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Attualità | 01 novembre 2020, 12:10

A Torino il “grido di dolore” della Stimmate Calcio: “Terribile vivere nell'incertezza”

La società sportiva con sede nel basso San Donato ha sospeso tutte le attività a tempo indeterminato: “Le scelte del Governo precludono qualsiasi ipotesi di programmazione del futuro”

A Torino il “grido di dolore” della Stimmate Calcio: “Terribile vivere nell'incertezza”

Uno dei settori più in difficoltà a causa dell'emergenza coronavirus è sicuramente quello dello sport dilettantistico. A lanciare l'ennesimo “grido di dolore” è la Stimmate Calcio, associazione con sede nel basso San Donato e più precisamente nella parrocchia delle Stimmate di San Francesco d'Assisi, in Via Ceva angolo Via Livorno.

La società sportiva ha deciso di sospendere a tempo indeterminato tutte le attività di calcio a 5 e pallavolo, trasmettendo il proprio rammarico attraverso un lungo post sulla propria pagina Facebook: “Nei primi giorni di marzo – fanno sapere dal Consiglio Direttivo – siamo stati lasciati soli con decreti e provvedimenti poco chiari che lasciavano eccessive libertà interpretative, inammissibili quando si parla di salute. Per tutelare i nostri atleti avevamo deciso di anticipare le misure di lockdown lasciando a casa circa 80 ragazzi”.

Nonostante gli allentamenti primaverili ed estivi, la Stimmate ha comunque proseguito con la chiusura dell'attività, salvo poi rivedere la scelta grazie all'affetto dimostrato dai propri tesserati: “La nostra intenzione – proseguono – era quella di evitare di diventare incolpevolmente causa di contagio".

"L'elevato numero di messaggi di sostegno ricevuti da ragazzi e famiglie ci ha poi fatto tornare sui nostri passi: per questo abbiamo deciso di ripartire dimezzando, però, le squadre e adottando protocolli molto stringenti e cautelativi; per il calcio a 5, in particolare, abbiamo anticipato i Dpcm praticando l'attività sportiva solo in forma individuale”.

La situazione, alla luce della seconda ondata e delle relative misure governative, è peggiorata ulteriormente: “Le Faq – aggiungono – correlate al Dpcm del 24 ottobre confermavano esplicitamente il permesso di svolgere gli allenamenti in forma individuale, anche se la chiusura delle palestre ci ha costretto a sospendere la pallavolo. Tre giorni dopo, il Ministero dell'Interno li ha vietati attraverso una circolare diffusa alle prefetture, in aperto contrasto con le precedenti disposizioni. Di fatto, il Governo dice che possiamo allenarci, ma se lo facciamo il prefetto può mandarci la polizia”.

Il futuro dello sport minore resta, in definitiva, tutto da decifrare: “Realtà come la nostra – concludono - sono costrette a vivere non solo nell'incertezza ma anche con questi paradossi: ringraziamo sinceramente i nostri atleti e le loro famiglie ma non chi ha la responsabilità di aver creato questa situazione che preclude qualsiasi ipotesi di programmazione del futuro”.

Marco Berton

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