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Cronaca | 17 marzo 2021, 16:02

Processo Last Banner, un testimone parla dei cori contro i napoletani: "Non erano razzisti ma rivolti a una tifoseria rivale"

Nuova udienza del procedimento che riguarda le pressioni dei gruppi ultrà sulla Juventus

la curva sud dello Stadium - foto di repertorio

Processo Lat Banner, un testimone parla dei cori contro i napoletani: "Non erano razzisti ma rivolti a una tifoseria rivale"

"Cori territoriali anti-napoletani? Ne abbiamo fatti noi come moltissime curve di tutta Italia. Ma l'avversione è contro la tifoseria, non contro la città di Napoli o il popolo napoletano. Credo che sia perché questa tifoseria si è sempre comportata in maniera poco corretta, con manifestazioni che non avevano molto a che vedere con la passione sportiva". Lo ha detto Luca P., 53 anni, testimoniando in tribunale alla ripresa del processo Last Banner contro alcuni esponenti dei gruppi ultrà della Juventus accusati di pressioni indebite contro la società bianconera.

Luca fa parte dei Drughi ed è un "lanciatore", nome che indica la figura che durante le partite lancia i cori della tifoseria. "Ma non ho mai ordinato cori razzisti o discriminatori", ha voluto sottolineare. Quando gli è stato chiesto conto di quello che durante una Juventus-Napoli nel 2018 costò la chiusura della curva, ha affermato che "sicuramente non parti' dal sottoscritto e nemmeno dal secondo anello: ne parlammo a lungo fra di noi e nessuno ricordava di averlo lanciato".

La pubblica accusa ritiene che iniziative come i cori vietati e lo sciopero dei canti fossero una forma di pressione verso la società, che all'inizio della stagione aveva revocato delle agevolazioni agli ultrà. La posizione di Luca P. fu archiviata al termine delle indagini preliminari.

redazione

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