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Cronaca | 22 giugno 2020, 13:06

Ex Embraco, Nosiglia preoccupato: “Temo nuovi casi simili, bisogna cambiare la cultura del lavoro”

L’arcivescovo di Torino: “Va promossa un’economia che metta al centro la persona e non il profitto. Si attivi il tavolo con ministero, regione, sindacati, Whirpool e Ventures”

Ex Embraco, Nosiglia preoccupato: “Temo nuovi casi simili, bisogna cambiare la cultura del lavoro”

Il caso dell’ex Embraco è emblematico di un modo di gestire l’economia basato sui soldi e il profitto secondo una logica che era quella di considerare i lavoratori come manovalanza necessaria, ma che conta solo perché produce ricchezza a chi se ne appropria”. Sono parole durissime quelle che l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, utilizza per tornare su quello che, in Piemonte, è forse il simbolo del diario e del dramma vissuto dal mondo del lavoro.

Dopo tante interlocuzioni e incontri, le proteste dei lavoratori dell’ex Embraco non si placano. Ogni promessa, di fatto, non ha poi trovato seguito. Un esempio su tutti? Il tavolo con il ministero, fortemente voluto da Nosiglia. L’arcivescovo, in occasione dell’imminente festa di San Giovanni, ha voluto riportare l’attenzione sui lavoratori piemontesi ancora fermi: “La dignità della persona che lavora, il suo essere considerato parte integrante e responsabile dell’impresa è messo sempre in secondo piano. Quello che conta sembra essere il capitale e la sua crescita, rispetto a ogni altro valore compreso quello umano di chi lavora e della sua famiglia”.

Da Nosiglia arriva quindi un appello a un cambiamento, magari proprio una volta lasciata alle spalle la crisi del Coronavirus: “Bisogna cambiare cultura, mentalità e sistema del modo del lavoro così come lo abbiamo conosciuto. Va promossa un’economia che metta al centro la persona, un’economia di comunione come voluto da Papa Francesco”. Il rischio, altrimenti, è che nei prossimi mesi possano esserci nuovi casi ex Embraco: “Quando la cassa integrazione terminerà, si produrranno gravi penalizzazioni per i lavoratori”.

Ecco perché le parole di Nosiglia toccano le istituzioni tutte, trasversalmente: “Gli interventi dello Stato devono orientare tali scelta, non basta dare soldi che servono a tamponare le situazioni esistenti ma non a dare vita a un’economia nuova”. Da qui la richiesta di fare vita al tavolo sospeso dalla pandemia: “Ora è il tempo di farlo, senza rovesciare sugli altri la colpa o la soluzione del problema, ma attivando un percorso concreto e condiviso che assicuri la migliore soluzione possibile che salvaguardi un post di lavoro per tutti i lavoratori”.

La Fiom Cgil di Torino è subito intervenuta per commentare favorevolmente le parole dell'arcivescovo. Il segretario generale Edi Lezzi: "Concordo pienamente con Nosiglia in particolar modo sul concetto che l’economia deve mettere al centro le persone. Da parte nostra, insieme a FIM e UILM, abbiamo più volte detto cosa servirebbe per Torino: rilanciare la filiera dell’automotive con il paradigma dell’elettrificazione. E’ possibile muoversi in quel senso se otterremo nuove produzioni di autovetture per i nostri stabilimenti, a partire dal segmento B, per poi sviluppare tutta la filiera delle infrastrutture compresa l’installazione nel nostro territorio di una grande fabbrica di batterie capace di realizzare il ciclo completo dalla produzione, al riuso, al recupero ecocompatibile".

Andrea Parisotto

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