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Attualità | 01 gennaio 2021, 11:50

Il 2020 visto dagli occhi di un Poeta

Anche nel difficile anno appena terminato, la poesia è la voce dell'anima e del cuore, proviene dal nostro io e si esprime come colori pennellati sul telo della quotidianità.

Il 2020 visto dagli occhi di un Poeta

Eros Pessina, imprenditore, scrittore, poeta, cantautore, politico, rappresentante membro italiano al CEN di Bruxelles, membro del Consiglio Regionale Uncem, Vicepresidente nazionale Aises, Vicepresidente onlus Elogio della poesia e giurato del Premio I Murazzi ci racconta il suo punto di vista sull’anno 2020 terminato da poche ore.

Eros Pessina, secondo lei come è cambiata la poesia in questo anno anomalo terminato da poche ore dove i rapporti fisici tra le persone sono stati quasi azzerati?

La poesia è la voce dell'anima e del cuore, proviene dal nostro io e si esprime come colori pennellati sul telo della quotidianità. Ed è proprio quest'ultima che influisce sull'irrequietezza del nostro essere, che amplifica e limita lo spazio di reazione fisiologico dell'istinto. Vede, molti colleghi scrittori hanno perso nei periodi più duri della pandemia parte dell'ispirazione. Altri invece l'hanno ingigantita, come reazione ad una libertà limitata. Personalmente ho sperimentato entrambe queste esperienze. Si deve anche sottolineare che la pandemia ha accelerato la tendenza della poesia contemporanea ad essere più rivoluzionaria, eretica e sociale, impegnata verso una società maggiormente green. La limitazione dei rapporti tra le persone ci porta obbligatoriamente a ricercare nella nostra spiritualità interiore nuovi stimoli di vita, di confronto con noi stessi, in un alone di trascendenza più profondo. La ricerca di Dio in noi stessi prende una nuova via di ricerca di interiorità laica, orientata alla ricerca dell'essere umano. Il poeta percorre un filone eroico ed eretico che ricerca legami spirituali con la propria esistenza”.

Quali sono stati i suoi pensieri dopo i primi giorni di lockdown a marzo?

L'artista coglie i piccoli segni di ciò che accade attorno a lui. Normalmente la sua sensibilità si amalgama con la fantasia e cerca di dare risposte agli interrogativi che la realtà ci pone quotidianamente. Il mio grande ottimismo e la fede in un qualcosa di Superiore mi ha aiutato ad affrontare in modo concreto la situazione. Devo dire che i miei diversi punti di osservazione nei quali sono protagonista, sia in ambito locale, sia negli ambienti romani ed europei, hanno certamente contribuito ad aiutarmi ad avere un quadro molto realistico della situazione. Il sistema adottato dall'Europa di aperture e chiusure per limitare e controllare i contagi era per tutti un metodo nuovo, ma forse l'unico ancor oggi attuabile in un sistema socio politico come il nostro. Ma certo marzo è stato per noi un battesimo del fuoco. Non nego che nel primo mese di lockdown sia riuscito a scrivere nulla di nuovo, se non a finire l'impaginazione di un mio volume romanzo storico uscito a Natale. L'impatto rivoluzionario con questa nuova realtà è stato forte. Oggi siamo tutti più abituati all'idea che dovremo cercare una convivenza con questo virus, imparando anche a controllarlo con vaccini ed altro. Certo oggi occorre passare al contrattacco. Imparare a migliorare la società nei punti deboli sociali evidenziati dal virus. Personalmente ho imparato e visto che "nessuno si salva da solo", come ha detto il Papa. Solo consapevoli di esser parte di un grande ingranaggio riusciremo ad andare avanti. A marzo è esplosa in modo deflagrante la consapevolezza dei miei e altrui limiti. Il superuomo in noi non esiste più. Questa è forse la lezione più immediata della pandemia”.

Cosa vuol dire essere Poeti in un Natale dove le persone non sono libere di potersi vedere, chiacchierare, incontrare o semplicemente … passeggiare lungo le vie del proprio paese? 

La consapevolezza della privazione della libertà si ha quando ci viene imposto qualcosa contro ciò che valutiamo giusto fare. Se invece ci viene detto di fare qualcosa che reputiamo giusto per il bene comune, allora penso sia un tentativo collettivo per difenderci. È poi lecito discutere sui mezzi, sugli indennizzi economici, ma il punto è l'essere o no consapevoli di " combattere una guerra". Stabilito questo e messi i giusti paletti, che a volte son mancati, occorre procedere uniti. Essere quindi poeti in un Natale in un paese in guerra vuol dire avere la consapevolezza di avere il nemico alle porte, tra noi. Così l'angoscia si trasforma in entusiasmo nella futura vittoria. Il poeta canta la società sulle difensive, cercando l'orgoglio del patriota nell'uomo della strada, l'orgoglio del cittadino che crede nel futuro, al servizio della collettività. La libertà non è tolta, ma sospesa. L'irrequietezza deve trasformarsi in orgoglio di essere cittadini uniti verso il futuro. Consapevoli che vinceremo questa guerra e sapremo trarre da essa il modo per migliorarci”.

Ma oggi, chi è il vero Poeta e come cambierà la poesia nei prossimi anni?

Oggi il vero poeta è chi non piange se stesso. È l'ottimista che sa raccontare la società in evoluzione. È il rivoluzionario che sa cercare l'armonia e la passione in un mondo che cambia velocemente. Non saranno gli eventi a cambiare la poesia e la cultura. Ma saranno queste ultime a prendere il sopravvento. Oggi l'artista non canta un mondo che cambia, ma contribuisce in modo rivoluzionario al suo cambiamento”.

Ci può improvvisare 2 frasi che possano raccontarci questo 2020?

Nel 2020 abbiamo avuto la consapevolezza della nostra individuale e collettiva limitatezza: ciascuno di noi piccolo elemento di un immenso ingranaggio … Nel 2020 abbiamo toccato con mano che "nessuno si salva da solo". Sia ciascun uomo, sia ciascuna piccola nazione di questo piccolo pianeta ”. 

Ricky Garino

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