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Economia e lavoro | 29 ottobre 2020, 07:03

Dpcm e chiusure anticipate per la ristorazione, il grido d'allarme delle imprese artigiane: "Punire i comportamenti scorretti, no a stop generalizzati: 5000 a rischio chiusura"

De Santis (Confartigianato): "I danni arrecati non possano essere risarciti solo con misure compensative di ristoro economico, annunciate dal Decreto ristori”

Dpcm e chiusure anticipate per la ristorazione, il grido d'allarme delle imprese artigiane: "Punire i comportamenti scorretti, no a stop generalizzati: 5000 a rischio chiusura"

"Non controllo, ma punizione". Questo il giudizio che Confartigianato Torino esprime sulle misure contenute nell'ultimo dpcm, che costringe alla chiusura anticipata le attività di gelateria, pasticceria, ristoranti e pizzerie. Un "panorama" che a livello piemontese conta quasi 5000 imprese (4.944 per la precisione), ovvero 1200 gelaterie e pasticcerie, 3.040 pizzerie artigiane e 704 rosticcerie artigiane. "Attività che danno lavoro ad oltre 18mila persone e che coinvolgono migliaia di imprese che a cascata lavorano nell’indotto della ristorazione" sottolinea Dino De Santis, che di Confartigianato Torino è presidente.

“Riteniamo - prosegue - sia più utile ed efficace intervenire con misure che puniscano i comportamenti scorretti di singoli cittadini e di operatori anziché stoppare in modo casuale, generalizzato e incomprensibile solo alcune attività. Non possiamo passivamente accettare le chiusure laddove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure imposte dai protocolli di sicurezza e dove è stato verificato che il rischio Covid è sotto controllo”.

“Le derive di queste chiusure - dice ancora De Santis - che minacciano lo spirito di intraprendere vitale per il nostro territorio, rischiando di portare a rassegnazione diffusa, sono troppo pericolose. Riteniamo che i danni che arrecano non possano essere risarciti solo con misure compensative di ristoro economico, annunciate dal “Decreto ristori”. Non dimentichiamo poi tutte le imprese operanti in quei settori che continuano ad essere bloccati per i limiti della circolazione turistica, pensiamo ai taxi, Ncc e Bus-Operator, per il diffuso ricorso allo smartworking e per la limitazione alle celebrazioni di eventi con tutto il loro variegato indotto. Il loro sacrificio dura da mesi”.

“Infine - continua - La restrizione di orario si traduce in una assurda disparità di trattamento a vantaggio di altre tipologie di vendita dei nostri straordinari prodotti. Infatti la commercializzazione nei gelati nei supermercati, attraverso i banchi frigo, è consentita fino all’orario di chiusura dei supermercati mentre viene negata alle piccole gelaterie artigiane dopo le ore 18.00. Così si colpiscono le nostre aziende che hanno già subito i pesanti effetti delle chiusure durante il lockdown".

“Mi auguro che le misure di ristoro annunciate dal Governo siano effettivamente commisurate all’impatto provocato dalle nuove restrizioni sull’attività dei nostri imprenditori e che soprattutto siano erogate in tempi rapidi per evitare il rischio di chiusura delle imprese. Siamo comunque consapevoli che gli importi che saranno stanziati dal Decreto ristori rappresentano una boccata di ossigeno ma non saranno risolutive, infatti molte imprese artigiane della ristorazione chiuderanno (temporaneamente) i battenti, concentrandosi solo sul take away”. 

Massimiliano Sciullo

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