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Cultura e spettacoli | 02 marzo 2021, 09:30

Da Torino a Sanremo, Willie Peyote omaggia "Boris" e racconta la cultura in Italia

Il rapper si esibirà nella serata di domani con "Mai dire mai (la locura)". Il 4 duetto con Samuele Bersani su "Giudizi universali"

Willie Peyote

Willie Peyote

Una fresca ventata di rap irriverente e dissacrante, direttamente sul palco del Teatro Ariston per lanciare un segnale d'allarme all'Italia intera, "un Paese di musichette mentre fuori c'è la morte". Così il torinese Willie Peyote si prepara al suo debutto sul palco del 71° Festival di Sanremo, al via questa sera. Il suo brano Mai dire mai (la locura) sarà presentato domani, nella seconda tornata dedicata ai rimanenti 13 dei 26 campioni in gara.  

Classe '85, all'anagrafe Guglielmo Bruno e laureato in Scienze Politiche, deve il suo nome d'arte all'unione tra il noto personaggio dei cartoons Willy il Coyote e il peyote, pianta allucinogena proveniente dall’America settentrionale. Figlio d'arte, da piccolo seguiva il padre musicista in tournée. Dopo aver attraversato il rock e il punk, ecco l'amore folgorante per il rap al liceo, che non l'ha più abbandonato.

Nei suoi testi canta l'impegno sociale, i diritti civili e l'italianità, bersaglio di una pungente ironia. Questo esordio sanremese avviene a dieci anni dal suo primo album da solita, Il manuale del giovane nichilista; due anni dopo è arrivato Non è il mio genere, il genere umano, ma è con Educazione Sabauda del 2015 che la carriera di Willie Peyote ha preso letteralmente il volo.

Proprio in quell’album è contenuto il brano Io non sono razzista ma…, che muove dure critiche alla xenofobia diffusa in tutta Italia (e alle frange politiche della destra). La sua carriera è quindi proseguita nel 2017 con Sindrome di Tôret, per arrivare alla collaborazione con i concittadini Subsonica, nel 2018, grazie al brano L’incubo.

Vanta anche le partecipazioni al Premio Tenco e all’antologia celebrativa di Fabrizio De André. Nel 2019 è uscito il suo quinto disco, Iodebragabile. Il 2020, invece, lo ha visto prima protagonista del singolo Algoritmo, con Don Joe e Shaggy, e poi del brano La depressione è un periodo dell’anno, che racconta le conseguenze psicologiche della pandemia.

Con Mai dire mai, a Sanremo Willie Peyote rende omaggio alla fortunatissima serie tv Boris, ricordando in particolare il monologo di Valerio Aprea sull'Italia del futuro, intendendo la locura come "la tradizione con una bella spruzzata di pazzia, il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes". Un grido di rabbia, dolore e sdegno, scritto in pieno lockdown. Nella serata dedicata ai duetti e alle cover, il 4 marzo, canterà invece Giudizi universali con Samuele Bersani.

Ecco il testo completo della canzone in gara.

Questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”
Ora che sanno che questo è il trend tutti ‘sti rapper c’hanno la band
Anche quando parlano l’autotune, tutti in costume come gli X-men
Gridi allo scandalo, sembrano Marilyn Manson nel 2020
Nuovi punk vecchi adolescenti, tingo i capelli e sto al passo coi tempi
C’è il coatto che parla alla pancia ma l’intellettuale è più snob
In base al tuo pubblico scegliti un bel personaggio, l’Italia è una grande sit-com
Sta roba che cinque anni fa era già vecchia ora sembra avanguardia e la chiamano It-pop
Le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai
Ora che sanno che questo è il trend tutti che vendono il culo a un brand
Tutti ‘sti bomber non fanno goal ma tanto ora conta se fanno il cash
Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli Exit poll?
Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile
Cosa ci vuole a decidere “tutta ‘sta roba c’ha rotto i coglioni?”
Questi piazzisti, impostori e cialtroni a me fanno schifo ‘sti cazzi i milioni
“le brutte intenzioni…” che succede? Mi sono sbagliato
Non ho capito in che modo twerkare vuol dire lottare contro il patriarcato
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
(Mai dire mai) non so se mi piego non so se mi spezzo
(Mai dire mai) non so se mi spiego, dipende dal prezzo
(Mai dire mai) lo chiami futuro ma è solo progresso
(Mai dire mai) sembra il Medioevo più smart e più fashion
(Mai dire mai) se è vero che il fine giustifica il mezzo
(Mai dire mai) non dico il buongusto ma almeno il buonsenso
(Mai dire mai) ho visto di meglio, ho fatto di peggio
(Mai dire mai) ecco, tu dì un’altra palla se riesco palleggio
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai
 

Manuela Marascio

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