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Economia e lavoro | 06 marzo 2021, 10:52

Commercio e turismo, Confesercenti: "In ciascuna azienda perdite per 120mila euro ma ristori per tremila"

L'agonia delle imprese piemontesi: nel 2021 diciottomila a rischio chiusura per 50mila addetti. Banchieri: "Ma il decreto-sostegni così non va"

Commercio e turismo, Confesercenti: "In ciascuna azienda perdite per 120mila euro ma ristori per tremila"

Una perdita media di 120mila euro (per un totale di oltre 5 miliardi) a fronte di poco più di tremila euro ricevuti come ristori: una differenza abissale che spiega lo stato di profonda prostrazione in cui si trovano le imprese piemontesi del commercio e del turismo a un anno dall’inizio della pandemia. C’è anche questo nel dossier elaborato dall’ufficio studi di Confesercenti a completamento dei dati diffusi nel giorni scorsi: in questa seconda parte ci si concentra soprattutto sulle previsioni, certamente non rosee.

Si tratta - dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti - di medie ed è necessario quindi approfondire i numeri dei singoli settori, perché non per tutti la situazione è così drammatica. Tuttavia, esse danno il senso dello tsunami che si è abbattuto sulle nostre imprese. Di fronte a ciò, la sensibilità delle istituzioni ci pare ancora gravemente insufficiente. Il governo - spiega Banchieri - si appresta a varare il ‘Dl Sostegni’. Un decreto atteso con ansia dalle imprese e che deve essere l’occasione per superare le criticità riscontrate nei precedenti ‘ristori’. La bozza attualmente circolante però, se confermata, rappresenterebbe un’ulteriore beffa per molte imprese. Sebbene sia positivo il superamento del codice Ateco come criterio di selezione delle imprese, troviamo inaccettabile il colpo di spugna sulle perdite subite dalle imprese nel 2020 e mai ristorate. Chiediamo che si corregga la linea: ci sono migliaia di imprese in attesa”.

Eppure i numeri sono chiari e si spiegano - prima di tutto - con una diminuzione dei consumi dei piemontesi di oltre 10 miliardi causata, in primo luogo, dalle restrizioni alle attività e al movimento delle persone attuate per contenere la diffusione del virus, dal lockdown alla classificazione per zone e fasce di rischio: in Piemonte per i soli pubblici esercizi sono stati 119 i giorni di chiusura totale.

Tra crisi prolungata e ristori drammaticamente insufficienti, le attività economiche sono ormai al limite, bisognose di una terapia intensiva fatta di sostegni ben più significativi e di una campagna vaccinale a tappeto che consenta il prima possibile di riprendere ritmi normali.

Se ciò non accadrà, sarà chiusura per molte attività. Nel 2021 potrebbe riguardare in Piemonte circa 18mila imprese nel commercio, nel turismo e nei servizi per circa 50mila addetti (fra titolari e dipendenti): alberghi e pubblici esercizi, altre attività turistiche, alcuni comparti del commercio al dettaglio, inclusi gli ambulanti, dell’ingrosso, le agenzie immobiliari, i servizi alla persona come parrucchieri, centri estetici, il comparto del tempo libero, intrattenimento e della cultura.

L'impatto della crisi potrebbe essere particolarmente forte per bar e ristoranti (-3500 a fine 2021) e del abbigliamento (-900), certamente due fra i settori più colpiti.

La ripresa dipende fortemente dalla normalizzazione della spesa delle famiglie e dall’entità delle restrizioni che verranno applicate alle attività economiche. Fondamentale, quindi, sarà l’esito della campagna vaccinale: se il rafforzamento annunciato dal nuovo esecutivo dovesse avere successo, il trend potrebbe essere invertito rapidamente. In particolare, secondo le stime elaborate da Confesercenti, sarebbero finalmente possibili stabili recuperi di attività: in Piemonte nel 2021, tra aprile e dicembre, potrebbero essere guadagnati oltre 1 miliardo e mezzo di Pil e circa 1 miliardo di consumi; nel 2020 si potrebbe arrivare a quasi 3 miliardi di Pil e a circa 2 di consumi.

redazione

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