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Cronaca | 29 aprile 2021, 18:12

Processo Last Banner, ultrà imputato: "Lo sciopero del tifo danneggiava noi"

Beppe Franzo ribalta le accuse: "Tutti i gruppi condividevano le ragioni della protesta, a nessuno era impedito niente"

indagati del processo Last Banner

Processo Last Banner, ultrà imputato: "Lo sciopero del tifo danneggiava noi"

"Lo sciopero del tifo? In realtà era una violenza contro di noi". Lo ha detto Beppe Franzo, 56 anni, tifoso della Juve, considerato uno degli imputati-chiave del processo Last Banner: la causa, ripresa oggi in tribunale a Torino, riguarda alcuni esponenti dei gruppi ultrà bianconeri con accuse (che nei casi più gravi arrivano all'estorsione) legate a presunte pressioni esercitate contro la società.

Franzo, che non è legato a nessun gruppo organizzato, era presidente di un'associazione chiamata 'Quelli di via Filadefia' e si occupava delle coreografie della curva, ha spiegato che nella vicenda, risalente al 2019, si ritrovò ad avere il ruolo di intermediario fra ultrà e società. Lo sciopero del tifo, diretto contro il caro-biglietti secondo gli ultras, era una iniziativa analoga ad altre che c'erano state in Italia o in Inghilterra. "L'adesione - ha detto - fu unitaria. Tutti i gruppi condividevano le ragioni della protesta anche se, naturalmente, le rispettive metodologie potevano cambiare: c'era chi, per esempio, esponeva gli striscioni al contrario. Magari i gruppi decidevano di non cantare o di non scandire slogan, ma tutti gli altri tifosi erano liberi di farlo. Certo, senza un 'lanciacori' a coordinare le persone, spesso le grida naufragavano nel nulla. Ma a nessuno veniva impedito niente".

Franzo, su richiesta del difensore, l'avvocato Ennio Galasso, ha parlato anche dei "momenti positivi" nel rapporto con Alberto Pairetto, lo Slo della Juventus. "Dopo una trasferta a Firenze mi chiamò per dirmi che la Questura di quella città aveva elogiato gli ultrà per i cori in favore di Astori (il capitano viola morto all'improvviso nel 2018)". Parole distensive, dopo alcune ruggini emerse in precedenti udienze.

redazione

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