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Cronaca | 12 agosto 2020, 11:15

Dragoş Eugen Strungariu di Perosa Argentina, il fotografo del soccorso (FOTO)

Nonostante i turni sfiancanti durante l’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha raccontato la vita dei volontari della Croce verde con l’obiettivo di ribaltare l’immagine

Foto di Dragoş Eugen Strungariu

Foto di Dragoş Eugen Strungariu

C’è dignità anche nella stanchezza, orgoglio nella fatica. Dragoş Eugen Strungariu, che ormai può essere considerato il fotografo delle Croci verdi pinerolesi, con i suoi scatti ha ritratto la dignità e l’orgoglio dei volontari nel settore sanitario proprio nel periodo in cui la stanchezza e la fatica hanno raggiunto l’apice: durante l’emergenza per il Covid-19. E alcune sue foto sono diventate emblematiche del momento: come quella a Louis Faye, volontario delle Croce verde di Porte, che a fine turno prega per il Ramadan, inginocchiato davanti all’ambulanza.

Volontario anche lui per la Croce verde di Porte, autista delle ambulanze, in quei giorni ha saputo unire le sue due passioni fotografando il colleghi in servizio, nonostante i turni che arrivavano anche a 17 ore: «È stato un periodo talmente impegnativo da trovarci senza tempo da dedicare alle nostre passioni. Così ognuno di noi ha dovuto escogitare il modo per esercitarle anche all’ambito del servizio di soccorso: io ho fotografato, nei tempi morti, ad esempio mentre i miei colleghi di servizio prelevavano i malati in casa oppure durante le infine attese in pronto soccorso affinché venisse liberata una stanza per un sospetto Covid-19».

Mano a mano anche altre sezioni della Croce verde hanno richiesto i suoi scatti: «Ho fatto scatti per quelle di Perosa Argentina, di Cumiana, di Pinerolo, di Villastellone e di None e le mie foto sono state usate anche dall’Anpas, l’Associazione nazionale pubbliche assistenze». Ventottenne perosino, Strungariu ha iniziato a fare il volontario nel 2010 prima alla Croce verde di Perosa Argentina e poi a Porte. Originario di una delle zone più povere della Romania è arrivato in Italia 14 anni fa con il resto della sua famiglia al seguito della madre che intanto aveva trovato un impiego. Ora lavora per la cooperativa sociale Quadrifoglio di Pinerolo, ma all’inizio del lockdown ha visto sfumare la sua carriera professionale: «Fino ad allora lavoravo come cameriere durante stagioni turistiche a Sestriere e poi d’estate per una agenzia partivo come fotografo per i villaggi turistici nel Sud Italia. Due impieghi in un settore che si è bloccato».

Fotografare il soccorso per lui è un modo per riabilitare l’immagine del volontario: «Tanta gente pensa che siamo sfruttati oppure che siamo persone che non hanno nulla da fare. Io voglio far passare un’altra immagine della nostra attività: è un impegno in cui mettiamo amore e penso che a per tutti noi regali momenti rari in cui ci si sente completamente fieri di se stessi. È vero: non riceviamo una retribuzione monetaria ma ne esiste comunque una emotiva». Durante l’emergenza sanitaria, le sue foto sono state “terapeutiche” per i colleghi. Come quella a Faye: «Eravamo di ritorno da un servizio che ci aveva abbattuti molto dal punto di vista psicologico. Lui era in pieno Ramadan, si asteneva quindi dal bere e mangiare e l’ho visto più stanco del solito. Abbiamo deciso di fare quella foto affrontando la pesantezza che ci sentivamo addosso e rappresentando l’umiltà del nostro impegno».

Elisa Rollino

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