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Cultura e spettacoli | 10 aprile 2021, 14:32

“Ora però sono stanco: ho voglia di lavorare e far capire la mia amarezza”

Giacomino Pinolo di Luserna San Giovanni racconta il momento difficile dei clown, fermi da più di 7 mesi

Giacomino Pinolo clown

Giacomino Pinolo

Ha affidato alla sua pagina Facebook nella giornata di giovedì 8 aprile, il suo primo sfogo: “Sono un artista clown e attore . Da più di 7 mesi non posso fare il mio lavoro. Come me tantissimi lavoratori dello spettacolo (e non solo). Non vi sembra un tantino vergognoso?”. Davide Rivoira, in arte Giacomino Pinolo, si è trattenuto finché ha potuto: “Per i clown è controproducente polemizzare e, fedele al mio ruolo, ho continuato a esprimere messaggi positivi dall’inizio della pandemia fino a pochi giorni fa. Ora però sono stanco: ho voglia di lavorare e far capire la mia amarezza”. La preoccupazione non è solo economica: “Io lavoro sulle emozioni, su quelle del pubblico ma prima di tutto sulle mie. Se si blocca l’emotività dentro un clown, poi è difficile tornare sulla giusta via”.

Trentottenne, Rivoira ha affinato l’arte della clownerie da quando aveva diciassette anni: “Sono responsabile di un servizio di estate ragazzi ma da anni ormai faccio l’attore e il clown in giro per l’Italia. E il lavoro è andato ad aumentare costantemente fino ad arrivare alle 150 date all’anno: d’inverno nei teatri e d’estate nei festival o alle feste private”. Il lavoro artistico ha permesso a Rivoiraa di crescere la sua famiglia: Giacomino Pinolo infatti è anche papà di tre bambini e le incognite economiche cominciano ad essere insostenibili: “Finora ho potuto contare su ciò che ho guadagnato la scorsa estate, quando infatti, con tutte le cautele necessarie, ho lavorato”.

Lo scorso anno, infatti, con la bella stagione, Giacomino Pinolo ha scatenato le risate nel pubblico del Teatro Blu di Buriasco che poteva contare su uno spazio aperto, ha portato la magia evanescente delle bolle di sapone del suo “Mezkla Magica” al festival Borgate dal Vivo, si è esibito per la Fondazione Amleto Bertone di Saluzzo e ha risposto all’invito di diversi rifugi di montagna. Le realtà che hanno potuto permettersi di proporre spettacoli dal vivo sono state poche: “I clienti più piccoli non sono in grado di far fronte a tutte le spese necessarie, quindi finisce che lavori sono per gli enti più grandi” sottolinea Rivoira.

La voglia di tornare a lavorare è molta e sembra pronto ad esplodere il desiderio di ricominciare a uscire, di svagarsi, e assistere agli spettacoli dal vivo: “In questo periodo sto già ricevendo diverse chiamate, molte più dello scorso anno, per spettacoli però che sono ancora in stand by. Sono sicuro che quando si tornerà alla normalità, potrò trovarmi a lavorare anche il triplo di ciò che ho fatto prima. Sento che il pubblico ha moltissima voglia di tornare a uscire di casa”.

Non basterà la riapertura dei teatri però per ridare respiro ai clown: “La stagione teatrale va da ottobre a maggio. Aprire i teatri ora non ci salverà, anzi può sembrare una presa in giro”. Rivoira auspica di trovare comunque nuovi modi per salire sul palco: “In attesa di un ritorno effettivo alla normalità, i teatri che dispongono di uno spazio esterno potrebbero cercare di sfruttarlo”. Nel frattempo, nel suo lavoro tutto è cambiato e dovrà mutare ancora: “Come fare lo spettacolo senza poter far toccare con mano i giochi di magia? Senza poter abbracciare i bambini? La gente è cambiata: sono aumentate le preoccupazioni. Il mio approccio col pubblico dovrà quindi adattarsi a questa nuova situazione”.

Potremo mai arrivare a ridere di ciò che ci è successo in questi anni? “Su certi aspetti, con rispetto e leggerezza, si potrà ridere. Non mi aspetto che tutti riusciranno a capirlo, ma sarà possibile – afferma Rivoira –. È un periodo drammatico, che fa piangere, ma alcune sue contraddizioni mi stanno già ispirando”.

Elisa Rollino

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