Cultura e spettacoli | 28 febbraio 2021, 09:27

Disincanto, disincanto delle mie brame, dimmi: chi è il più sveglio del reame?

Un inno a liberarsi dall'illusione, dall'incantamento, dall'incantesimo. Ben consapevoli che "volere" è solo l'inizio. I versi di oggi sono dello scrittore e cantante jazz, direttore del Premio InediTO, Valerio Vigliaturo

Riyani Lukita, "Perjalanan Dengan Anakku"

Riyani Lukita, "Perjalanan Dengan Anakku"

Chi di noi non ha mai fatto i conti con quella sensazione pruriginosa d'insofferenza e amarezza che ci investe come un treno, senza preavviso? E con il metaforico "schiaffo" morale che, spesso, coincide beffardo con il momento di maggior convinzione ed entusiasmo, nel bel mezzo del "fare"?

NESSUNO.

Della serie: "Sei carico, pronto e positivo? Ottimo, beccati questo!" ed ecco arrivare una bella cinquina (per fortuna, di nuovo metaforica).

Ognuno lo incontra a modo suo, il Disincanto, a suo tempo e più o meno intensamente.

C'è chi si accorge presto che propositi e realtà raramente camminano a braccetto: in adolescenza. Quando troppe domande e inarrestabili bisogni si affacciano alla vita senza riuscire a essere davvero soddisfatti. Ci si aggrappa così a illusioni, simbologie, idoli veri e propri, idee nel vano tentativo di seguire una direzione e nell'erronea convinzione di essere al comando sempre e comunque.

Altri sentono il peso della nuda e cruda Verità in età adulta, quando la progettualità che si erano immaginati cede in parte o del tutto il passo a concetti astratti eppure alla base dell'intero sistema societario; "bisogna adattarsi a ciò che offre il mercato", "questa è la situazione corrente", "non si può ignorare il momento storico nel quale ci troviamo"... vi dicono niente? Sagge constatazioni o recinti studiati ad hoc per bloccare sul nascere ogni dissenso? Della risposta poco importa, al momento. I dati di fatto dimostrano che sempre più uomini e donne si scontrano col Disincanto e finiscono K.O. Sia esso relativo all'impiego, alle relazioni umane o alle aspirazioni personali.

Schemi mentali che influenzano e piegano sogni lunghi una vita, allo scopo di omologare, incanalare flussi di energia, talento e denaro ai fini del profitto e dell'efficienza, con sempre meno spazio per le intenzioni e la diversità.

Insomma, a mancare non è il tempo ma la possibilità.

Pochi, pochissimi fortunati, invece, lo incontrano in tarda età, in dirittura di arrivo. Dopo essere riusciti a soddisfare tutto sommato le proprie aspettative (lavorative/familiari/artistiche) e aver liberato estro e potenzialità, si rendono conto che no, non è ancora abbastanza. Non è mai abbastanza! Che c'è ancora così tanto da fare, che non si sono mai dedicati a questo o a quello, che hanno sprecato anni in carriere ricche di soddisfazioni ma povere di pienezza. E, disillusi, devono accettare la Realtà per eccellenza: il tempo è tiranno e non aspetta nessuno. Nè si lascia comprare, qualsiasi sia la cifra offerta. Una forma più matura e malinconica di Disincanto, destinata a coloro che, anche volendo, non potranno cambiare le proprie sorti. Il famoso indirizzo dell'esistenza che con l'andare degli anni prende residenza nella carne e nello spirito, bloccandoli entrambi senza però riuscirne a zittire la voce.

Questa volta a mancare non è la possibilità ma il tempo.

È questa la conclusione? Disincanto fa rima con rassegnazione?

No, amici miei. Tutt'altro! Dovreste saperlo, ormai, che il gran finale arriva puntuale. Quando pensate la cosa si stia facendo drammatica, preparatevi alla grande rivelazione! Ovviamente scherzo, cari #poetrylovers, non rivelo un bel niente, se non il mio punto di vista, per sua natura fuori dagli schemi.

