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Cultura e spettacoli | 04 dicembre 2020, 07:25

La Fondazione De Fornaris apre il suo museo virtuale: esposti 70 capolavori per la prima volta

Il progetto “Il Museo che non c’è” rende accessibili, grazie a tecnologie di ultima generazione, preziose opere dall'Ottocento a oggi. Sei le sale visitabili a 360 gradi dagli utenti

La Fondazione De Fornaris apre il suo museo virtuale: esposti 70 capolavori per la prima volta

La Fondazione De Fornaris di Torino ha lanciato “Il Museo che non c’è”, innovativo spazio virtuale dove esporre e valorizzare le opere che hanno caratterizzato quasi quarant'anni di attività. Si tratta di uno dei pochissimi esempi al mondo di museo non presente nella realtà, ma progettato appositamente per essere visitato e apprezzato solo sul web.

La collezione De Fornaris vanta migliaia tra dipinti, sculture, installazioni e raccolte di grafica, con capolavori di autori di primissimo piano dall’Ottocento a oggi: da Hayez a Morbelli e Pellizza da Volpedo, da de Chirico a Morandi e Casorati, da Burri a Carol Rama e Paolini, fino a Merz, Pistoletto e Penone. Per statuto, le opere vengono date in comodato gratuito alla GAM, che le espone a rotazione e solo per periodi limitati. Ora il sogno di un museo è finalmente realtà. 

E' stato realizzato da Infinity Reply, azienda italiana leader nel settore digitale, con l’utilizzo di tecnologie 3D di ultima generazione. Grazie a queste, si è ricreata, in un contesto museale architettonicamente curato, un’esperienza di visita il più simile possibile a quella reale.

Le opere del museo virtuale sono presentate con criteri scientifici a cura di Riccardo Passoni, direttore della GAM e presidente della Commissione Artistica della Fondazione De Fornaris. “Si permetterà così a studiosi e appassionati - dichiara - di scoprire anche da remoto i suoi capolavori grazie all’utilizzo del 3D e della realtà virtuale”.

Sono sei le sale visitabili dagli utenti, che possono accedere al Museo attraverso un vero e proprio atrio e ammirare anche le opere poste all’esterno dell’edificio, come In limine di Giuseppe Penone. La Sala 1 è un omaggio al mecenate, artista e collezionista Ettore De Fornaris, e racchiude una serie di opere a lui appartenute, tra cui Novembre di Antonio Fontanesi. La Sala 2 è dedicata all’Ottocento e ai primissimi anni del Novecento, e comprende opere come L’Angelo Annunziatore di Francesco Hayez e L’Amore nella vita di Giuseppe Pellizza Da Volpedo. La Sala 3 si concentra sui protagonisti dell’arte italiana della prima metà del Novecento e avvia il percorso con una serie di ritratti femminili pre-futuristi di Balla e Boccioni. Nella Sala 4 si vedono esempi significativi della pittura torinese tra le due guerre, con dipinti di pittori come Felice Casorati, Carlo Levi e Francesco Menzio. La Sala 5 presenta 11 opere dei maggiori artisti del Novecento, tra cui Bianco di Alberto Burri e Natura Morta di Giorgio Morandi. La Sala 6 è stata infine ideata per dare risalto a momenti salienti dell’arte contemporanea, dal 1960 a oggi: dal concettuale Giulio Paolini, allo sperimentatore Aldo Mondino, passando per gli esponenti dell’arte analitica Marco Gastini e Giorgio Griffa.

Tutti i dipinti sono visibili in alta definizione e le sculture esplorabili a 360 gradi: ogni opera è descritta nei dettagli e alcune di esse sono dotate di hotspot che forniscono approfondimenti sui singoli particolari dell’opera stessa.

Si accede al “Museo che non c’è” attraverso il sito della Fondazione De Fornaris www.fondazionedefornaris.org, oppure scaricando l’app “Museo Virtuale De Fornaris”. È anche possibile esplorare il museo scaricando l’applicazione di Oculus dal sito della Fondazione per vivere un’emozionante esperienza immersiva in 3D, attraverso il visore per la realtà virtuale Oculus Rift

Manuela Marascio

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