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Cronaca | 06 dicembre 2020, 13:13

Torino ha ricordato le vittime della tragedia Thyssen. Appendino: "Non è stata fatta piena giustizia"

Nel tredicesimo anniversario, inaugurato il memoriale al cimitero Monumentale. Molto duro l'assessore Giusta: "Gli assassini non hanno ancora scontato la pena"

Torino ha ricordato le vittime della tragedia Thyssen. Appendino: "Non è stata fatta piena giustizia"

A 13 anni dall'incendio alle acciaiere della Thyssen, che costò la vita a sette operai, la Città di Torino ha dedicato alle vittime un memoriale. La struttura, realizzata nel cimitero Monumentale, è stata simbolicamente inaugurata oggi con una cerimonia alla quale, oltre alle famiglie, hanno preso parte la sindaca Chiara Appendino, l'assessore regionale Andrea Tronzano e l'assessore comunale Marco Giusta.

La sindaca Appendino ha definito la tragedia alla Thyssenkrupp "una delle più terribili stragi della storia di Torino".

"Forza, coraggio e speranza - ha detto la prima cittadina - unite ovviamente a rabbia, dolore e ricerca di giustizia, sono quei sentimenti che ogni giorno dobbiamo far valere per non chiudere nel buio quanto accaduto, per rendere questa vicenda un punto di non ritorno rispetto alla sicurezza sul lavoro, perché non si debbano più contare vittime".

Poi Appendino ha fatto notare che, dopo 13 anni, una "piena e completa giustizia non è stata fatta. Quegli eventi sono come sale su una ferita aperta". Poi, rivolgendosi ai familiari delle vittime, la sindaca di Torino ha aggiunto: "Per anni avete dovuto soffrire ulteriormente per onorare la memoria dei vostri cari. E' anche delle istituzioni la responsabilità che si arrivi a mettere la parola fine, che significa avere la giustizia che meritate".

"Quest'anno, tuttavia, come Città facciamo un passo in avanti nell'onorare e conservare la memoria di Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e Giuseppe - ha concluso la sindaca - con il monumeto in ricordo di quella tragedia. Grazie alle famiglie, grazie all'Assessore Marco Giusta, ad Afc, grazie a chi lo ha reso possibile e grazie a chi continuerà a tenere viva la memoria e a stare vicino alle famiglie".

Pesanti anche le parole usate dall'assessore Marco Giusta: "Gli assassini non hanno scontato ancora a pieno titolo la loro pena. Dico assassini con piena coscienza, perché chi lascia che un delitto accada quando potrebbe e dovrebbe impedirlo altro non è che un assassino".

"Si lasciò che quelle morti avvenissero per puro profitto, per puro sfruttamento di una classe lavoratrice che ha toccato, in questo decennio, nuove offese al proprio diritto alla sicurezza lavorativa", ha concluso Giusta.

"La condanna l'abbiamo avuta noi, il nostro dolore ha avuto l'ergastolo. La sicurezza sul lavoro dev'essere il più importante investimento per un'impresa, la civiltà di un Paese si misura anche così. Morire lavorando è una sconfitta per tutti", ha detto Rosina Platì, familiare di uno dei sette operai deceduti nel rogo di 13 anni fa. "Il processo è stato qualcosa di interminabile e mai terminato. Cinque gradi di giudizio che avrebbero potuto concludersi con una sentenza storica che si è trasformata in una sentenza banale, inutile per fare riflettere e soprattutto per controllare i datori di lavoro".

Poi però arriva una batagliera dichiarazione per concludere: "Ma prima o poi giustizia sarà fatta: non ci siamo mai arrese e non ci arrenderemo ora".

redazione

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