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Eventi | 12 settembre 2021, 19:36

Popolizio one man show inaugura la stagione TPE: il suo "Furore" tra epica e poesia

Dal 13 al 15 settembre al Teatro Astra lo spettacolo tratto dal capolavoro di John Steinbeck

Popolizio one man show inaugura la stagione TPE: il suo "Furore" tra epica e poesia

La nuova Stagione TPE riparte con ampio anticipo rispetto alle precedenti, inaugurando già domani, lunedì 13 settembre, il cartellone settembre-dicembre con Massimo Popolizio in Furore, spettacolo tratto dall'omonimo romanzo di John Steinbeck. Una produzione Compagnia Umberto Orsini Teatro di Roma - Teatro Nazionale, che ha debuttato nel 2019.

Un one man show lirico ed epico, realista e visionario, in cui l’attore, partendo dalla rielaborazione drammaturgica di Emanuele Trevi - vincitore del Premio Strega 2021 - dà corpo e voce all'esodo dei braccianti sospinti in California dalle regioni centrali degli Stati Uniti negli anni della Grande Depressione in cui crisi agricola, economica e sociale attanagliavano il paese. Popolizio dispiega, solo in scena, un più che mai attuale racconto del fenomeno migratorio, amplificato dalle musiche e suggestioni sonore di Giovanni Lo Cascio

La genesi di quello che diventerà un capolavoro della narrativa americana risale all’estate del 1936 quando il San Francisco News commissiona all’autore una serie di articoli sulla condizione del proletariato rurale immigrato in California. Sono americani del Midwest, provenienti soprattutto dall’Oklaoma e dall’Arkansas, colpiti dalla crisi e costretti a fuggire dalle tempeste di sabbia della Dust Bowl e dalla conseguente siccità che aveva reso sterili quelle terre coltivate a cotone. Steinbeck sale su un furgone da panettiere e inizia il suo viaggio fra le vallate della California. Osserva le strade riempirsi di camioncini sgangherati, carichi di fantasmi vestiti di stracci e diretti alle piantagioni di uva, mele e cotone. Si imbatte in un'umanità prostrata, sfinita dal lavoro, umiliata. Riporta sui suoi taccuini gli scenari di una vita fragile e penosa trascorsa in baraccopoli di latta abitate da famiglie un tempo orgogliose ma scivolate nella povertà più amara e progressivamente pervase da un'apatia senza ritorno. 

Lo scrittore traccia così un negativo fotografico del mito della frontiera, dove all'epopea del pioniere si sostituisce il destino tragico di un popolo, senza terra e in continuo viaggio verso la speranza, verso l’ambita e sognata California. Uno spaccato umano eternamente immortalato anche dalle fotografie di Dorothea Lange e Walker Evans. 

Il risultato di quell’indagine sfocerà nel romanzo Furore. L’opera conoscerà un immediato successo di pubblico tanto che, a un anno dalla pubblicazione, nel 1939, varrà a Steinbeck il Premio Pulitzer e concorrerà, insieme alla successiva produzione letteraria dell’autore, alla conquista del Premio Nobel nel 1962. 

Manuela Marascio

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