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OsservaTorino | 08 luglio 2021, 07:26

Elogio della Fobia

Domenico Beccaria rivendica il diritto ad una tollerante e rispettosa fobia, senza offendere le peculiarità e senza calpestare i diritti di tutti gli altri

Domenico Beccaria e l'elogio della Fobia

Domenico Beccaria e l'elogio della Fobia

Ogni medaglia ha due facce, ed anche l'essere umano non sfugge a questa regola. 

In ognuno di noi, infatti, albergano due facce antitetiche ma che convivono proprio perché una è appoggiata alla schiena dell’atra, come gli antichi guerrieri facevano in battaglia, per coprirsi un l'altro le spalle dai nemici.  

Queste due facce, arrivano dai primordi della stori dell'uomo e gli antichi greci le chiamavano Filia e Fobia, attrazione e la repulsione, l'affetto e l'avversione, la simpatia e l’antipatia. Chiunque di noi le possiede, magari in misura e proporzioni diverse, ma anche il più tollerante di noi, ha le sue fobie, così come anche il più iracondo ha i suoi affetti, come tutti e chi vi dice che non è vero, mente sapendo di mentire. 

Quello che invece fa la differenza, è la capacità di ognuno di noi di imbrigliarle e renderle docili ai nostri comandi, gestibili al bisogno ed accettabili dal resto della comunità umana. 

Il problema infatti, si manifesta quando i sentimenti sfuggono al nostro controllo e diventano pericolosi, per noi e per chi ci sta intorno e se raramente l'eccesso di filia produce effetti visibilmente negativi, benché abbiamo esempi di persone che per eccesso di amore , soffocano i figli o i partner, riducendoli a vittime di questo abbraccio morboso ed a volte letale, per la fobia le cose cambiano, arrivando al concretizzarsi di comportamenti violenti e pericolosi nei confronti del prossimo in moltissimi dei casi.  

Ciononostante, pensare di sopprimere un sentimento umano per legge, è una pura utopia. Tuttalpiù, si può pensare di limitarne gli effetti negativi che potrebbero colpire le categorie oggetto della fobia che sta in noi, distinguendo tra chi vive questo sentimento di avversione limitando o escludendo i rapporti con la categoria verso cui prova avversione, senza perdere il rispetto verso questa categoria e senza teorizzare una supposta inferiorità di questa categoria rispetto a quella cui appartiene il fobico e chi invece assume dei componenti aggressivi e pericolosi.  

Giusto per fare un esempio, se io teorizzo la superiorità della “razza ariana” nei confronti degli africani, oltre ad incorrere in un errore scientifico, commetto anche un reato di istigazione all'odio razziale ed, in quanto razzista, sono giustamente perseguibile. Ma se io provo un avversione o un disagio nel frequentare africani, senza peraltro mancar loro di rispetto, senza teorizzare superiorità, senza mettere in atto alcuno degli odiosi comportamenti tipici di chi si sente superiore o migliore del suo prossimo, e lo tratta in maniera sprezzante, discriminatoria, offensiva, teorizzando “de facto” la sua inferiorità rispetto a lui ed ai suoi simili, agendo in modo tale da screditare, emarginare ed offendere questo qualcuno, minandone la libertà ed i diritti civili, ma limitandomi solamente ad evitare la sua compagnia, non faccio nulla di male.  

Mi spiego ancora meglio: se faccio parte di quella supposta “intellighenzia” di sinistra, che si sente la depositaria della verità e per questo superiore a tutti gli altri poveri bifolchi che popolano l’arena politica nazionale, se una libreria mette in esposizione il libro di Giorgia Meloni, mi limito a non comprarlo, perché non mi piace il politico e non mi interessano i suoi pensieri, non faccio nulla di male, ma se capovolgo il libro, facendo in modo che il volto di Giorgia appaia “appeso a testa in giù”, per usare un’espressione così cara a certa sinistra democratica e tollerante, dandone anche pubblica evidenza sui social, commetto reato di istigazione all'odio politico e dovrei essere perseguibile. 

Allo stesso modo, se Matteo Salvini viene a fare un comizio nella mia città, mi limito ad evitare di andarlo a sentire, perché non mi piace il politico e non mi interessano i suoi pensieri, non faccio nulla di male, ma se organizzo o partecipo ad una contro manifestazione di protesta, nel miglior stile delle tanto vituperate squadracce del ventennio col chiaro intento di disturbare o meglio ancora di impedire al mio nemico politico di parlare, commetto reato di aggressione ed istigazione alla violenza politica e dovrei essere perseguibile. 

Invece, per tornare alla realtà, qualsiasi espressione inferiore ad una pronta ed  entusiastica approvazione (peraltro così tipica di tutti i regimi totalitari) verso qualsiasi minoranza gradita alla sinistra, ma solo a quelle minoranze, che se sei un Uiguri o un Istriano scampato alle foibe titine sono cavoli tuoi, viene immediatamente etichettata con un aggettivo dispregiativo contenente il suffisso -fobia, che nella moderna società del pensiero unico dominante, impregnato di politicamente corretto ed ammantato di cultura della cancellazione (scusate se uso i termini italiani in vece di quelli inglesi, ma abbiamo una lingua così bella e ricca di vocaboli contenenti significati e sfumature) equivale ad un marchio a fuoco di infamia che ti esclude a vita dal nobile consesso umano, mentre se rifiuti di accogliere nel tuo ristorante Salvini e il suo seguito, che chiedevano solamente di consumare e pagare un pasto, diventi un eroe del socialismo e della libertà, un fulgido esempio di tolleranza e rispetto da tramandare ai posteri.  

E quindi, in barba a questi signori che hanno l'innata abilità a predicare bene ma a razzolare male, rivendico il mio diritto ad una tollerante e rispettosa fobia, senza offendere le peculiarità e senza calpestare i diritti di tutti gli altri esseri umani che popolano il mondo, nella certezza che anche loro vorranno essere così tolleranti e rispettosi da far lo stesso nei miei confronti.

Domenico Beccaria

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