Cultura e spettacoli | 28 novembre 2020, 07:40

5+7+5= HAIKU, un genere poetico ancora poco conosciuto

A raccontarcelo è la poetessa Floriana Porta: "L’introspezione rimuove il superfluo e coglie l’essenziale; è questa la grande lezione dell’Haiku"

5+7+5= HAIKU, un genere poetico ancora poco conosciuto

Buona domenica miei cari #poetrylovers!

E buona domenica anche a chi è capitato qui per caso, forse per la prima volta, a chi preferisce i romanzi (non sentitevi in colpa, vi perdono) e a chi, leggendo questa rubrica, ritrova un po’ di sé.

Se ho dimenticato qualcuno, me ne scuso. Ho tante di quelle cose per la testa; sapeste… Cominciamo a tirarle fuori, prima che implodano!

Credo ormai mi abbiate inquadrata; tolti i caratteri generali (donna, 30 anni, poetessa, 158 cm di altezza – ognuno portato con orgoglio –, piemontese, un po’ matta) una qualità spicca sopra le altre. Una si erge a bandiera della mia personalità: sono curiosa. Curiosa come potrebbe esserlo la regina Maria Antonietta rediviva, di fronte all’ennesimo plateau di pasticcini. Assaggio, sempre. Assaggio, tutto. Letteralmente e metaforicamente! Perché ne vale la pena.

Vivere e gustare sono sinonimi, a parer mio. E l’arte va mangiata, la poesia assaporata, la sensibilità nutrita.

Data tale premessa, capirete come mai in questo articolo abbia scelto di parlarvi di Haiku, un genere poetico ancora poco conosciuto; immenso nella sua immediatezza, fulmineo nella sua pacatezza. Da dove viene? Direttamente dal paese del Sol Levante, il Giappone.

Bando allo scetticismo e al piattume, quest’oggi si esplora: issate le vele!

Qualche breve accenno alla storia e alla forma: l’Haiku è un componimento tipico della lirica giapponese nato nel periodo Edo (1603-1868), strutturato in tre versi rispettivamente di 5, 7 e 5 suoni ciascuno che, in italiano, si considerano per praticità sillabe. Matsuo Bashō (1644-1694) è considerato l’iniziatore.

Gli Haiku sono micro-poesie di matrice filosofica Zen caratterizzate dal susseguirsi di pieni e vuoti, silenzi e misteri. Le tematiche principali sono: la bellezza della natura che ci circonda, l’alternarsi delle stagioni, la magia della solitudine, l’universo emotivo e l’inesorabile scorrere del tempo.

Sarà che oggi ho mangiato piccante ma voglio proprio strafare, amici. Non solo la scelta di un argomento che esula dai soliti orizzonti, bensì un cambio di registro totale! Già, perché ho lasciato per ultima la sorpresa finale: l’articolo riporterà l’intervista ad un ospite d’eccezione, la poetessa Floriana Porta, tra i massimi esponenti sulla scena piemontese di Poesia Haiku, per l’appunto.

Inutile dire che qualsiasi viaggio, accompagnato dalla presenza di una guida esperta, assume tutt’altro valore: cresce il beneficio personale dei partecipanti e ne resta un ricordo più vivido.

Serviamocene dunque, di questa guida, vista la sua gentile disponibilità.

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Floriana, grazie per essere qui con noi. È un vero piacere “usufruire” della tua esperienza. Siccome siamo tutti curiosi di conoscerti meglio, parto subito con la prima domanda: perché credi che, nonostante la loro struttura rigida, gli Haiku possano contenere tutto, tanto e di più? E quando hai cominciato a cimentarti nella loro scrittura?

Lo Haijin (maestro dell’Haiku) non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel momento, ciò che descrive. E a questa dimensione si arriva interagendo con il silenzio e concentrandosi su tutte le emozioni, soprattutto su quelle più vere e intime. L’introspezione rimuove il superfluo e coglie l’essenziale: ecco la grande lezione dell’Haiku.

Mi sono avvicinata a questo genere lirico nel 2008; inizialmente scrivevo pseudo-Haiku senza seguire la rigida metrica delle sillabe che li contraddistingue, con una certa ingenuità, lo ammetto. Poi, con il tempo, sono entrata sempre più profondamente nella dimensione spirituale che caratterizza questa pratica poetica e l’ho fatta mia.

Cosa ti affascina maggiormente?

