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OsservaTorino | 23 gennaio 2021, 08:06

Tre modi per morire a Torino

OsservaTorino, un punto di vista su cosa accade in città fornito da Domenico Beccaria. L'argomento di oggi? Lo stop alle auto private per limitare l'inquinamento

Domenico Beccaria, primo piano

Domenico Beccaria

Come ogni inverno, a Torino, si ripresenta il problema dell’inquinamento atmosferico, creato dalla concausa, in proporzioni variabili, di riscaldamento domestico, attività industriali e traffico veicolare. E anche quest’anno la giunta Appendino ha risposto con gli strumenti che la legge le mette a disposizione, ovverosia le limitazioni al traffico veicolare privato, quando per alcuni giorni i valori a rischio superano la soglia di attenzione. Si tratta quindi di un provvedimento automatico, che dal punto di vista legale amministrativo non fa una grinza.

Ma questo è un inverno diverso da tutti gli altri, segnato dalla maledetta pandemia cinese, che a mio parere avrebbe meritato di essere considerato con occhi più attenti e ragionevoli.

Le considerazioni sono fondamentalmente due.

La prima è di ordine pratico ed immediato. Se si limita il traffico veicolare privato, si va a sovraccaricare quello pubblico; sono state potenziate le risorse ad esso dedicato, aumentando il numero dei mezzi dedicati e delle corse? Perché in caso contrario, il logico effetto ottenuto, sarà di aumentare il sovraffollamento dei mezzi pubblici, cosa che in questo periodo di Covid è altamente sconsigliata.

La seconda considerazione è strettamente correlata alla prima: questa primavera la giunta Appendino, con pochi soldi di vernice e molta demagogia, ha ridotto i controviali dei maggiori corsi torinesi a piste ciclabili, millantando il provvedimento come la panacea ai mali del traffico cittadino. Oggi, in pieno inverno, con la temperatura vicina se non sotto lo zero e con pioggia e neve che ciclicamente fanno capolino, le piste ciclabili sono desolatamente deserte, impegnate da pochi temerari, sicuramente una frazione di quelli che le usano in estate, quando però il riscaldamento domestico è spento e l’inquinamento sotto le soglie di rischio e la loro utilità pressoché nulla.

Grazie a queste scelte politiche della giunta Appendino, i cittadini torinesi e i pendolari che si recano in città per lavoro o studio, però, hanno l’alternativa: possono scegliere se morire di inquinamento atmosferico, per usare i mezzi privati, morire di Covid, per usare i mezzi pubblici sovraffollati, oppure morire di fame per le chiusure delle loro attività o la perdita dei loro posti di lavoro.

Ma a quest’ultima opzione sta lavorando, con impegno, il governo Conte.

Domenico Beccaria

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