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Attualità | 09 febbraio 2021, 17:23

Covid, le montagne chiedono regole speciali: "Pragelato non è Torino, serve un occhio di riguardo"

L'appello di Cna e Uncem è rivolto alla Regione, ma anche ai parlamentari piemontesi

Panorama di montagna

I territori di montagna chiedono un occhio di riguardo e regole anti-Covid speciali

Un occhio di riguardo per le zone di montagna, alla luce della pandemia. Una "discriminazione positiva". E' quella che chiedono - unendo le forze - Uncem Piemonte e la Cna regionale, che rappresenta le attività artigianali, piuttosto tipiche e diffuse nelle terre alte. Perché porre delle regole è necessario, ma di certo vivere una metropoli (per concentrazione di persone e di servizi) è diverso da chi si trova in un piccolo paese in quota.

La richiesta è stata messa nero su bianco in una lettera alla Giunta Cirio, ma anche ai parlamentari piemontesi. "Bisogna distinguere in base alla densità abitativa: distinguere tra alta e bassa". Ma anche sui trasporti, l'appello è di "assumere la prevalenza del trasporto privato come elemento di maggior mitigazione dei contatti e dei contagi, a differenza di quanto avviene con l’utilizzo inevitabilmente più massiccio dei mezzi pubblici nelle aree urbane e metropolitane". Ulteriore punto di ragionamento riguarda l'analisi del rischio per le singole, specifiche attività: dagli uffici pubblici o di utilità collettiva come banche e uffici postali, ai pubblici esercizi. "In questo quadro è possibile considerare percorsi e flussi nei piccoli centri meno complessi e più gestibili che nelle aree urbane. In questo ambito risulta incomprensibile la serrata alle ore 18 dei pubblici esercizi che invece devono avere la possibilità di operare anche oltre questo orario, alle stesse condizioni previste durante la giornata, fermo restando il rispetto del cosiddetto orario di coprifuoco". Un altro aspetto non indifferente riguarda le categoria dei residenti e aventi titolo seconda casa: sono loro i beneficiari del modello di gestione specifico delle valli anche nel caso in cui il Piemonte sia inquadrato come “zona arancione”. 

Ci sono oggi una sofferenza e un disagio sia di natura economica sia sociale nelle valli perché le restrizioni hanno messo in forte difficoltà anche una minima e adeguata quotidiana vivibilità su quei territori; dove, come noto, il periodo invernale è per sua natura particolarmente rigido. La CNA Piemonte è stata doppiamente sollecitata, dai suoi imprenditori e dagli amministratori locali a partire dalle valli torinesi, per esprimersi a sostegno di questa specificità dei territori montani – ha spiegato il presidente regionale della Cna Piemonte, Fabrizio Actis -. Vogliamo che, con lo stesso principio arcobaleno con il quale l’Italia è stata divisa in colori diversi, adesso si scenda nella specificità delle singole regioni, perché è chiaro che non si possa regolare la vita dei cittadini, delle imprese, dei pubblici esercizi, dei commercianti, degli albergatori e dei lavoratori a Torino come a Pragelato”. 

"L'appello di Cna e Uncem al Governo e alla Regione per individuare opportunità di organizzazione differenziate delle attività economiche nelle aree montane, è particolarmente attuale in vista dei nuovi decreti che il Governo dovrà varare - ha aggiunto il presidente regionale di Uncem, Roberto Colombero -. Dobbiamo riequilibrare una situazione di sperequazione che oggi penalizza le valli piemontesi. La montagna ha bisogno di interventi differenziati".

Massimiliano Sciullo

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