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OsservaTorino | 10 giugno 2021, 07:30

Urla di incoerenza

In base a che criterio un consiglio offerto, non imposto, alle donne che si recano all’Asl è intromissione intollerabile, mentre l’indottrinamento obbligatorio che il ddl Zan prevede sarebbe una pratica accettabile, anzi virtuosa?

Domenico Beccaria

Domenico Beccaria

A seguito di un provvedimento della Regione Piemonte di qualche tempo fa, tre associazioni pro vita, dal primo giugno di quest'anno è fino a dicembre, sono state autorizzate dall’Asl Città di Torino a svolgere attività di collaborazione nell'ambito dei servizi dell’Asl, all'interno di consultori e strutture sanitarie.  

Apriti cielo, levata di scudi automatica da parte delle associazioni abortiste, che vedono in questa opportunità in più per le donne che si rivolgono alle strutture sanitarie piemontesi per abortire, una violazione alla libertà di scelta delle donne che, secondo loro, subirebbero una indebita pressione psicologica di chi all’aborto è contrario.  

Non sto qui a dilungarmi in discussioni sulla opportunità o meno di abortire, trattandosi in ogni caso di una decisione sofferta che, in un verso o nell'altro segna pesantemente la vita della donna costretta a scegliere, e va quindi sempre rispettata, in qualsiasi direzione vada, perché è frutto di sofferta ponderazione, o almeno si spera, ma mi pongo invece una questione di carattere più generale, legata alla poca o nulla coerenza di chi oggi alza la voce contro questa presenza.  

Ma in base a che criterio e con che coerenza, sostenete che un consiglio offerto, non imposto, alle donne che si recano all’Asl, in un momento difficile della loro esistenza, in cui sono particolarmente indifese ed esposte alle pressioni esterne, che indirizzerà per sempre la loro vita futura, è una intromissione intollerabile, mentre l’indottrinamento obbligatorio, non facoltativo, che il ddl Zan a loro tanto caro prevede, verso bambini e bambine delle scuole elementari, anch'essi in un momento molto particolare delle loro esistenze, in cui sono particolarmente indifesi ed esposti alle pressioni esterne, quanto se non di più di una donna adulta che si reca in un consultorio, che indirizzerà i modo indelebile le loro vite future, sarebbe una pratica accettabile, anzi virtuosa?

Domenico Beccaria

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