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Cultura e spettacoli | 21 febbraio 2021, 10:28

Papilla Bronx: il rapper che mette nero su bianco "le paure che ci logorano come mostri"

L'artista torinese, al secolo Gianluca Calabrese, è uno degli interpreti della scena hip-hop cittadina

Papilla Bronx rapper

Nuovo disco per il rapper torinese Papilla Bronx

Papilla Bronx, al secolo Gianluca Calabrese, è un rapper torinese che ha unito le sue barre ai fumetti. Nato vicino Foggia, si trasferisce a Torino da piccolo ed entra in contatto con il mondo hip-hop sabaudo, ma è la compilation che gli regala il padre a fargli scoprire il rap. Le sue rime nascono da momenti di vita o dalle sensazioni, positive e negative, come quelle che tutti proviamo. Papilla Bronx ha unito la sua musica al mondo dei fumetti facendo uscire l’Ep Papilloma virus insieme al fumetto omonimo. Papilla nasce come un demone scaturito dalla rabbia repressa e dai soprusi che il rapper ha vissuto realmente. Il nuovo Ep, uscito da poco, continua il racconto del precedente. Musici racconta di demoni che logorano l’io come la paura della solitudine o del non realizzarsi.

 

Come Gianluca Calabrese è diventato Papilla Bronx e perché si chiama così?

"Il nome nacque quando mi trasferii a Torino da San Severo, un paese vicino Foggia. Nella mia città natia ci sono due quartieri che si chiamano Texas e Bronx (perché vi sono spesso sparatorie),questi sono tra i quartieri più malavitosi di San Severo. Mi venne coniato il nome quando qualche amico a Torino collegò la mia provenienza al quartiere citato ma col tempo divenne anche una dedica al quartiere di NY da dove nacque appunto l'Hip Hop. Papilla mi venne coniato da un mio caro amico, significa che devi avere una buona papilla gustativa per ascoltare e gustare la mia musica, da qui Papilla, gusta il sound del Bronx!".

 

Cosa ispira la scrittura dei suoi brani?

"Cerco di prendere spunto da ciò che vivo e che mi accade attorno. Dalla vita di tutti giorni fino alle mie passioni, le mie ansie o le mie ambizioni, i miei vizi o i momenti più oscuri e bassi della mia esistenza. Prendo spunto dagli amici più cari e dalle loro storie, così da dare voce anche a chi voce non ce l’ha!".

Nel 2019 insieme all’Ep Papilloma virus è stato pubblicato il fumetto omonimo. Com'è nato questo progetto e quale legame c’è tra l’Ep e il fumetto?

"Fu un’illuminazione quella, (ride). Stavo chiudendo i brani dell'EP che erano nati con l'esigenza di creare 4 singoli su produzioni davvero potenti e farli uscire poco alla volta. Poi iniziai a pensare al modo di collegare tali singoli al mio universo. Un modo per trovare un’atmosfera che facesse dire all'ascoltare ecco questo è Papilla, dalla voce all'intonazione fino all'immaginario. Da lì, dopo averci pensato molto, ho deciso di collegare il tutto attraverso il fumetto. Così da creare definitivamente il mio universo che collega la mia vita in musica all'immaginario di questo personaggio che ne racconta le storie. Praticamente il mio alter-ego, Papilla nasce come un demone scaturito dalla rabbia repressa e dai soprusi che ho vissuto realmente. Per non far scoprire la propria natura si cela dietro una maschera. Il fumetto parte da questo presupposto per poi portare il lettore in un mondo fatto di persone straordinarie che mediante gli strumenti musicali e la conoscenza della musica hanno determinati poteri. Ora il fumetto, scritto a 4 mani con Matteo Vecchi ha preso il nome di Blue Child, nome che richiama il colore del demone Papilla".

Musici, il suo nuovo disco, che storia ci racconta?

"Musici riparte da dove avevo lasciato Papilloma Virus, è il suo continuo, a differenza dell’altro nasce proprio come Ep di 7 tracce e continua la saga. Il filo conduttore sono sempre i demoni che abbiamo sotto pelle, la paura di restare soli, la paura di non realizzarsi nella vita, sono tutti demoni che ti mangiano dentro. Anche i propri vizi, droghe ed alcool, sono demoni che logorano il tuo io. Tracce come “Musici” e “Midollo” invece fanno da apripista per portare proprio nel mondo del fumetto, infatti all'interno troverete citazioni che potrete capire leggendo il fumetto dal mio sito internet. Musici è un disco cupo, dalle atmosfere dark, ma moderne in chiave trap. È molto introverso e personale, scritto in quarantena l'anno scorso per poi registrarlo nei mesi successivi a Milano da Jack the Smoker ( Machete crew). Interamente prodotto da Odershin, un bravissimo produttore conosciuto sul web, con cui ho lavorato benissimo a distanza e con interventi di due leggende dell'underground torinese come Kiffa e Dafa (Lyricalz)".

Torino e il rap, che tipo di relazione c’è tra questi due soggetti?

"Torino mi insegnò molto, mi fece avvicinare all'Hip Hop e non solo, mi fece conoscere bene le sue radici e le sue tradizioni. Come sai è risaputo che qui a Torino iniziò gran parte del movimento che vediamo oggi, parlo della metà degli anni 80 se non prima. Parlo dei primi breaker sopra al marmo del teatro regio, le prime crew, un movimento salutare che univa generazioni diverse, etnie diverse. È risaputo come questo tipo di purismo sia stato croce e delizia per la nostra città. Non posso che ringraziare tutte quelle persone che a Torino hanno dato un contributo per far crescere questa splendida cultura. Devo molto anche al mio bagaglio personale, tendo sempre ad imparare dai più grandi e dalle loro storie".

Teatri e cinema chiusi, la musica confinata alle cuffie. Come vive da artista questo difficile momento per la musica?"Male, molto male, a parte lavorativamente, ai tempi del primo lockdown mi saltarono diverse date. Economicamente non è facile per realtà auto-finanziate come la nostra. Dal punto di vista artistico posso solo dire che mi mancano i live. Il contatto col pubblico è uno dei miei punti forti durante uno show, cercare di coinvolgere e interagire con il  pubblico fu uno dei punti su cui studiai di più. È anche la cosa che mi viene più naturale fare: sentire il loro calore, il loro sudore, le urla, il bordello, le luci del palco. Gli sguardi con i miei collaboratori o con la band o il dj di turno sono cose che non è facile spiegare, sono cose da vivere. L'adrenalina di calcare un palco o la paura e la tensione poco prima di salirci sono delle vere e proprie droghe per lo spirito di un musicista. La quarantena d'altro canto mi ha aiutato a soffermarmi di più sui brani avendo molto tempo a disposizione vista la forzata permanenza a casa, perciò anche nella disgrazia ho cercato di sfruttare il tempo al meglio delle mie possibilità". 

Federica Monello

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