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Sanità | 21 settembre 2020, 17:13

I medici di base lanciano l'allarme: “Preoccupati per la gestione dei vaccini”

I sindacati sono stati convocati per fare il punto sull’evoluzione dei tamponi effettuati dall’inizio dello stato di emergenza sanitaria, ma nel corso dell’incontro sono state toccate le numerose questioni che la medicina territoriale

I medici di base lanciano l'allarme: “Preoccupati per la gestione dei vaccini”

“Quest’autunno la campagna vaccinale contro l’influenza potrebbe essere complicata: al momento non siamo in grado di gestirla sotto il profilo organizzativo e abbiamo la necessità di vaccinare il maggior numero di pazienti, per evitare che all’insorgere di sintomi influenzali ci sia l’intasamento dei Pronto soccorso e un boom di tamponi per Covid 19. Metteteci in condizione di poterli effettuare”.  

E’ l’appello lanciato dalle organizzazioni sindacali dei medici di base Smi, Fimmg e Snami Piemonte, sentite nella seconda riunione del gruppo di lavoro che si occupa dell’indagine conoscitiva sulla gestione dell’emergenza Covid.

I sindacati sono stati convocati per fare il punto sull’evoluzione dei tamponi effettuati dall’inizio dello stato di emergenza sanitaria, ma nel corso dell’incontro sono state toccate le numerose questioni che la medicina territoriale ha affrontato e continua ad affrontare in relazione alla pandemia.

“Sui tamponi si è scontata una grande disorganizzazione - hanno detto - dovuta all’impreparazione dei Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp) a gestire una richiesta massiccia, all’iniziale mancanza dei reagenti e dei laboratori per processarli. Un errore è stato non eseguire da subito tamponi mirati a chi era più esposto al rischio di contagio e quindi di trasmissione, a partire dal personale sanitario. Oggi siamo arrivati a 5 mila tamponi al giorno, ma potrebbero non essere sufficienti ad ottobre, con il rischio di aumentare le code dei pazienti negli hub dove possono essere effettuati gratuitamente. La richiesta è di mettere i medici di famiglia nella condizione di richiederli e ottenerli rapidamente, per poter garantire l’isolamento dei pazienti positivi il prima possibile”.

Inoltre è stato rilevato che all’interno delle Rsa, nonostante le richieste inoltrate più volte ai Sisp, a febbraio e marzo non sono stati eseguiti tamponi e persiste tuttora il problema della disparità di trattamento tra pazienti in regime di convenzione, che hanno diritto al tampone, e pazienti privati, per i quali non è possibile accedere attraverso il sistema sanitario pubblico.

Secondo i sindacati, più in generale, si è scambiato un problema di sanità pubblica con un problema di assistenza sanitaria, concentrando l’attenzione e gli investimenti sugli ospedali e tralasciando la medicina territoriale, rispetto alla quale - hanno precisato - mancano investimenti da 15 anni. 

Si chiedono soluzioni normative adeguate, il potenziamento dei Sisp, maggiore integrazione tra i vari servizi territoriali, turn over dei medici di famiglia, che continuano ad andare in pensione senza essere sostituiti, luoghi idonei alla quarantena per i pazienti che non possono restare a casa. 

Sulle questioni affrontate hanno fatto domande i consiglieri dei gruppi Lega, Luv, Pd e M5s. Al termine dell’incontro il gruppo della Lega ha proposto di sottoporre all’esame della commissione Sanità alcune delle problematiche sollevate, in particolare quelle legate al vaccino antinfluenzale.

“Il confronto con una delle categorie più esposte nel corso dell’epidemia ha fatto emergere un grave livello di impreparazione del sistema all’insorgere dell’epidemia e ritardi importanti. Assenza di dispositivi di protezione e impossibilità a procurarseli privatamente, diversi giorni di attesa per l’effettuazione del tampone, problemi con il sisp: tutti elementi che hanno impedito un efficace lavoro di individuazione e isolamento. E ancora oggi, in previsione di una seconda ondata, pare manchi un vero confronto con la categoria per potenziare il territorio” commenta il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale.

“Ha sorpreso scoprire che nelle RSA venivano applicate scelte, anche in materia di tampone, differenti a seconda che si trattasse di pazienti in regime privatistico o in regime convenzionato. Una discriminazione inaccettabile dal punto di vista del diritto alla salute costituzionalmente garantito a tutti e del tutto inadeguata dal punto di vista medico a garantire la salute dei residenti all’interno delle RSA. Inoltre, c’è il rischio concreto e non affrontato che non ci siano medici disponibili a prendere servizio in RSA” sottolinea Coordinatore del Gruppo d’Indagine Covid-19 (Pd), che continua: “sulla prossima stagione autunnale, il grido d’allarme dei sindacati è preoccupante: la prossima campagna vaccinale è a rischio per i numeri imponenti che richiederà e i medici di base da soli non saranno in grado di sostenerli”.

Comunicato Stampa

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