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Economia e lavoro | 08 dicembre 2020, 07:16

Artigianato torinese in ginocchio: un altro lockdown farebbe saltare un posto su tre

Attualmente il 14,5% delle aziende che hanno almeno un dipendente valutano l'idea di licenziare. Ma con un altro stop il dato raddoppierebbe. A rischio soprattutto costruzioni, moda, metalmeccanica, cibo e benessere

Artigianato torinese in ginocchio: un altro lockdown farebbe saltare un posto su tre

L'artigianato torinese mette nel mirino un nuovo lockdown. Ma se davvero si dovesse tornare a chiudere tutto, sarebbe l'occupazione la vera vittima. Lo rivela l'idagine di Confartigianato Torino che vede il 14,5% delle aziende che hanno almeno un dipendente valutare l'ipotesi di licenziare. Una "fetta" che raddoppierebbe se il futuro riservasse una nuova limitazione generalizzata delle attività.

A rischiare, in particolare, sono i settori delle costruzioni 12%, della moda, della metalmeccanica, del cibo e del benessere. Anche se la maggior parte delle attività artigiane (il 60%) è rappresentata da un'attività individuale.

Per ora, a fare da tappo, sono stati sia il blocco ai licenziamenti imposto per legge dal governo, sia l'uso della cassa integrazione, che ha visto la Cig prolungarsi per altre settimane del 2021. Il problema è il "dopo". L’alternativa al licenziamento per le ditte individuali che non hanno dipendenti, è la chiusura entro fine anno di un terzo delle imprese.

In questo contesto lavorativo di profonda crisi - commenta Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino - le imprese stanno facendo i salti mortali per continuare a lavorare, per garantire i posti di lavoro e gli stipendi ai dipendenti, intaccando anche il patrimonio personale per andare avanti e non arrendersi alla chiusura forzata”.

Ma la norma che vieta i licenziamenti fino a fine marzo rischia di penalizzare le nostre imprese - continua De Santis - in quanto implica costi diretti e indiretti elevatissimi che ancora una volta vengono scaricati sull’impresa, che è chiamata a farsi carico delle inadeguatezze della politica in materia di lavoro”.

Molte imprese sono a conduzione familiare e molte hanno ereditato l’impresa con una staffetta generazionale - conclude - i dipendenti e le loro famiglie rappresentano, per il titolare, una seconda famiglia da salvaguardare, anche perché sulla professionalità dei collaboratori fonda la gran parte del patrimonio e del successo delle imprese. Ma, le imprese non possono essere trasformate in ammortizzatori sociali, c’è il serio rischio di rinviare ad aprile chiusure di intere filiere di imprese artigiane. Temo che alla crisi sanitaria ed economica potrebbe presto subentrare una crisi sociale senza precedenti”.

Massimiliano Sciullo

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