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Economia e lavoro | 23 ottobre 2020, 10:00

Tra pilun e pergole, alla scoperta dei vigneti eroici di Carema e Settimo Vittone [VIDEO e FOTO]

Da Achille Milanesio a Bianca Seardo, passando per il sindaco di Carema Flavio Vairos, le testimonianze di chi oggi valorizza i vigneti alpini e il territorio

Tra pilun e pergole, alla scoperta dei vigneti eroici di Carema e Settimo Vittone [VIDEO e FOTO]

Se la definizione di vigneti eroici fosse accompagnata da una fotografia, probabilmente l'immagine di Carema e dei suoi terrazzamenti descriverebbe alla perfezione la bellezza e l'unicità dei vigneti alpini. E' qui, tra pergole e pilun, che fa tappa il viaggio alla scoperta di quei vini provenienti da un contesto tanto difficile quanto affascinante.

La prima persona che incontriamo è Achille Milanesio, produttore di Carema, titolare di un'azienda vitivinicola e nato tra i vigneti: "Vivo qui da quando sono nato, appartengo a una famiglia di viticoltori e vivaisti che coltivano la vigna a Carema da sempre". Se tanti anni fa la produzione del vino avveniva solo per uso famigliare e in parte da commercializzare, oggi la situazione è differente: le possibilità di commercializzazione sono aumentate, le cantine fanno spesso rete tra loro per far conoscere i vini locali. "Vedendo la generazione prima della mia che sta cominciando ad abbandonare le vigne di famiglia, ho pensato di rilevarle per  produrre un vino da immettere sul mercato" racconta il signor Milanesio.

Il suo è un lavoro quotidiano duro, fatto di uva raccolta a mano, senza l'utilizzo di macchinari vari: "Qui a Carema si coltiva una varietà di Nebbiolo che viene chiamata Picotendro ed è una varietà locale coltivata solo in queste zone sui terrazzamenti".  Il paesaggio, nemmeno a dirlo, è unico. Favoloso. Sui terrazzamenti sono disposte le pergole, che ricoprono il terreno come un enorme tappeto verde. Servono a sfruttare al massimo lo spazio, che è sempre molto ridotto. Le pergole sono costruite con del legno di castagno e vengono sostenute da dei pali: sulla parte anteriore vengono chiamati “Pilun”, dei coni. Dietro invece vengono appoggiate ai muri o sostenute con dei pali di castagno" spiega Achille. Tutto quello che viene fatto in vigna avviene sotto le pergole e viene fatto a mano: "Non c’è la possibilità di passare con mezzi, per questo ci muoviamo manualmente".

Per rilanciare il territorio e favorirne la promozione, fondamentale poi il supporto della politica locale. Flavio Vairos, sindaco di Carema dal maggio 2019, rivela quello che per l'amministrazione è un progetto fondamentale per supportare i viticoltori locali: la Gran Masun. "Vorremmo diventasse il centro per tutti i viticoltori e le realtà di Carema: andremo a raccogliere quella che è stata la storia, realizzando un museo multimediale e immersivo, con contenuti che potranno variare nel tempo". La realizzazione del museo immerso, servirà a portare nel paese al confine tra il Piemonte e la Valle D'Aosta chi non ha mai vissuto questa realtà. Tra degustazioni e valorizzazione del territorio, la Gran Masun è destinata a diventare il luogo centrale della promozione di Carema.

Viviamo in un mondo estremamente dinamico e veloce, Carema si ritrova a vivere un momento magico, come spiegato dallo stesso sindaco Vairos: "L’obiettivo è di non perdere quanto fatto e di continuare a svilupparlo grazie al ritorno di giovani viticoltori che sanno valorizzare il territorio con i metodi moderni di coltivazione e commercializzazione".

A riprova di quanto unico e meraviglioso sia questa frazione di territorio, a qualche chilometro di distanza il panorama dei vigneti alpini di Settimo Vittone lascia a bocca aperta, tanta è la bellezza. Qui incontriamo Bianca Seardo, titolare dell'azienda vitivinicola che porta avanti ogni giorno con il marito. Una passione, quella per il vino, l'agricoltura e l'ambiente, nata proprio grazie a Cupido, all'amore: "Ho iniziato questo mestiere per caso, è stato l’incontro con mio marito che faceva questo lavoro a cambiare tutto: quando l’ho incontrato, otto anni fa, ero astemia. Non avevo in progetto di vita di fare questo. Mi sono innamorata di lui e di questo paesaggio in cui lavoriamo". Il paesaggio, come detto, è unico. Terrazzamenti ovunque.

"E' meraviglioso, ma questo territorio ha un grosso problema: il rischio che i vigneti vengano abbandonati. Il paesaggio è unico al mondo ed è la motivazione più grande per noi, quella che ci ha spinto a continuare e ingrandire sempre di più i nostri progetti" racconta Bianca. Il vino da queste parti è il cuore pulsante della loro attività, venendo prima prodotto e poi commercializzato. In questo caso però, per Bianca e il marito, il vino è anche visto come un mezzo per raccontare il territorio e il lavoro che c'è dietro al mestiere di viticoltore: "I piloni in pietra calce, i muri in pietra a secco e il mantenimento delle pergole, sono elementi che hanno dietro un lavoro e saper fare che è il nostro pane quotidiano ed è la cosa che vorremmo preservare e trasmettere. Un conto è il manufatto, l’altro è il come si fa questa cosa". 

"Vogliamo far capire che questo modo di costruire non è un volere estetico, tutto è funzionale a fare il vino e agricoltura" è l'ammissione della titolare dell'azienda vitivinicola. Per bianca e suo marito, la valorizzazione del territorio è una vera e propria missione: "Come contadini cerchiamo di non produrre solamente il vino, che oggi è quasi un bene di lusso, ma anche foraggio e ortaggi, tutto quello che manda avanti questo territorio. Il bosco, per esempio, è un ecosistema: cerchiamo di curarlo, di conoscere le erbe spontanee che nascono al suo interno, di tagliare i rovi. Come aiutanti abbiamo una ventina di pecore che pascolano sui terreni abbandonati che cerchiamo di recuperare: entrano per prime, puliscono e poi facciamo il grosso del lavoro noi". 

"E' la passione che ci manda avanti e ci permette di lavorare". Una testimonianza d'amore per il territorio che rende alla perfezione l'idea di quanto valore abbia la vita vissuta in mezzo ai vigneti eroici

Andrea Parisotto

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