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Attualità | 10 agosto 2021, 08:04

Milioni di italiani alle urne a ottobre: ci dite come gestirete le elezioni in tempo di pandemia?

La battaglia politica per le amministrative è già cominciata, ma nessuno parla della questione fondamentale: tra Green Pass, tamponi e possibili assembramenti, con che regole verrà garantita la libertà di voto per tutti?

Milioni di italiani alle urne a ottobre: ci dite come gestirete le elezioni in tempo di pandemia?

Le norme predisposte dalle istituzioni nazionali e sovranazionali con l’obiettivo di contenere gli effetti della pandemia fanno parte della nostra quotidianità di cittadini da ormai 17 mesi. Le ultime, quelle che hanno introdotto l’obbligo di disporre del Green Pass, sono le più “fresche” e decisive, perché vanno a disciplinare quelle che saranno le modalità della nostra esistenza pubblica nei prossimi mesi.

Al netto di determinate questioni (il Green Pass nei luoghi di lavoro, per esempio) ancora oggetto di dibattito, oggi come oggi un cittadino informato sa insomma cosa deve e dovrà fare e quali limiti e prescrizioni sarà chiamato a rispettare nel prossimo futuro.

Un ostinato “silenzio”, tuttavia, aleggia su un tema che dovrebbe richiamare invece un’attualità e un’urgenza preponderanti. Questo: come verrà gestita la convivenza con la pandemia in concomitanza con le elezioni amministrative, in programma in ben 1162 Comuni italiani i prossimi 3-4 ottobre (eventuali ballottaggi il 17 e 18 ottobre)?

In soldoni: servirà il Green Pass per accedere alle urne, poste notoriamente in luoghi chiusi e nella circostanza a rischio assembramento? E come un eventuale obbligo di questo tipo andrà a influire sulla libertà di voto e quindi sul risultato delle elezioni stesse?

A oggi, 8 agosto, quando mancano meno di sessanta giorni all’appuntamento elettorale, la questione non è nemmeno entrata davvero nella discussione pubblica. Solo un pugno di giornali, dichiaratamente aderenti a un determinato schieramento politico, si sono addentrati nell’argomento, ventilando la possibilità che l’esecutivo guidato da Mario Draghi fosse in procinto di estendere la necessità della Certificazione Verde anche per partecipare alla consultazione di popolo. La risposta di Palazzo Chigi è arrivata con una nota, ripresa da altri (pochi) organi di informazione: «Sono voci prive di fondamento».

Difficile pensare, però, che le comunicazioni ufficiali e ancora di più il dibattito - che in questi mesi si è scatenato praticamente su ogni aspetto della quotidianità riflesso dalle norme giuridiche di carattere straordinario legate alla pandemia - possano esaurirsi con una nota, per di più poco conosciuta, poco pubblicizzata. Perché in gioco ci sono elementi contrapposti di un peso specifico enorme: da una parte i pericoli legati alla pandemia, che non scompariranno magicamente nei giorni delle urne, dall’altra il diritto di voto e la libertà del suo esercizio.

Alcuni “problemi” si possono anticipare fin da ora e senza nemmeno troppo sforzo. Uno è questo. Dall’1 settembre il Green Pass sarà obbligatorio anche per usufruire dei mezzi di trasporto a lunga percorrenza, quelli che serviranno ai votanti fuori sede per recarsi nei Comuni di residenza.  Questo tipo di prescrizione costituirà o non costituirà, per esempio, una limitazione all’esercizio del diritto di voto?

Elezioni al tempo del Covid, in sintesi: perché le istituzioni, i partiti così impegnati in queste settimane nelle rispettive campagne elettorali e i mass media non hanno minimamente ancora toccato la cruciale questione? Cosa devono aspettarsi i cittadini in merito?

Redazione

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