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Immortali | 19 aprile 2021, 07:30

E poi finalmente Toro

Forse timorosi di vedersi sfilare dalle mani il giochino che gli regala potere e denari da persone più avide di potere e denari di loro, i signori dell’UEFA si sono decisi ed hanno giocato d'anticipo

E poi finalmente Toro

Il cuore mi direbbe di scrivere di questa splendida rimonta, finalmente da TORO, scritto tutto maiuscolo, dopo tanto, troppo tempo di Torino FC. Tre goal, uno più vibrante dell'altro, che rappresentano la punta di un iceberg formato da 27 tiri di cui 11 nello specchio della porta. 

No, dico, 27 tiri il Torino FC di Giampaolo li ha fatti in tutto il campionato, il Toro di Nicola in una partita. Ma soprattutto, una intensità, un pathos, che non li vedevamo dalla notte del Real Madrid al Delle Alpi. Tanto che al terzo goal, quello di Rincon su splendido e generoso assist del Gallo Belotti, mi sono capovolto con la poltrona su cui ero seduto. Non sto dicendo tanto per dire. Ero veramente a gambe all'aria, che non sapevo più come fare per rialzarmi, ma tutto sommato non me ne fregava niente, di rialzarmi. Sarei rimasto così tutta la sera, tanta era la felicità. 

E invece il cervello, cinico e baro, come si suol dire, mi suggerisce che la vera grande notizia della giornata, quella che veramente ha un peso decisivo nel futuro del gioco più bello del mondo, quel gioco che abbiamo imparato ad amare fin da piccoli, e che tuttora amiamo a dispetto di tutti gli sforzi che i padroni del vapore hanno fatto per ridurlo ad una schifezza in cui contano solo i soldi e tutto il resto al diavolo, ci arriva dalla Svizzera, sede UEFA. 

Forse timorosi di vedersi sfilare dalle mani il giochino che gli regala potere e denari da persone più avide di potere e denari di loro, i signori dell’UEFA si sono decisi ed hanno giocato d'anticipo, con un tempismo ed una classe degne del miglior Maroso, ed hanno stroncato sul nascere le velleità di Superlega che si stavano concretizzando e di cui si vociferava che a breve sarebbe uscito l'atto di nascita. 

Con insospettabile coraggio, hanno preso carta intestata e penna, ed hanno messo nero su bianco il loro aut aut. O rientrate alla veloce nei ranghi, zitti e buoni, oppure partono a raffica pesanti sanzioni, sia verso i club ribelli che verso i calciatori che avranno l'ardire di tesserarsi per loro. 

Fuori dalle competizioni nazionali ed internazionali per club e via di dosso anche la tanto agognata maglia della Nazionale dei rispettivi paesi d'origine o d'adozione. 

Alla buonora, verrebbe da aggiungere. 

Di vaneggiamenti che facevano girare come pale di un ventilatore il povero barone De Coubertin nella sua tomba, se n'erano già sentiti a sufficienza. Consentire a pochi potenti di decidere chi fosse degno e chi no, di disputare questa specie di torneo ad inviti che sarebbe diventato la Superlega, era un insulto sanguinoso allo spirito sportivo, già abbastanza trascinato nel fango in questi ultimi decenni. Era ora di dire basta a squadroni il cui debito verso le banche era maggiore del loro ricchissimo palmares. Anzi, forse il palmares si poteva considerare figlio di questi dopatissimi bilanci, bonariamente tollerati da chi invece avrebbe dovuto impedirli o, nel peggiore dei casi, limitarli. 

Per fortuna, pare che le squadre tedesche e francesi, già titubanti di fronte a questa proposta indecente, abbiamo deciso per un quanto mai provvido dietro front. La speranza è che anche le altre, rendendosi conto dell’enormità che stavano per commettere, coda fra le gambe, le seguano. 

Se così sarà, e c'è da sperarlo, la UEFA non deve lasciar freddare il ferro e batterlo fino a correggere i difetti che hanno portato a ipotizzare questo obbrobrio sportivo, che con lo sport non aveva nulla a che fare. Dare regole certe, far partire tutti quanti dalla stessa linea di partenza, e poi si che può vincere il migliore, questa deve essere la unica e sola missione dei signori del pallone. 

Basta bilanci perennemente in rosso, abissi contabili in cui il calcio sprofonda senza speranza di riemergere, salvo indebitarsi ancor di più ed involverei senza fine. 

Il risultato sportivo non deve essere raggiunto a discapito di quello di un doveroso pareggio di bilancio, almeno sul lungo termine, considerando un investimento pianificato, spalmato su più esercizi, come un mezzo ammissibile purché poi si rientri dei debiti. 

E adesso mi metto comodo ed aspetto che Cairo, dopo aver letto, mi offra da bere, perché il pareggio di bilancio è da tempo un suo cavallo di battaglia, anche se lui di questo cavallo ne ha fatto un fine, non un mezzo. 

In medio stat virtus, come dicevano i latini, e noi vogliamo credere che sia applicabile anche al calcio, ancor più al nostro Torino FC, oggi finalmente Toro. 

Domenico Beccaria

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