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Economia e lavoro | 25 ottobre 2020, 14:28

Nuova serrata anticoronavirus: i sindaci delle Valli Chisone e Germanasca scrivono a Cirio e Conte

I primi cittadini lamentano un provvedimento che non distingue tra la movida delle grosse città e gli sforzi fatti da territori già compromessi economicamente

Il presidente dell'Unione montana Marco Ventre

Il presidente dell'Unione montana Marco Ventre

«Comprendiamo la ratio degli ultimi provvedimenti legislativi, ovvero la necessità di garantire e preservare la salute pubblica e quella di ogni singolo cittadino italiano ma questa esigenza deve conciliare o comunque non compromettere l’economia, già oltremodo colpita, dei nostri territori». Con queste parole si chiude la lettera che i sindaci delle Unione montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca hanno indirizzato al presidente della Regione Alberto Cirio e la presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo l’ulteriore stretta per ridurre il contagio.

Diversi i punti toccati nella lettera: dai bar ai ristoranti, passando per piscine, cinema, palestre e teatri. I primi cittadini ricordano gli sforzi fatti dagli imprenditori per adeguarsi alle norme di distanziamento sociale e respingono la decisione di una serrata complessiva di alcuni settori, che non tiene conto delle peculiarità di un territorio e, a loro dire, è l’ammissione di non riuscire a fare controlli: «Allora vedere le immagini di Cervinia o gli assembramenti della movida delle grandi Città non fanno altro che alimentare una rabbia sempre più diffusa per uno Stato che alla fine colpisce tutti in modo indiscriminato, anche e soprattutto chi, comprendendo la gravità del contesto, ha adottato tutte le cautele del caso».

Un riferimento particolare va all’impianto sciistico di Prali, che è vitale per l’economia di una zona: «L’eventuale chiusura ad esempio di un impianto sciistico come quello del Comune di Prali che si è adottato di ogni misura per garantire il necessario distanziamento sociale tra i fruitori degli stessi impianti vuole dire colpire direttamente ed indirettamente tutta la Val Germanasca con un impatto occupazionale drammaticamente importante generalizzando colpevolmente le immagini di Cervinia ai nostri territori».

Marco Bertello

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