Economia e lavoro - 17 giugno 2020, 14:30

Super Ecobonus per chi ristruttura, l'allarme degli artigiani: "La burocrazia rischia di affossarlo"

Vanzini (Confartigianato Edilizia Torino): “Tutto rischia di slittare ancora fino a luglio. Le imprese artigiane non possono diventare il collettore di problemi o anticipatrici di liquidità”. Coinvolte, solo nel capoluogo, 40mila aziende

Lo hanno chiamato “super Ecobonus”, invocato (così come un supereroe) per risollevare le sorti dell'edilizia dopo la crisi del Coronavirus: sono gli incentivi che, per legge, dovrebbero aiutare imprese, ma anche professionisti e cittadini a coprire la totalità delle spese per interventi di manutenzione ed efficientamento degli immobili.

Una misura che ha trovato l'applauso di Confartigianato Imprese Torino, anche se non mancano alcuni punti ancora oscuri. "La norma diventerà realtà solo a partire da luglio e la sua applicazione comporterà ulteriori rinvii nel tempo, tenendo ferme ancora per un mese le imprese del Comparto Casa - commenta Stefano Vanzini, presidente di Confartigianato Anaepa edilizia Torino -. Tutti i lavori sulle facciate, ad esempio, sono in stand by, in attesa di capire come procedere. In definitiva siamo molto preoccupati per i tempi della vera entrata in vigore e la complicazione burocratica”.

Una situazione di stallo che mette in difficoltà 81.422 imprese attive in Piemonte del sistema casa (oltre la metà riguardano il settore costruzioni) di cui il 48,9% artigiane (39.800 realtà), che impiegano oltre 170mila addetti. Soltanto a Torino, le imprese attive del sistema casa sono 40.072, (20.340 riguardano il settore costruzioni) di cui il 45,2% artigiane (18.114 realtà) che impiegano 80.886 addetti.

“Grazie agli incentivi per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico, il comparto casa potrebbe ripartire. Infatti tutte le richieste di ristrutturazioni che riceviamo in questi giorni si basano sulla possibilità di beneficiare delle detrazioni - prosegue Vanzini -, ma stanno emergendo le criticità che avevamo denunciato prima dell’uscita del Decreto: ottimo volano per la ripartenza ma in attesa dei decreti attuativi del 18 giugno siamo a chiedere eventuali modifiche e chiarimenti".

Considerando gli investimenti sostenuti da detrazioni in edilizia in Piemonte (nel 2019)  di 2miliardi e 876 milioni e il fatturato per addetto nelle imprese delle costruzioni (oltre 113 mila euro), è possibile stimare che tali investimenti hanno sostenuto 25.400 occupati nelle costruzioni che rappresentano il 25,2% degli occupati del settore nel IV trimestre del 2019, collocando il Piemonte al quarto posto della classifica per regioni.

“Siamo stati i primi a chiedere ufficialmente una misura che andasse a coprire il 100% degli investimenti per le ristrutturazioni – continua Vanzini - nonostante la positività dell’intervento, come in ogni Legge, però ci sono anche delle criticità che hanno bisogno di essere smussate  affinché il complesso normativo possa essere più vicino alle esigenze delle piccole imprese e dei fruitori. Su questo lavoreremo da subito. La nostra perplessità riguarda fondamentalmente la complessità degli adempimenti legati alla cessione dello sconto, specialmente se paragonata al meccanismo più immediato della detrazione per gli interventi di recupero edilizio al 50%. E’ necessario incoraggiare chi vuole fare questi lavori e non spaventare con richieste che poi portano a rinunciare a una opportunità di questo tipo”.

Le imprese dell’edilizia sottolineano anche come 18 mesi di tempo per effettuare i progetti, richiedere le autorizzazioni, trovare i finanziamenti per i privati, affidare gli appalti e terminare i lavori, siano troppo pochi. “Su questo punto – riprende Vanzini – chiediamo uno spostamento almeno a fine 2023, altrimenti i tempi sarebbero troppo stretti e tanti progetti potrebbero saltare. Chiederemo anche che venga alzata la percentuale detraibile sulle semplici manutenzioni straordinarie delle facciate interne, facendola arrivare al 90% già previsto per quelle esterne”.

“Un altro punto importante è quello relativo alla cessione del credito – sostiene Vanzini -. Le piccole imprese artigiane, per loro natura, infatti, non sono in grado di anticipare il costo dei lavori che, solo per piccoli progetti potrebbero movimentare decine di migliaia di euro, mentre per ristrutturazioni di interi condomini arriverebbero anche a parecchie centinaia di migliaia. Le imprese devono continuare a fare il loro lavoro senza trasformarsi in collettori di problemi, anticipando liquidità che non hanno o risolvendo problemi burocratici.” “La norma deve consentire un meccanismo semplice che porti il committente a dialogare direttamente con gli Istituti di Credito che, in maniera immediata e automatica, poi riverserà il credito verso le imprese. Insomma – conclude Vanzini – non vogliamo che terzi soggetti, che nascono per speculare in queste situazioni, costringano le imprese ad accettare percentuali di ricavo non idonee, non adeguate e non congrue alle prestazione effettuate”.  

Massimiliano Sciullo