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Economia e lavoro | 18 febbraio 2021, 15:24

Fabbrica di batterie a litio a Scarmagno: "Promuoverà la creazione di una filiera costituita da imprese locali"

Italvolt investirà 4 miliardi nell'area ex Olivetti. Alberto (Api Torino): "Ora tocca alle aziende e agli enti locali rispondere". Soddisfazione anche per Unione Industriale e sindacati

Api Torino entusiasta per l'investimento di Italvolt

Ha scatenato una diffusa reazione di soddisfazione e orgoglio la decisione di Italvolt di realizzare a Scarmagno il primo impianto in Italia dedicato alla produzione e allo stoccaggio di batterie al litio per veicoli elettrici. Una sfida che da più parti era stata lanciata, con la speranza che a raccoglierla - a beneficio di un intero, vasto territorio - fosse proprio quella che è stata in passato la culla dell'auto: Torino e la sua provincia. E che ora può ritagliarsi un ruolo di protagonista nel futuro dei trasporti sostenibili.

Le imprese: "Ottima notizia, ora tocca alle aziende della filiera e agli enti locali"

"E’ importante e significativo che la prima gigafactory italiana venga realizzata nel Canavese ad un passo da Torino. La scelta di quest’area indica apprezzamento per il tessuto industriale del territorio e pone basi importanti di crescita e sviluppo. Tocca adesso alle imprese e alle istituzioni locali rispondere con prontezza a quest’occasione”, dice Corrado Alberto, presidente di API Torino.

Tra i dettagli che finora sono stati rivelati, spicca quello che vuole investimenti per circa 4 miliardi. Un vero capitale. "La scelta di Italvolt è da sostenere - prosegue Alberto -, per questo API Torino promuoverà la creazione di una filiera costituita da imprese locali in grado di dare vita ad un indotto che possa affiancare la futura gigafactory partendo dalle competenze già esistenti e sviluppandone altre”.

 

Il presidente di API Torino ricorda la vocazione industriale del Canavese, anche se sostiene che si debba puntare al futuro: “Non è al passato che dobbiamo fermarci: quanto si prospetta è, anzi, una sfida per il futuro che dobbiamo essere capaci di cogliere positivamente in termini di competitività e produttività, infrastrutture e logistica”. “API Torino – conclude -, è pronta a lavorare a fianco di Italvolt e delle istituzioni per sostenere il progetto, a partire dallo sviluppo e dal coordinamento delle imprese con competenze e capacità tecnologiche tali da rispondere da subito alle nuove opportunità che si stanno delineando”.

E soddisfazione arriva anche dalle altre sigle datoriali del territorio: Unione Industriale e Confindustria Canavese. "Il fatto che Italvolt abbia scelto il Piemonte come sede della sua nuova fabbrica di batterie dimostra che la nostra filiera produttiva è eccellente ed è riconosciuta a livello internazionale per le competenze, la tecnologia e l’affidabilità - dice Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriale di Torino -. Sarà molto interessante, quando sarà noto il business plan, analizzare le metodologie adottate per un impianto di batterie a ioni di litio, che sarebbe una novità assoluta in Italia".

"Siamo molto orgogliosi - prosegue - che le nostre imprese e il nostro territorio possano essere coinvolti in un progetto che si annuncia come estremamente ambizioso e in grado di rendere la nostra Regione protagonista nella sfida europea ai giganti asiatici produttori di batterie”.

Ed entusiasmo è anche quello che muove Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese: “Speriamo che questa installazione permetta di attivare un’importante operazione di riqualificazione industriale e ambientale, rivitalizzando l’area del più grande stabilimento che Olivetti aveva fatto costruire in Canavese contenendo nello stesso tempo il consumo del suolo e favorendo la transizione ecologica". "Questa operazione di recupero di un’area industriale dismessa - aggiunge - costituirebbe una eccezionale risorsa per lo sviluppo economico e occupazionale del nostro territorio e permetterebbe di riportare in vita un sito che ha un profondo valore storico e simbolico per il Canavese. Da parte di Confindustria Canavese e della rete imprenditoriale che essa rappresenta vi è pieno sostegno all’iniziativa e il nostro auspicio è che questo progetto possa diventare presto una concreta realtà”. 

I sindacati: "Rilancio di un sito e di un intero territorio"

E dal fronte sindacale anche la Cisl, con il segretario generale Cisl Torino-Canavese, Domenico Lo Bianco sottolinea: “Il rilancio di un vecchio sito industriale, in disuso da tanto tempo, e soprattutto di un territorio come quello canavesano, fortemente piegato dalla crisi, non può che farci piacere sia per i riflessi postivi sull’occupazione sia per la concreta opportunità di sviluppo. Chiediamo che venga attivato, appena possibile, un tavolo di confronto regionale per individuare le competenze e professionalità dei lavoratori necessarie e funzionali alla realizzazione del progetto”.

"La possibile collocazione a Scarmagno di una fabbrica di batterie al litio, non può che essere accolta positivamente e rappresenterebbe una importante leva di sviluppo per tutto il territorio torinese - aggiungono da Cgil Torino -. Non c'è dubbio che nella transizione alla mobilità elettrica, la produzione delle batterie è strategica per la filiera, tanto che l'abbiamo sempre indicata tra gli obbiettivi da perseguire per Torino, viste le ampie competenze presenti sul territorio. Ad oggi, però, le informazioni non sono sufficienti per esprimere una valutazione compiuta. Occorre poter valutare il business plan, a partire dall'aspetto finanziario, viste le ingenti risorse in gioco. E al momento non è chiaro il ruolo dell'intero sistema torinese: dalle aziende più significative del territorio, compresa Stellantis, al Politecnico e agli istituti di credito".

"In attesa di conoscere nel dettaglio tutti gli elementi del progetto - concludono -, chiediamo alle istituzioni di svolgere anche un ruolo di garanzia, affinché un progetto così ambizioso possa effettivamente decollare, tanto più in un territorio segnato da una profonda crisi e con una gran fame di posti di lavoro".

a.g.

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