiste il razzismo"

Fu aggredita su un autobus per Grugliasco, quando aveva 15 anni, oggi Aram pubblica un video per denunciare che certi episodi non capitano solo in America: "Certa gente non ha capito quello che sta succedendo con il caso di George Floyd"

Giocatrice di basket a Moncalieri insultata per il colore della pelle: "In Italia esiste il razzismo"

Fu vittima di un episodio di razzismo, aggredita e insultata a 15 anni da un uomo di 60 su un autobus diretto a Grugliasco: era il 10 novembre 2017. Dopo l'uccisione di George Floyd a Minneapolis, ha deciso di pubblicare un video su Instagram per riflettere sul razzismo.

"Ho deciso di farlo perché, a quanto pare, certa gente non ha capito che quello che sta succedendo in America, succede anche in Italia". Aram, oggi 18enne italiana di origini senegalesi, giocatrice di basket a Moncalieri, ricorda: "Ero minorenne, non potevano mettere il mio nome sui giornali", era stata chiamata Giulia con un nome di fantasia: "Giulia per me è un'italiana normalissima, avrei voluto che ci fosse scritto Aram, così che tutti capissero cosa è successo", ha spiegato.

"La cosa che, quando ci penso, mi fa più male è stato che, quando ho raccontato cosa era successo a mio padre, non mi ha detto 'non succederà più', ma piuttosto 'devi abituarti a reagire, perché capiterà tante altre volte', è stata la sua risposta".

Nel video Aram racconta di aver avuto "parecchie esperienze brutte con il razzismo, che mi ricordo come se fosse ieri e che vorrei dimenticare", aggiungendo di aver sentito spesso frasi razziste anche a scuola, come 'ti sbianco con la candeggina, se non impari'.

Intanto, sabato 6 giugno a partire dalle 15 si terrà un sit-in di protesta in piazza Castello, "contro gli inaccettabili fatti che si stanno verificando negli Stati Uniti in questi giorni e in solidarietà agli afroamericani uccisi dalla polizia". E' l'iniziativa lanciata dal gruppo torinese No Justice No Peace dopo la morte di George Floyd, per ribadire la condanna del razzismo e sollevare l'attenzione delle istituzioni anche su tematiche locali.

Massimo De Marzi


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