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Eventi | 02 luglio 2020, 10:28

Al Carignano di Torino martedì in scena "Camillo Olivetti"

Appuntamento alle 21 con lo spettacolo interpretato da Laura Curino per la regia di Gabriele Vacis

Al Carignano di Torino martedì in scena "Camillo Olivetti"

Al Teatro Carignano di Torino martedì 7 luglio 2020, alle ore 21.00, va in scena: CAMILLO OLIVETTI. Alle radici di un sogno di Gabriele Vacis e Laura Curino. Lo spettacolo è interpretato da Laura Curino per la regia di Gabriele Vacis.
Il monologo, prodotto da Associazione Muse, sarà replicato al Carignano fino a giovedì 9 luglio.
Camillo Olivetti è inserito nella rassegna SUMMER PLAYS. Sere d’estate al Teatro Carignano organizzata dal Teatro Stabile di Torino e da TPE – Teatro Piemonte Europa.

A 24 anni dal debutto di un cult del teatro di narrazione, Laura Curino racconta la storia del capostipite della Olivetti, un visionario che ha saputo trasformare un’idea capitalistica in uno dei brand più celebri al mondo nella tecnologia, nel design, nel welfare.

«È una festa - dichiara Laura Curino - perché è il ventiquattresimo compleanno dello spettacolo. È una festa perché è la mia prima replica dopo tutti questi mesi di silenzio. È una festa perché la storia di Olivetti, dopo più di 700 repliche in giro per il mondo, ha ancora tante valide ragioni per essere raccontata. È una festa perché incontrare il pubblico è sempre una momento meraviglioso di gioia e di completezza della nozione di teatro. Il teatro è vivo solo dal vivo!».

Olivetti è la storia di Camillo, il pioniere, l’inventore, l’anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del Novecento, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.
Con l’aiuto di biografie, interviste, testi letterari (indispensabile è stata l’arguta descrizione che di lui fa Natalia Ginzburg in 
Lessico Familiare) ne sono stati ricostruiti la vita, le figure che gli ruotano attorno, l’ambiente e le imprese.
Le voci narranti sono state poi affidate a due personaggi fondamentali della sua storia: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel.
Queste due donne, provenienti entrambe da una cultura di minoranza (ebrea la prima, valdese la seconda) sono state le protagoniste silenziose della formazione e della realizzazione del sogno olivettiano. È sembrato giusto riportare la loro voce in primo piano, paradigma delle tante voci femminili che in quegli anni hanno costruito nell’ombra.
È il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi.
La cosa più straordinaria è che è… tutto vero.

comunicato stampa

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