Riflettiamo per un istante, però: credete abbia senso (e siate onesti), dopo esserci noi stessi illusi, lamentarci della vita che senza troppi fronzoli ci disillude? Non dovrebbe essere suo compito mantenerci coi piedi per terra, SVEGLI, regalarci verità e concretezza? Realtà che possiamo toccare con mano invece che solo immaginare, pensare, idealizzare?

Ritrovare il lato possibile, effettivo, non mitiga (e pensateci bene) l'aspirazione e lo slancio all'irraggiungibile tipico dell'uomo? Che deve senz'altro essere lasciato libero di esprimersi e volare ma con la sicurezza di un paracadute dietro le spalle. Perché allora sì che sarebbe dolorosa la caduta e il Disincanto si trasformerebbe in Delusione. Due concetti imparentati ma non in primo grado. Medesimo discorso per Sogno e Illusione.

Immaginate il Disincanto come il lato più razionale di una persona. Non è forse vero che, in dose appropriata, esso permetta di mantenere coscienza di sé e del mondo circostante senza tuttavia perdere la capacità d'immaginare altrimenti, di sognare in grande? E se fosse il paracadute che la vita stessa ci offre, ogni giorno, per evitare ferite difficili da curare? Una specie di meccanismo di difesa dalla cugina Delusione?

Disincanto implica soltanto in parte l'essere scettici e sospettosi. Letteralmente e primariamente, vuole significare la libertà dall'illusione, dall'incantamento, dall'incantesimo della più grande bugia che ci è stata raccontata e cioè che tutto può succedere perché tutto possiamo fare, basta volerlo. Quando invece volerlo è solo l'inizio.

Non so voi, ma vivere nell'inganno non mi entusiasma troppo. Anche se di sognare non mi stanco mai!

Ve l'ho detto: è un equilibrio sottile, questo, un gioco alle dosi. Una ricetta in cui, probabilmente, alla voce Disincanto, comparirebbe la formula "Q.B.", quanto basta.

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Nonostante mi diverta un mondo questa cosa di far pendere l'ago della bilancia di qua e di là, svelando i due lati della medaglia che OGNI concetto possiede, preferisco di gran lunga lasciare spazio all'ospite di oggi: lo scrittore e cantante jazz, direttore del Premio InediTO - Colline di Torino, Valerio Vigliaturo.


"Un giorno racconteremo le ferite

ci saranno passi cadenzati

nessuno busserà alla porta

intanto portati avanti

destreggiati nel tuo cammino

I vicini hanno chiuso le saracinesche

al mattino il gallo dorme

il panettiere gioca a carte

e c'è una puttana di silicio

che usi e getti nel cestino

Nessuno lavorerà più

con un microchip cibernetico

e il sindacalista sessantottino

la smetterà di rubarti il destino

le macchine saranno schiave

un algoritmo ci seppellirà tutti quanti

nella litania degli ognissanti

Nella democrazia della conoscenza

riscalderemo la stessa semenza

saremo colti e informati

tutti tuttologi del sapere

critici d'arte e scrittori

Ma il poeta del mondo prega Dio

che tutto ciò non avvenga

lui si salverà, gli altri alla gogna

Jimi Hendrix si rivolterà nella tomba

o sarà clonato insieme a John Travolta

Arriveranno anche loro e diranno

vi distruggeremo o riprogrammeremo

perché vi abbiamo inventato noi

e la Terra sarà un'oasi felice

o brucerà come già è bruciata Troia

quando entrerà il cavallo

per le arterie e le sinapsi

sarà come l'eroina negli anni '80

un viaggio lisergico

per quelli della mia generazione

gli ultimi a tracannare

oro, incenso e mirra

facendosi ognuno una propria opinione

in questo bagno di ossessione"


Questo verso in particolare:


"... facendosi ognuno una propria opinione

in questo bagno di ossessione"


Vedete che le illusioni siamo noi stessi a crearle... forse?

Pensateci su.

Alla prossima

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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