Economia e lavoro - 11 novembre 2020, 11:53

Venerdì sciopero generale per il mancato rinnovo del contratto nazionale imprese di pulizia e multiservizi: in Piemonte incroceranno le braccia 50mila persone

35mila solo nell’area del torinese

Incroceranno le braccia per l’intero turno di lavoro del 13 novembre prossimo gli oltre 600mila addetti del comparto delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi in Italia, di cui 50mila circa in Piemonte e 35mila solo nell’area torinese.

La mobilitazione nazionale, che segue le iniziative articolate a livello territoriale nelle ultime settimane, non ultima la grande manifestazione del 21 ottobre, è stata indetta dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti in risposta all’indisponibilità delle associazioni datoriali e delle imprese del settore a rinnovare il contratto collettivo nazionale scaduto da oltre 7 anni.

La pandemia ha visto migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegate/i nei servizi di pulizia e sanificazione svolgere un ruolo essenziale per contenere il contagio e la diffusione del coronavirus nei presidi ospedalieri, nelle Rsa, nelle case di cura, nelle scuole, nelle università, nei tribunali, nelle fabbriche e negli uffici pubblici e privati, spesso mettendo a repentaglio la loro salute e sicurezza per garantire invece la salute e la sicurezza della collettività; lavoratrici e lavoratori che hanno paghe orarie del valore medio di circa 7 euro lordi!

I sindacati puntano il dito contro il dietrofront di associazioni (Anip Confindustria, Confcooperative Lavoro e servizi, Lagacoop Produzione e Servizi, Unionservizi Confapi, Agci Servizi) ed imprese del settore, prevalente nel sistema degli appalti pubblici che non hanno rispettato gli impegni e gli affidamenti facendo saltare tutti gli incontri di trattativa programmati e producendo, nei fatti, una strumentale dilatazione dei tempi negoziali mettendo in discussione l’avanzamento dei diritti e delle tutele e la definizione di un aumento economico congruo e dignitoso.

Molte imprese, spesso multinazionali, con la pandemia hanno incrementato in modo consistente il lavoro ed il fatturato, approfittando del senso di responsabilità, del lavoro, dell’impegno e dei sacrifici, di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, il 70% donne, con salari da fame, part time involontari e carichi di lavoro pesanti.

L’emergenza pandemica ha evidenziato l’importanza del lavoro di queste lavoratrici e  lavoratori, definite/i cavalieri ed eroi, che non hanno bisogno di titoli ma del giusto riconoscimento del lavoro prestato e dell’avanzamento dei diritti e delle tutele del contratto nazionale.

comunicato stampa