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Attualità | 28 novembre 2020, 11:10

La casa della rondinella in via Arsenale

La leggenda dell’uomo che trasformò la sua casa in una reggia grazie al gioco del Lotto

La casa della rondinella in via Arsenale

Una porta nuova.

"Il dottor Caramagna, ha vinto al lotto" diceva la dirimpettaia.

La pittura fresca.
"Caramagna ha indovinato i numeri un'altra volta" bisbigliavano le lavandaie con i panni in bilico sulla testa.

Cento e più candele.
"10, 14, 59,67,90... Tutti e cinque i numeri ha preso" raccontava il fornaio con la faccia sporca di farina e l'animo di gran invidia.

Un tappeto arrivato da lontano.
"Cinque volte"
"Cosa?"
"Le ho contate, ha vinto cinque volte dall'inizio dell'anno" sussurrava la perpetua all'orecchio dell'acquaiolo.

Un vaso da Venezia, dei piatti dal Regno dei Borboni, un trumeau dall'altra parte delle Alpi.
"Ormai si è fatto una casa come quella di un conte" borbottava il parroco.

"Io so come fa" disse un giorno il figlio della dirimpettaia. Un ragazzo dinoccolato con denti da coniglio su un viso da furetto.
"Come?" gli rispose la madre guardandolo con tanto d'occhi.
"Ogni due settimane una rondinella va a posarsi sul davanzale del secondo piano, lui la saluta e le fa le feste manco fosse una di famiglia"
"E quindi?" lo incalzò Clara, la lavandaia dai fianchi importanti.

"Poi, ogni volta, esce a giocare i numeri e vince"
"Ma questo che c'entra?" si avvicinò il fornaio con una biova sotto il braccio.

“È la rondinella!" concluse soddisfatto il ragazzino.

Gli altri rimasero a guardarlo aspettando che aggiungesse ancora qualcosa. Ma a lui pareva proprio di esser stato sufficientemente chiaro.
"Quindi?" chiese la perpetua dal naso lungo e sottile.
"Come fa?” si agitò Franchino spargendo acqua a destra e a manca.

“Non ce l'hai ancora spiegato" sbottò don Federico dalla pancia prominente.
"Come no? È la rondine, la rondine gli porta i numeri da Milano".

“È una sciocchezza” la madre.

“Non può essere, per tutti i panni di Napoleone!” la lavandaia.
“Sarebbe assurdo come una pagnotta senza sale!” il fornaio.
“Roba da matti” la perpetua.

“Da fattucchieri!” l’acquaiolo.
“Fattucchieri e malandrini!” concluse il parroco, poi scosse la testa e, a passo deciso, andò a bussare alla porta di Caramagna.

"Che volete fare?" bisbigliò la perpetua sospettosa.
"Chiedere una bella offerta per la Chiesa. Tutti gli animali sono opera del Signore e anche il Signore ha diritto a un bel tappeto nuovo!"

Caramagna aprì la porta. Tutti si sporsero per sbirciare e in molti furono pronti a giurare che, in fondo alla stanza in penombra, su un bel busto di bronzo, fosse appollaiata una rondinella.

E da quel giorno, la voce si sparse e la casa del dottor Caramagna venne chiamata da tutti la casa della rondinella, ca dël rondolin.

All’inizio dell’Ottocento i numeri del Lotto venivano estratti a Milano. Non essendoci i mezzi di comunicazione e trasporto di adesso, i numeri venivano annunciati in tutto il Regno con un certo ritardo. Il ritardo era tale che, nelle altre città, vi era il permesso di giocare fino a molte ore dopo l’effettiva avvenuta estrazione.

Narra la leggenda  che un tale, torinese, abitante in via Arsenale, approfittò della curiosa situazione mettendosi d'accordo con un suo amico di Milano. Questi, assisteva all'estrazione pubblica e poi mandava i numeri a Torino, scritti su un foglietto, legati alle zampe di una rondinella ammaestrata. In questo modo il compare li giocava, accumulando denari su denari e arricchendo di settimana in settimana la sua casa.

La storia è decisamente improbabile ma altrettanto affascinante.

Rossana Rotolo

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