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Scuola e formazione | 05 giugno 2021, 16:02

Da Torino, gli insegnanti delle elementari scrivono al ministro Bianchi: "Tagli del personale, ma i bambini non calano"

I docenti dell'Istituto comprensivo Padre Gemelli hanno voluto far sentire la loro preoccupazione anche ai vertici regionali e provinciali della scuola: "Costernati da una scelta immotivata"

aula con banchi scolastici

I tagli al personale scolastico agitano i docenti torinesi: alcuni di loro hanno scritto al Ministro dell'Istruzione

"Signor Ministro, siamo gli insegnanti dell'Istituto Comprensivo Padre Gemelli di Torino. Vorremmo sottoporre alla sua attenzione quanto sta accadendo nella nostra provincia relativamente all’attribuzione dell’organico nella scuola primaria, con particolare riferimento alla nostra scuola". Comincia così la lettera che alcuni docenti hanno deciso di inviare ai massimi rappresentanti della scuola a livello italiano (ma anche regionale e provinciale) per far sentire la propria voce e la propria preoccupazione su un tema come quello dei tagli al personale scolastico. Tagli, spiegano, che non corrispondono in alcuni casi a un'effettiva diminuzione della popolazione dei bambini e che quindi finiscono per creare solo disagi e problemi.

"Il giorno 20 maggio 2021, proprio in coincidenza con la firma del “Patto per la scuola al centro del Paese”, siamo stati informati del fatto che, nell’assegnare l’organico per il prossimo anno scolastico, l’USP ha soppresso due posti nell'organico di diritto della scuola primaria. La motivazione pare sia stata il calo demografico che interessa la fascia scolare del primo ciclo dell'istruzione. Il problema è che, nella nostra scuola, questo calo non si è registrato. Subiamo la contrazione dell'organico a parità di classi formatesi per il prossimo anno scolastico. Il nostro Istituto Comprensivo non è l'unico a vivere questa assurdità: nella sola Circoscrizione 5 di Torino, dove operiamo, sono quattro le scuole in cui la soppressione dei posti non coincide con il calo delle classi, anzi.. in alcuni casi le classi sono aumentate. Analogo problema si riscontra nelle scuole della provincia", scrivono gli insegnanti.

Molte segnalazioni e rimostranze sono state presentate all’USP di Torino e all’USR del Piemonte. Ma senza risultato: "Pertanto esprimiamo profonda indignazione e costernazione rispetto a una scelta immotivata, fortemente destabilizzante rispetto all'organizzazione complessiva della scuola primaria, deleteria per la qualità dell'offerta formativa e didattica e ci rivolgiamo a lei, riferendole quanto avevamo fatto presente all'Amministrazione locale e chiedendole la pazienza di leggere le seguenti nostre considerazioni, che si riferiscono al nostro piccolo contesto, ma che sono indicative di una realtà più ampia".

E spiegano: "il numero delle classi in entrata, sette, è pari a quello delle classi in uscita; non si chiede un incremento dei posti in organico, ma solo una conferma dei posti attualmente occupati". Inoltre "l'orario del personale mancante, dovrebbe essere compensato, così ci viene riferito, dalle compresenze ancora effettuate nelle classi funzionanti a 40 ore. Spiace constatare che nulla importa degli spezzoni orari che si verrebbero a determinare nelle classi, nulla importa degli incastri rocamboleschi e dello spezzettamento disciplinare fra molteplici docenti che si dovrebbero alternare sulle diverse classi; spiace ritrovarci oggi a dover elencare nuovamente tutte le motivazioni che, anni addietro, furono parzialmente accolte da chi allora operava all’Ufficio Scolastico Regionale e che portarono alla tutela, nella provincia torinese,  del cosiddetto “tempo pieno storico”: certo non esiste in alcuna normativa tale definizione, che volle allora rispettare le caratteristiche di una scuola che radica i suoi fondamenti nel pensiero pedagogico di De Bartolomeis e Ciari e che prevedeva due insegnanti su ogni classe. Spiace constatare che sia considerato irrilevante annullare le attività che svolgiamo in compresenza, debitamente documentate e programmate, secondo quanto previsto dal mai abrogato articolo 28 del CCNL del 2007: “Nell’ambito delle 22 ore d'insegnamento, la quota oraria eventualmente eccedente l'attività frontale e di assistenza alla mensa è destinata, previa programmazione, ad attività di arricchimento dell'offerta formativa e di recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in particolare provenienti da Paesi extracomunitari”.

E concludono: "Con amarezza, ammettiamo di aver ricevuto la notizia del taglio dell'organico come un vero schiaffo in pieno volto, per di più in un periodo caratterizzato da una pandemia di cui inizialmente nessuno di noi prevedeva la portata e le conseguenze, ma non siamo ancora rassegnati e pertanto chiediamo con forza che vengano restituiti i posti soppressi".

redazione

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