Storie sotto la Mole | 12 dicembre 2020, 12:09

Alchimisti al lavoro sotto piazza Castello, per trovare la formula della Pietra Filosofale

Narra la leggenda che nei sotterranei, un tempo, si cercò di la soluzione che avrebbe portato ricchezza e vita eterna

Foto di Валерий Дед

Foto di Валерий Дед

Da anni ormai, un ristretto gruppo di alchimisti si ritrovava nel ventre della città per compiere i propri esperimenti.

Trascinavano su e giù per le scale pesanti tomi, delicati alambicchi ed enormi calderoni, si confrontavano e cercavano di aiutarsi l'uno con l'altro per trovare, al fine, l'agognata soluzione.

Al capo di questa schiera di dotti si trovava Mastro Giovanni Dal Capofino. Un uomo dalla candida barba lunga fino i piedi e la schiena curva. Egli aveva dedicato l'intera vita a un unico scopo, il cui raggiungimento gli pareva ogni giorno più vicino.

"È quasi giunto il momento", diceva ormai con molta frequenza ai suoi colleghi, "ancora poco, anzi pochissimo e saremo al fin in grado di creare la pietra filosofale". "Saremo ricchi", rispondevano entusiasti i più giovani. "Il Regno lo sarà", diceva Giovanni. "Vivremo per sempre". "E il Regno vivrà".

Giorno dopo giorno, i dotti si avvicinarono sempre più alla soluzione, fino ad una sera d'inverno. La piazza sopra le loro teste era carica di nebbia. Le mura di pietra trasudavano umidità, il laboratorio era riscaldato con fatica dai fuochi sotto i calderoni e dai respiri di tutti i presenti. Giovanni Dal Capofino stava per aggiungere l'ultimo ingrediente. "Forse ce ne vorrebbe un pizzico in meno" suggerì il suo allievo più dotato. "No, va bene così" ribatté Giovanni, convinto di essere a un passo dalla gloria sua e di tutto il Regno.

Il pugno di terra, prelevata dai margini dei prati di Lanzo a luna calante, venne rovesciato da un capiente cucchiaio, per poi precipitare con grazia nel più grande dei calderoni. Gli occhi di tutti osservavano la traiettoria rapiti, fino a quando il primo granello non raggiunse la superficie della soluzione. All'impatto, lungo la pozione si formarono cerchi concentrici tanto rapidi quanto frequenti. Ad ogni particella una serie infinita di cerchi prendeva vita in una crescita parossistica di moto inarrestabile. Il calderone prese a vibrare e sotto ad esso fece lo stesso il pavimento. Le mura si scossero, una pietra si staccò per rovinare a terra e molte altre la seguirono, fino a quando le colonne cedettero e, tra le urla generali, la volta del laboratorio crollò seppellendo tutto e tutti.

Probabilmente l'allievo aveva ragione ma nessuno sopravvisse per raccontarlo e, quella notte di quasi tre secoli fa, nei sotterranei di Piazza Castello venne seppellita per sempre la formula per generare la pietra filosofale, che avrebbe garantito ricchezza e longevità al Regno o, almeno, alla città.

Ci toccherà, come sempre, andare avanti con i nostri mezzi e il nostro ingegno.

Rossana Rotolo

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Rossana Rotolo

Nata e vissuta a Torino, mi sono allontanata per qualche anno ma, dopo due brevi parentesi a Berlino prima e in Trentino poi, ho deciso di tornare a casa. Nonostante un’educazione di carattere prettamente scientifico, la passione per la scrittura ha preso presto il sopravvento e ho cominciato a raccontare con costanza il mondo della creatività, dall’arte contemporanea al teatro, dall’editoria all’arte di strada. Ho fatto del racconto del talento altrui la mia più grande missione.

Storie sotto la Mole
Poche città posseggono un patrimonio di storie e leggende quanto Torino. Ho ideato questa rubrica per dare spazio ai numerosi miti nati all’ombra della Mole: dall’origine dei dolci più prelibati, agli angoli nascosti della città fino ai numerosi fantasmi che ne occupano vie e palazzi. In questo spazio racconto a modo mio le storie più note, quelle meno note e anche alcune di mia completa invenzione.

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