Cultura e spettacoli | 21 agosto 2020, 10:15

"Troppo pubblico": torna in replica "Un divano a Tunisi"

Distretto Cinema organizza una seconda data: la prima volta, 800 persone non erano riuscite a entrare

"Troppo pubblico": torna in replica "Un divano a Tunisi"

 

Martedì 18 agosto, all'anteprima nazionale a "Cinema a Palazzo" a Torino per "Un divano a Tunisi", 800 persone non sono riuscite a entrare (250, invece, quelle che si sono accapparate un posto): una lunga folla, in coda davanti al portone di Palazzo Reale (in foto) ben prima dell'apertura, per un titolo che davvero non ti aspetti. Così, Distretto Cinema, che organizza la rassegna, ha pensato a una seconda presentazione del film sia per i torinesi sia per i turisti presenti in città: sarà lunedì 24 agosto alle 22. " dice il direttore artistico Fulvio Paganin, che sottolinea anche come, da qualche settimana, si sia registrato un incremento dei turisti italiani e stranieri che a luglio non c'erano.

"Un divano a Tunisi" è un lungometraggio che racconta bene la Tunisia, e in particolare la classe media, lacerata tra modernità, ipocrisie e tradizione. E' il primo della regista franco-tunisia Manele Labidi Labbé, ambientato all'indomani della 'Primavera araba' quando Selma Derwich, psicanalista di 35 anni, interpretata con grazia e intensità dall'attrice iraniana Golshifteh Farahani, lascia Parigi per aprire un proprio studio alla periferia di Tunisi, dov'è cresciuta. In Tunisia, Selma intende risollevare il morale dei suoi connazionali dopo lo shock della rivoluzione e la caduta di Ben Ali, ma deve scontrarsi con la diffidenza locale, con un'amministrazione passiva e con un poliziotto che le rema contro.

Un film che, ha raccontato la regista, è nato quanto la donna ha svelato alla madre di essere in analisi: "Ho avuto paura che morisse: per una donna tunisina, musulmana e tradizionalista come mia madre, era decisamente troppo". Nel cast Golshifteh Farahani, Majd Mastoura, Aïcha Ben Miled, Feriel Chamari, Hichem Yacoubi, Najoua Zouhair, Jamel Sassi e Ramla Ayari.

 

Giulia Amodeo

Leggi tutte le notizie di STRADE APERTE ›

Giulia Amodeo

Ogni forma d’arte mi affascina e la passione per la scrittura mi accompagna fin dalle scuole Elementari. Nata a Priverno (LT), sono laureata in Comunicazione Interculturale e attualmente studio Comunicazione, ICT e Media. Dopo due anni di scoperta della cultura francese e molti viaggi alle spalle, che mi hanno educata al rispetto e all’amore delle diversità, sono arrivata a Torino, dove vivo ormai dal 2016.

Strade aperte
Questa rubrica nasce convogliando insieme viaggi, scrittura e un’identità culturale fluida e in costante arricchimento grazie all’incontro con l’altro. L'obiettivo è raccontare la multiculturalità che fa di Torino una delle città più ricche e accoglienti. Quartieri carichi di fascino sono popolati da persone di diversa provenienza e cultura. Si parla di storie di vita, di festività nazionali provenienti da tutto il mondo, di lotte pacifiche di natura sociale, di comunità. Culture, ma anche altro, soprattutto con la collaborazione di chi rappresenta le numerose comunità straniere presenti nel territorio piemontese: i Consoli.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium