Cultura e spettacoli | 14 febbraio 2021, 07:56

Nel bene e nel male

Parliamo del Web, la più potente arma a doppio taglio del mondo. Per poi concludere con i versi di Walter Olivetti, che ci raccontano l'era digitale

Mark Sugar, "Ossessione", 50 x 27 x 13 cm, Sand, polylactic acid, resin and acrylic, 2020

Mark Sugar, "Ossessione", 50 x 27 x 13 cm, Sand, polylactic acid, resin and acrylic, 2020

Buongiorno #poetrylovers e buona domenica!

Vi sono mancata? Credevate me la fossi svignata in Messico con un carico di libri rari, dite la verità!? E invece no, eccomi tornata con un altro frizzante articolo, made in Italy e OGM free; nella lista degli ingredienti due sole voci: Poesia e Vita. Il solito, insomma!

Approfitto per ricordare nuovamente a tutti che la rubrica uscirà, dal mese di febbraio in poi, a settimane alterne.

Giorni fa mi sono ritrovata a riflettere su quanto, da alcuni anni a questa parte, io stessa abbia incrementato l’utilizzo dei social e del mondo cibernetico nel suo complesso; un uso sì consapevole e mirato ma comunque massiccio. Soprattutto in termini di tempo.

Da qui, la scelta quasi automatica di approfondire un tema più che mai attuale, onnipresente persino: il Web.

Non è forse vero questo strumento si è trasformato rapidamente nell’arma più potente e sofisticata al mondo, a doppio taglio o meno che la si consideri, in grado di “colpire e affondare” qualsiasi tipo di pubblico e utenza?

Sediamoci per un attimo alla scrivania, davanti al computer (possibilmente spento), osservandone lo schermo per una volta ripulito da stimoli visivi e suoni; saremo noi a dargli vita.

Consideriamolo per quel che è: un immenso puzzle, un portale. E proviamo a riunirne quanti più pezzi possibile, in una sorta di esercizio mnemonico cosciente.

Ecco quelli che ho isolato io, nel primo minuto soltanto: informazione, popolarità, influenza, emozioni, immagini, concorsi, musica, visibilità, condivisione, video, amicizia, arte, verità, tutorial, istituzioni pubbliche, politica, incontri, hobbistica, talento, lettura, scrittura, documenti, divertimento, cinema, eventi, social network, amore, viaggi, educazione, giornalismo, cucina, socialità, smart working, cronaca, shopping, scelta.

Ora, credo salti all’occhio come una patatina nell’olio bollente: ne siamo dipendenti. E a ragione; come potrebbe essere altrimenti? Sfido chiunque a trovare qualcosa che il web non possa offrire.

Di vari pezzi del puzzle va riconosciuta la funzione positiva. Ci sono aspetti delle nostre vite che hanno giovato dell’avvento di Internet: molte operazioni si sono velocizzate, la burocrazia sfoltita, il sapere propagato. Soprattutto durante la prima fase di lockdown, alcuni di noi hanno potuto dedicare a se stessi più tempo di quanto ne abbiano mai avuto. Sono aumentati infatti i fruitori di siti dedicati all’intrattenimento, le visite a portali d’informazione e cultura e la vendita di libri (Dio sia lodato). Come pure le “connessioni intellettuali”, grazie alle quali sono nate collaborazioni tra artisti e, dunque, eventi alla portata di chiunque possegga uno smartphone. Ci si è reinventati, ritrovati, evoluti, sfruttando le potenzialità di quel che è un vero e proprio mezzo di trasporto verso l'infinito.

Persino gli scettici hanno dovuto riconoscere un certo ruolo della tecnologia nel combattere questi lunghi periodi di alienazione e solitudine. E la Cultura, soprattutto e ancora una volta, ha saputo risollevarsi, vittima sacrificale di qualsiasi crisi (epidemiologica e non), maestra nel ritagliarsi meritati spazi e nuovi terreni di conquista.

Tuttavia, direte voi, questo discorso finora non si concentra che su un singolo lato della medaglia. Come si possono ignorare gli aspetti più ignobili di cui proprio il cyber spazio si rende portavoce e artefice?

Prendiamoci un secondo minuto, davanti a quello schermo spento, per trovare altri pezzi dello stesso puzzle: haters, revenge porn, bullismo, pedofilia, truffe, cattiva informazione, gioco d’azzardo, razzismo, menzogne, fake news, pirateria, furto d’identità, sfide letteralmente mortali, istigazione alla violenza o, peggio, al suicidio, terrorismo mediatico, contraffazione, perdita di contatto con la realtà, depressione, modelli negativi, profili pro ana.

Qual è il punto, arrivati fin qui? Dimostrare di avere buona memoria e impratichirci nel fare elenchi?

No.

Allora, forse, stilare una lista dei pro e dei contro, come freddi statisti dell’ISTAT?

Di nuovo, no.

Questa gigantesca piovra in continua evoluzione, viva quanto noi poiché composta da quel “noi”, ha la reale capacità di resettare o amplificare qualsiasi cosa. Una vita, una reputazione, un capolavoro artistico, un affare, un’idea, un’amicizia. I suoi tentacoli lunghi sino alle stelle sono in grado di connettere o soffocare progetti ed emozioni. Quel che è peggio, possono disinnescare bombe sepolte e trasformare radicalmente la percezione di un’intera società, rendendola distorta.

Eccolo, il punto, anche piuttosto ovvio: il Web è bene e male. È luce e buio. Creazione e distruzione. Educazione e diseducazione. Grandezza e piccolezza.

In tutta onestà, non avete la netta sensazione sia il riflesso digitale del nostro mondo? L’immagine specchiata dell’umanità davanti a se stessa? Io dico di sì. Questa volta dico sì.

La tecnologia diviene quindi simbolo di quest’era contraddittoria e bipolare, senza se e senza ma. Limitandosi semplicemente a trasportarla tra codici binari e cristalli liquidi.

Come sempre, davanti ai bivi della vita, sta al viaggiatore scegliere che strada prendere, ricoprendo un ruolo necessariamente attivo. Quale pezzo del puzzle sollevare e incastrare agli altri, per rimanere in tema, l’immagine finale alla quale dare spazio.

Informiamoci, dunque, capiamo con cosa abbiamo a che fare, se combattere o sostenere e decidiamo in anticipo un uso saggio e consapevole di questo strumento, non sottovalutiamone la portata. In positivo e in negativo.

E mai, mai, smettiamo di gridare “Al lupo” se ce n’è bisogno, proteggendo gli abitanti del nostro villaggio dalla sua minaccia. A partire dalla famiglia, da quei figli colpevoli di sapere troppo e troppo poco. Contemporaneamente.



E adesso, immancabile, la poesia di chiusura. Ospite di oggi: Walter Olivetti!


L’ERA DIGITALE


Se mi guardo intorno,

c’è qualcosa di diverso,

non voglio sentenziare

ma qualcosa è andato perso,

lo chiamano sviluppo,

il cammino del progresso,

lontano da un passato

rimpianto da me stesso


Impulsi luminosi

a frequenza irregolare

polarizzano gli sguardi

incollati a un cellulare,

rapiti dallo schermo,

un potente talismano,

di un mondo artificiale

custodito in una mano


Fonte di emozioni

dall’istinto vincolante,

uno svago illimitato

ambiguo e disarmante,

una spirale di messaggi

e un’inconscia dipendenza

da impulsi vorticosi

in pressante deferenza


È il tangibile passaggio

di quest’era digitale,

un treno in folle corsa

di un fenomeno sociale,

l’allarmante predominio,

ipotetico soltanto,

di non vedere il volto

di chi ti siede accanto


Il primo verso, in particolare:


Se mi guardo intorno”


I nostri occhi, ogni giorno incollati agli schermi, sanno ancora come si fa?

Pensateci su.

Alla prossima

 

In foto: Mark Sugar, "Ossessione", 50 x 27 x 13 cm, Sand, polylactic acid, resin and acrylic, 2020

Commento dell'artista:

IL NARCISISMO E I SELFIE
È utile avere un’ossessione: ci distrae.
Nei selfie i volti non sono dei volti, ma sono dei gesti, delle volontà, dei messaggi.
Ciò che muove gli uomini di genio o, piuttosto, che ispira il loro lavoro, non sono le nuove idee ma la loro ossessione che l’idea che è già stata espressa non sia abbastanza.
Le ossessioni del nostro tempo: il cibo, il sesso, la celebrità ed anche il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.
Il narcisista sadico si percepisce come simile a Dio, spietato e privo di scrupoli, capriccioso e insondabile, senza emozioni e asessuale, onnisciente, onnipotente e onnipresente, una piaga, una devastazione, un calamità inevitabile.

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/mark_sugar_3d_art/?hl=it

WEB SITE: https://www.marksugar3d.com/

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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