È affascinante, almeno per me, quanto l’Haiku si avvicini all’indicibile e come questa riduzione della parola e del linguaggio ci conduca all’autenticità della natura delle cose. Il mio interesse va poi oltre la poesia: attraverso determinate tecniche pittoriche – il sumi-e in particolare, insieme ad altre – amo ricreare piccoli Haiku visivi. Come vedi, cara Johanna, porto avanti contemporaneamente diversi progetti e forme d’arte!

Quali maestri consiglieresti?

Come citato poc’anzi, consiglio di approfondire il grande poeta Matsuo Bashō, autore del libro “L’angusto sentiero del nord”. Si tratta di una delle sue opere fondamentali che, attraverso Haiku e brevi prose, descrive il lungo pellegrinaggio poetico, compiuto nel 1694, poco prima di morire, nel Giappone settentrionale. Bashō è senza ombra di dubbio l’artista che meglio ha definito l’essenza dell’Haiku.

Perché ultimamente sta guadagnando terreno e consensi, a parer tuo?

Semplice: per scrivere un Haiku bisogna fermarsi, rallentare, osservare e far proprio ciò che percepiamo; qui sta la grandiosità di questo brevissimo componimento poetico. È un’esperienza unica e può essere un valido strumento per dare forma a ciò che sentiamo.

È fantastico leggere che la poesia Haiku stia occupando sempre più spazio, persino nei programmi ministeriali delle scuole primarie e secondarie italiane. È infatti importante per i bambini avvicinarsi a questa pratica: l’incontro con le sillabe e il ritmo sarà per loro un’esperienza irripetibile.

Personalmente posso affermare che l’Haiku mi ha insegnato tantissimo. Soprattutto, a non sottovalutare mai la bellezza: in ogni angolo e in ogni luogo, anche il più anonimo o insignificante, può annidarsi qualcosa di unico e straordinario.

Se dovessi isolare il più ricorrente tra i temi degli Haiku, quale sarebbe?

Il rapporto Uomo-Natura è senz’altro il tema principale; non a caso è sempre presente anche nelle mie creazioni. La Natura e il momento racchiusi in tre soli versi: ecco come riassumerei, in poche parole, l’universo poetico dell’Haiku.

Svelaci qualche curiosità sul tuo futuro progetto; oltre a scrivere dipingi, giusto? Ho sentito delle voci, una parola anzi, gironzolarti attorno negli ultimi giorni: Kintsugi. Siamo tutt’orecchi!

Si tratta di un progetto artistico al quale tengo molto, che lega le mie due più grandi passioni: poesia e pittura. Proprio in questi giorni sto lavorando al nuovo libro, che raccoglierà un gran numero di creazioni artistiche (dipinti ad acquerello, collage, fotografie ecc.) e testi inediti. Il progetto è incentrato sull’arduo tema della rinascita: affronta ed esamina le crepe (kintsugi letteralmente significa “riparare con l'oro”), rapportandole alle profonde ferite dell’anima.

Più avanti vi darò altre informazioni; intanto invito i lettori a seguirmi su Facebook, Instagram e sul mio blog (https://florianaportablog.wordpress.com), dove troverete dipinti e poesie.

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L’intervista finisce qui, ahimè, anche se sarei andata avanti ore e ore ancora a spulciare ogni minimo dettaglio. Vorrà dire lascerò qualcosa per una prossima “puntata”.

Intanto, come di consueto, lascio sia la Poesia a parlare, con tutto il suo innato fascino. Non c’è modo migliore per assaporare pace e meraviglia.

Ecco tre Haiku, scelti per noi dalla stessa Floriana.

 

In controluce

il silenzio del tempo

s’apre al mondo

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All’orizzonte

la seta del kimono

sembra volare

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Lavacro d’occhi –

e puntello il cielo

pieno di stelle

 

Li vedete, nascosti proprio al centro?

 

Uomo e Natura, Tempo e Silenzio

 

Pensateci su.

また会いましょう

(Mata aimashō)

 

P.S. Come anticipato nell’articolo precedente, leggerò molto volentieri le poesie che vorrete propormi, includendone una di tanto in tanto. Scrivetemi all’indirizzo johanna.finocchiaro@poetiemozionali.it

Ecco la lirica vincitrice, ispirata al tema dell’Infanzia. E grazie a tutti gli altri per aver condiviso!

 

DEL TEMPO ANCESTRALE

 

Filtra fioca la luce primigenia

nel grembo sapiente

condensa l’universo

l’attesa dell’abbraccio

frammento d’ostinata

bellezza che anticipa la nascita

la subisce come una forzatura

 

Del tempo ancestrale rimane traccia

nelle ossa morbide della testa

schiuse

 

Nadia Chiaverini

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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