Cultura e spettacoli | 17 gennaio 2021, 09:18

Sulle praterie dei ricordi

Alla scoperta della memoria, quella personale e quella collettiva, quella cosciente e quella dell'ignoto. Anche grazie ai versi di Michela Zanarella

"Il tempo non dimentica", acrilico su tela di Angelo Franco; www.angelofranco.it

"Il tempo non dimentica", acrilico su tela di Angelo Franco; www.angelofranco.it

Quale credete possa essere l’eredità del mondo? Il patrimonio dell’umanità, la vera ricchezza, il pilastro eterno su cui poggiavano, poggiano e poggeranno i piedi della civiltà?

Chiamatelo pure come meglio credete ma il punto è: cosa sopravvivrà al tempo?

Queste non sono domande retoriche; sarebbe importante capirlo, isolare il misterioso bene al quale forse non facciamo troppo caso. Perché sta dentro alla nostra testa, probabilmente.

Sapete, la mia rubrica funziona così: ipotizzo degli argomenti quanto più attuali, spesso lascio siano i poeti “ospiti” a suggerirli e ci costruisco intorno un discorso più o meno personale, ma spero sensato. Quando ho sentito la parola “MEMORIA”, il cuore ha perso un battito.

Ecco spiegata l’introduzione.

La Memoria, personale o collettiva che sia, rappresenta davvero la vita nel suo insieme. Composta dagli infiniti sottoinsiemi delle conoscenze, del sentire, del progresso, dei rapporti interpersonali, degli spazi; cerchi concentrici che, rimpicciolendosi di volta in volta, sfumano sino a lasciar intravedere il fulcro dell’anima. Un database d’identità e momenti, di ragione e istinto, di risposte e quesiti.

Come ci si può esimere dal darle merito per tutto ciò che siamo? La Memoria, Lei, talmente generosa e capiente da trovare posto persino per i dettagli, per i profumi dell’infanzia; colei che raccoglie da sempre i cocci dei sogni infranti allo stesso modo dei grandi successi. E difende, materna, un passo dopo l’altro, il percorso umano che conduce al presente, senza giudicare.

Ognuno di noi ripesca al Suo interno, quasi quotidianamente, pezzi del proprio puzzle. Con cura, tra le cartelle dell’archivio, visualizziamo in flashback passaggi di vita, fermate e partenze che ci hanno visto protagonisti.

Stimolante, quasi un rompicapo, capirne i meccanismi: cosa scelga di conservare e cosa no, soprattutto. Ricordi spesso vividi, palpabili, di eventi che non reputiamo neppure così importanti, pronti sulla soglia di “casa”, vestiti a festa, ad attenderci. Risalgono autonomi dal tunnel del passato per stamparsi negli occhi e sulla pelle. Nessuno li aveva chiamati, nessuno neppure li stava pensando! Poco importa: ricordi elettrici, colorati come coriandoli, decidono quale sia il momento migliore per pretendere attenzione. Percorrono strade impervie, buie, che credevamo chiuse al traffico o addirittura crollate; si arrampicano, al bisogno.

Due facce della stessa medaglia: una Memoria cosciente che coltiviamo come fosse il giardino di fronte casa, accogliente e rassicurante. Come quei bei vasi di fiori sulle assolate terrazze di Roma, perfetti. Su di essa incastriamo mattoni di storia vissuta, sognata, patita e ne valutiamo periodicamente la solidità. E una Memoria dell’ignoto, nostra quanto estranea, indipendente e beffarda, che salva e condanna a morte interi capitoli senza piegarsi alle regole conosciute. Gabriel García Márquez la chiamerebbe la “Memoria del cuore”.

Un odore che passa velocemente sotto il naso, una stretta di mano, il tono di voce del collega e boom, magia, dagli abissi del mare riaffiorano relitti e tesori nascosti, dobloni d’oro e zattere malconce. La vestaglia della nonna, una giornata al lago, il magone al primo giorno di scuola.

A livello collettivo, invece, ogni comunità e secolo e paese ha sviluppato una propria versione di sé, camminando su questa terra e accumulando tradizioni, testimonianze e dolori unici. Irripetibili e per questo tanto preziosi. A non essere irripetibili sono invece gli errori, che spesso sono stati reiterati in cicli di vita e morte ormai schematici; forse è per questo che la Memoria non sempre si trasforma in Coscienza, in insegnamento attivo. Resta passiva, appunto, come un callo alle punture, del tutto simile agli inutili dati di cache che cancelliamo dal cellulare ogni tot di giorni. Preservare il funzionamento base, l’obiettivo.

Che peccato non aggiornare altrettanto di frequente anche la Coscienza, facendo spazio al cambiamento mnemonico, rinnovando i vecchi percorsi con nuovi sentieri!

Pensiamo mai a quanto questi vestigi abbiano modellato modi di fare e abitudini, persino priorità e gusti personali di miliardi di esseri umani, trasformandosi nell’ambiente che ci ha visto nascere e ci osserva vivere?

Ci rendiamo conto di quanto essenziale sia preservare la Memoria del mondo, le parti migliori insieme alle peggiori (per non dimenticare MAI)? Che è nostra e soltanto nostra responsabilità alimentarla, volerla florida e fiorita, domani come tra cent’anni: arricchirla con ciò che merita di essere conservato nei Suoi archivi?

Cosa ricordiamo di ciò che è stato? Cosa ricorderanno di noi?

Trasmettiamolo bene questo sapere. Che, talmente abbondante, sta sparendo.

Proviamo ad entrarci in quella Memoria cosciente, bussiamo alla Sua porta a costo di sembrare invadenti e trasciniamola qui, nel reale. Lei è Noi e noi, Lei; non scordiamolo. Godiamoci invece i misteri della Sua parte più libera e selvaggia, indomabile Mustang lanciato sulle praterie dei ricordi.

Oscar Wilde, che guarda caso casca sempre a fagiolo, buon’anima, disse:

"La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé".

Dunque, ricapitolando: memoria, diario, qualcuno a scrivere, parole… una specie di libro?

Vuoi vedere che la Poesia, anche stavolta, un po’ come Wilde, ha qualcosa da aggiungere?

 

È nuda la memoria e si guarda allo specchio

non ha più lo stesso corpo di un tempo

cigola come le porte invecchiate dai tarli

trema davanti ad uno sfondo di cielo

visto per l’ennesima volta - credo menta

quando annuisce davanti all’alba di ieri.

Eppure c’è qualcosa che resta intatto

nella sonnolenza muta dei ricordi

gli occhi che hanno contato in cerchio le stagioni

sono salvi nello spettro di un giorno che ritorna

fanno finta che l’estate non sia finita mai”.


-Michela Zanarella-


Questo verso in particolare…

 

Ricordi… sono salvi nello spettro di un giorno che ritorna”


Una memoria cambiata, ma viva.

Pensateci su.

Alla prossima

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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